I turn heel a volte funzionano, a volte no. La WWE rendendo gli Usos “ghetto” è riuscita a ridare il lustro appannato da colori sgargianti e facepaint? Più scontato di un triplete, di fatto, già vinto dalla Juve, ecco a voi l’editoriale odierno!

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La divisione tag team di Smackdown, un po’ come quella di RAW in effetti, ha un grosso, ingombrante difetto: il suo limitato spessore. Al pari di un’altra divisione, ossia quella femminile, la brand split ha, di fatto, frazionato un roster già di per se sottile non tanto nei numeri, quanto nella caratura dei singoli soggetti facenti parte dello stesso.

Prima della divisione dei roster, difatti, si era felicissimi per la divisione femminile (adeguata ad uno show di 3 ore ed a uno di 2) ed un po’ meno per quella di coppia, ritenuta già all’epoca come scarsamente interessante. Lo splittare una situazione definibile come sufficiente, ha di fatto creato delle deficienze raddoppiate, colmate solo in parte dal ritorno degli Hardys e sofferente anche di un po’ di malasorte, a causa degli infortuni di Kofi del New Day e dei Revival. In quel di RAW qualcosa si muove, con la creazione dei Prime Time Players 2.0, mentre a Smackdown sono stati presi dal bidone dell’umido addirittura Tyler Breeze e Fandango, proposti come improbabili primi sfidanti per i Campioni, gli Usos. Veniamo dunque a loro.

Gli Usos sono un tag team che ha dimostrato, nel corso degli anni, di avere numerose qualità: per metà decisamente spontanei al microfono (Jimmy, il marito di Naomi, è molto bravo, mentre Jey è a dir poco imbarazzante), sempre solidissimi sul quadrato e capaci, nel corso degli anni, di creare un contatto duraturo con il pubblico live. Il loro turn heel per certi versi l’ho gradito, per altri meno: bello il cambiamento di attire, dove il nero trasbordante dalle loro anime oscure ha coperto facepaint e colori arcobaleno, bello il cambiamento di stile sul quadrato, meno appariscente e molto più da brawler, bello il cambiamento delle espressioni, dove i sorrisi hanno lasciato il posto ad un ghigno sadico che sa di brutte intenzioni. Eppure qualcosa non è andata proprio per il verso giusto.

Il loro turn sbatte, talvolta, con una dicotomica esigenza, forse inconscia e non cercata, di far trasparire la loro gradevolissima personalità. Che sia a talking smack (dove, di fatto, non hanno mai interpretato il ruolo di cattivo in senso stretto, opportunità ampiamente sfruttata da Kevin Owens, Alexa Bliss, Corbin e The Miz per menzionarne alcuni) oppure anche talvolta a Smackdown, gli Usos risultano essere simpatici, spigliati, “amiconi”, volti perennemente verso l’intrattenimento del pubblico. Un heel, a mio avviso, trova spesso nella coerenza delle sue azioni e dei suoi comportamenti l’arma vincente per affermarsi: non sapere quale versione del cattivo di turno potrebbe capitare allo spettatore crea confusione, e soprattutto crea poca aspettativa. In questi termini, il turn degli Usos è stato un mezzo fallimento: cambiare i manierismi va bene ma non basta, ciò che occorre per affermarsi, cosa diversa dall’esser proposti, come heel è la decisione profonda di voler andare fino in fondo con il proprio mantello nero.

La faida che vedrà coinvolti gli Usos con i Breezango è, ovviamente, una parentesi usa e getta, un momento transitorio prima dell’atteso ritorno del New Day. Perché, ovviamente, è impensabile che il ritorno del miglior tag team del 2016 sia qualcosa di diverso di un assalto alle cinture dello show blu, ed è altrettanto impensabile che la faida tra i samoani ed i ministri della positività sia risolta in un semplice mesetto di storyline. Anche in questo caso, tuttavia, credo che l’inevitabile tendenza del New Day a creare faide improntate su umorismo, vignette e battutine potrebbe fallire nell’intento di far emergere la pericolosità da strada che gli Usos intendono proiettare con i loro personaggi, creando un’ulteriore parentesi di incompletezza del turn oggetto di questo editoriale.

La soluzione, ovviamente, potrebbe essere trovata in modo nemmeno troppo difficoltoso. Via i promo in rima, via le ospitate amichevoli in quel di talking smack. Spazio ad attacchi alle spalle, jobber match stiff, vignette “violente”, allontanamento on screen tra Naomi (uno dei babyface più babyface dello spazio-tempo) e Jimmy, in modo da rompere l’inevitabile associazione mentale tra questi due personaggi: in questo modo, gli Usos potrebbero divenire ciò ce dovrebbero essere, ossia un tag team temibile, spigoloso, cattivo ed efficace.

Sono curioso di sentire la vostra in tal senso: la gestione un po’ a singhiozzo di questi personaggi è qualcosa che infastidisce solo chi vi scrive, oppure è qualcosa di tollerabilissimo od addirittura funzionale per il successo di questo tag team?

Danilo

Danilo
Atarassico, eclettico, nuotatore tendenzialmente pigro, amante dei fagioli con le cipolle, delle serie tv, dei manga e delle botte di Natale. Lavora anche, ma solo nel tempo libero.