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Muori per noi, Edge, dai.

La puntata di Raw dell'11 aprile del 2011 è stata, per moltissimi fan (ivi incluso il sottoscritto), una puntata decisamente diversa dalle altre, Edge, confermatosi World Heavyweight Champion la settimana prima a Wrestlemania, viene fuori con un annuncio shock: si ritira.

Tutti pensiamo ad un work, ad una storyline, tutti ci aspettiamo che venga fuori Alberto Del Rio (suo rivale del momento) o chiunque altro per darcene conferma, ma i minuti passano e non accade, ed è lì che realizziamo che è tutto vero, che le lacrime ed i discorsi appassionati sono reali; la Rated R Superstar molla il colpo, colpevole una stenosi cervicale spinale regalatagli dal suo infortunio al collo e da anni ed anni di match e vita on the road.

Senza stare qui ad annoiarvi coi dettagli clinici della malattia, la prognosi è chiara, continuare a lottare significherebbe per lui il rischio di paralisi o addirittura morte; lacrime, amarezza e desolazione, immediata introduzione nella hall of Fame e tutto chiaro per tutti, no?

Evidentemente no, dato che, da quando si è sottoposto ad una necessaria operazione chirurgica, svariati fan continuano a tartassarlo su Twitter chiedendogli se, come e quando tornerà su di un ring.

Allora, i fan, soprattutto quelli americani, sono notoriamente stupidi e lo sappiamo, ma ci sono un po' di cose in tutto ciò che davvero non mi tornano:

 

A) Quale parte del “lottare anche solo un match potrebbe costarmi la sedia a rotelle o, addirittura, la morte” non è perfettamente chiara? Cosa dovrebbe essere, una macchina dedicata solo al vostro piacere, a cui basta cambiare un paio di pezzi rotti? Oppure pensate che come un novello Gesù, o gladiatore d'altri tempi, debba sacrificarsi per voi? Non avete piacere nel ricordarlo al suo apice, piuttosto che vedere un uomo in evidente difficoltà e con la mobilità ridotta?

 

A voler proprio accontentare questa gente potrebbe pensare di ritagliarsi un ruolo da Manager, ruolo in cui, probabilmente, starebbe anche benissimo, ma qui si pone il punto:

 

B) In circa 15 anni di onorata carriera, non vi ha dato abbastanza? E non vi passa proprio per l'anticamera del cervello che, magari, potrebbe anche averne piene le uova di vivere perennemente on the road, a maggior ragione se pieno di acciacchi e dolori?

 

Il buon Adam Copeland, in questo momento, sta, a sacrosanta ragione, pensando ad una nuova carriera, si è lanciato nel mondo dello spettacolo e sta cercando di ritagliarsi un ruolo da attore, con risultati fin qui anche discreti (è presenza fissa nella seconda stagione della serie TV Haven, ad esempio), per cui mettiamoci l'anima in pace, non tornerà in pianta stabile, ne va della sua salute tra le varie cose secondarie, ma al massimo per comparsate da una notte, a sorpresa, per incendiarci ancora un po', per ricordarci chi è e chi è stato e, personalmente, tanto basta.

 

Sia chiaro, io vi capisco pure, ad Edge gli ho voluto bene, per davvero, a tutti ha lasciato l'amaro in bocca il suo prematuro e forzato ritiro, più di quanto possa averne lasciato quello di Ric Flair o di Shawn Michaels (leggenda se ce n'è una) o di quanto ce ne lascerà quello di The Undertaker fra, presumo, un paio d'anni, perché era nel pieno della sua carriera, perché come top name WWE aveva ancora tanto da darci, perché non era mai banale o prevedibile, perché sapeva intrettenere e stare su di un ring, perché interpretava benissimo il ruolo di face e da maestro quello di heel.

 

Ma la realtà dei fatti è che la storia è andata così, con la salute non si scherza ed i fan rispettosi ed un pelo più svegli, sono certo l'abbiano capito; da parte mia va ad Adam tutta la simpatia del mondo, non deve essere semplice, in quelle condizioni, doversi svegliare ogni mattina e fare fronte ad una massa di beoti così.

Solidarietà, compagno, solidarietà.

 

Gabriele “The Pit” La Torre

@omnisinner

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