Sebbene Glow sia pubblicizzata come una serie televisiva sul wrestling femminile, di wrestling lottato non se ne vede tantissimo. Questo perché gli autori hanno saggiamente voluto sfruttare nella prima stagione tutta una serie di passi di avvicinamento al wrestling che permettono alle future wrestler di avvicinarsi a questo mondo insieme allo spettatore meno avvezzo.

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Sia il regista Sam Sylvia che le ragazze che prenderanno parte allo show, hanno un’idea abbastanza vaga del pro wrestling. Sanno che è frutto di una sceneggiatura, ma non si rendono conto di alcuni concetti fondamentali che vanno via via comprendendo durante i 10 episodi che compongono la serie. Concetti che vengono snocciolati pian piano e che sono applicabili benissimo anche nel pro wrestling reale ed attuale.

1 – Il wrestling è semplicità. Inutile ideare complicate sceneggiature post-nucleari. Un personaggio deve funzionare in 30 secondi perché sarà più o meno quello il tempo che ci è dato per conoscerlo ed in questo ristretto lasso di tempo dobbiamo decidere se tiferemo per lui o per l’avversario.  In questo lo strampalato produttore di GLOW è molto più avanti del regista e delle stesse atlete. Lo stereotipo è un’arma importante. Lupo mannaro, donna lupo, è lo stesso. Indiano o arabo? A nessuno interessa la differenza. Per questo non deve stupire che nel 2017 il campione WWE indossi un turbante e si faccia largo su un lungo tappeto persiano.

2 – A volte la rincorsa della vittoria è più interessante della vittoria stessa. Concludere l’episodio pilota della serie con la vittoria dell’ero sarebbe stata la cosa più ovvia, ma è ancora più emozionante e coinvolgente una trama dove prima del trionfo ci sono sudore e lacrime. Per questo invece di dare in mano il titolo sempre agli stessi atleti, cercando di imporli come beniamini dei fan, sarebbe forse il caso di rendere più ostica la loro corsa al titolo, facendogli guadagnare pian piano il rispetto e la simpatia dei tifosi.

3– Un eroe è tale solo se c’è un rivale alla sua altezza. Alex Ryley spiega questo concetto alla co-protagonista, facendo riferimento al suo rivale più acerrimo, a cui ammette di dovere gran parte del suo successo. Anche questo concetto è applicabile al wrestling odierno. Lo stesso Alex Ryley era molto più convincente quando si scontrava con The Miz, piuttosto che durante le sue rivalità successive. La differenza in quel caso, forse, la faceva proprio l’avversario.

4 – Il wrestling è emancipazione. Sembra scontato dirlo nel 2017, ma negli anni 80 le donne erano ancora parte di una società fortemente patriarcale, dove spesso le loro carriere ed i loro sogni erano messi in secondo piano rispetto alle esigenze della famiglia. Questo è uno dei temi più importanti della serie. Le donne wrestler mettono da parte tanto, probabilmente più dei colleghi uomini, per realizzare il loro sogno e coltivare la loro carriera. La Woman Revolution della WWE arriva con qualche decennio di ritardo, ma già da anni in tutto il mondo ci sono atlete che a suon di grandi prestazioni si sono fatte rispettare dagli appassionati almeno quanto i colleghi uomini. Per mettere in piedi una divisione femminile paragonabile a quella maschile anche in WWE, probabilmente non serviva aspettare il 2017.

5- Il combattimento non è tutto.
Per arrivare a certi livelli non basta essere dei performer perfetti. Le ragazze di Glow sono ovviamente alle prime armi, ma il pubblico rimane comunque catturato dalle semplici storie che raccontano. Tutti vorremmo vedere match a 5 stelle tutte le sere, ma spesso non è semplicemente necessario.

6- Il personaggio è centrale.
La storia della determinata Ruth è emblematica: vuole essere dentro lo show, ha il talento recitativo, ha il look, ha l’atteggiamento giusto, ma non ha assolutamente idea di cosa fare nello show. Ecco perché, ad esempio, la cruiserweight division ha inizialmente faticato a decollare: è stato necessario che pian piano imparassimo a conoscere quei personaggi.

7 –  “Is this real? Who the f–k cares?”.
Una delle scene chiave della prima parte della stagione vede una lite tra le due protagoniste essere in qualche modo confusa per un’improvvisazione scenica. Lo stesso capita spesso ai fan del wrestling. A volte arrovellarsi troppo su cosa sia vero e cosa si falso in uno show di wrestling è deleterio e rovina la magia. Come ci insegnano le 14 ragazze di Glow, quello che conta è che il wrestling diverta chi lo guarda.

Giuseppe Calò
Webmaster di Zona Wrestling, quando non è sul ring lavora in un'agenzia di comunicazione di Palermo. Ama il calcio, le serie televisive e la sua adorata Ambra. Se il sito non funziona al 99% è colpa sua.
  • bestsincedayone

    assolutamente d’accordo con questi 7 punti, anche se questo lato dell’intrattenimento è stato un po’ troppo accentuato, nel senso che se guardi la serie non sapendo cos’è il wrestling, pensi davvero che i wrestler sul ring non si sfiorino nemmeno o si facciano minimamente male, ma vabbè, in fondo non è un documentario sul wrestling in sè ma si vuole più puntare sull’affermazione del wrestling femminile.
    inoltre, vorrei chiedere anche ad altri che hanno visto la serie: ma solo io non ho respirato l’atmosfera degli anni 80? mi spiego meglio: viene subito in mente il paragone con Stranger Things, ambientata anch’essa negli anni 80, ma lì tutto sapeva di anni 80, a partire dalla realizzazione, la colonna sonora e tutto il resto, qui invece se non fosse stato per qualche particolare, che so, il televisore a tubo catodico, non avrei mai detto che fosse ambientata negli anni 80 (escludendo ovviamente la conoscenza del fatto che la GLOW è esistita in quel periodo)… da questo punto di vista mi ha un po’ deluso come serie.

    • franklyn

      Le musiche sono una delle colonne sonore più palesemente anni 80′ che ho sentito. Si parla di ritorno al futuro; di Reagan; di attentati capitati in quel periodo; Hogan e Flair al top della forma; i capelli cotonati; il fitness e relativo vestiario; i russi che sono i nemici da battere. Ma così, citando le prime che mi vengono in mente.

      • giovy2jpitz

        Assolutamente.

  • Condivido, aggiungerei anche una frase dell’ultimo episodio. “pensi che sia un’idiozia ? Bene vai a casa, io resto qua”

  • Irish Tommy

    Punto numero 8: mi ha fatto scoprire Betty Gilpin.
    E niente, grazie Netflix.

  • Taigermen

    La serie è perfetta, racconta benissimo un’epoca e un progetto come la GLOW e il cast lo adoro.
    Ryan idolo, poche storie