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Lettori di Zona Wrestling, se scorgendo il titolo di questo articolo, avete cliccato su di esso sperando di trovarvi di fronte ad un'apologia dell'ennesimo underdog di turno, cioè di quel lottatore che, ciclicamente, viene fatto assurgere ad idolo e simbolo di protesta contro la WWE da parte dell'appassionato medio il quale, nonostante i svariati tentativi di boicottaggio da lui stesso ripetutamente proposti, si ostina a guardare un prodotto che dichiara più e più volte di schifare, forse è il caso che torniate indietro e leggiate qualcos'altro.

Il protagonista di questo pezzo, infatti, è un lottatore che, secondo la maggior parte degli appassionati, ha raccolto molto più di quanto meritasse ma che, in realtà, a dirla tutta, è stato ingiustamente sottovalutato: John Cena. Ebbene sì, avete letto benissimo: John Cena, il volto della compagnia da oltre un decennio, il quale ha fatto incetta di titoli e prestigiosi riconoscimenti all'interno della più importante franchigia di wrestling esistente e che è conosciuto in tutto il mondo, anche da chi ha soltanto sentito parlare della nostra disciplina preferita.

Ora, mi rendo conto che leggere nella stessa frase il nome “John Cena” e l'aggettivo “sottovalutato” possa apparire ai più come un ossimoro; sicuramente, non sono stati i dirigenti della federazione di Stamford a sottovalutare il potenziale del wrestler di West Newbury al quale, anzi, sono state consegnate le chiavi della proverbiale città senza remora alcuna circa dieci anni fa.

La domanda, dunque, sorge spontanea: sottovalutato da chi?

La risposta è molto semplice: dal pubblico, o meglio, da quella sua grossa fetta composta dai presunti “smart”, quelli che credono di aver capito tutto del business (e che, puntualmente, vengono colpiti dalle sempre più frequenti frecciate di Triple H, vedasi la penultima puntata di Raw), i quali da anni fischiano il 15 volte Campione del mondo, che riempono le arene a suon di “Cena Sucks! “ nelle arene e che, di fatto, hanno sviluppato un tale astio verso il simbolo di un'intera generazione di wrestler al punto tale da aver perso di vista quelle che sono le qualità che hanno consentito a questo ragazzone del Massachusets di raggiungere la vetta della WWE e di non scendere più da lì.

E' vero che l'eccessiva fedeltà ai tre valori Hustle, Loyalty and Respect possa scadere nel banale, che le fin troppe numerose vittorie riportate a seguito di incontri nei quali ha, per lo più, subito l'offensiva dell'avversario, salvo poi miracolosamente riprendere in mano la situazione, abbiano finito per stancare anche lo spettatore più paziente e che, alla lunga, la figura di SuperCena, da oltre dieci anni a questa parte vincente contro tutto e tutti, abbia spinto il pubblico a chiedere per una svolta.

Tuttavia, nulla di tutto ciò può in alcun modo offuscare le innegabili qualità di John Cena, un wrestler che, sul ring, è una garanzia da oltre 10 anni e che, quanto ad abilità oratorie, non teme confronto alcuno e che, più in generale, è stato in grado di imporsi come fenomeno su scala globale come pochissimi lottatori prima di lui, ad esempio Hulk Hogan, erano riusciti a fare.

Più di ogni altra cosa, però, John Cena è sinonimo di professionista e professionale, il proverbiale dipendente che si reca sul posto di lavoro per primo e che va via per ultimo, quel dipendente che qualunque datore di lavoro vorrebbe avere nel proprio organico. D'altronde, John Cena non ha mai guardato alla WWE come ad un trampolino di lancio per raggiungere altri lidi (vero, Dwayne “The Rock” Johnson?), e non hai mai abbandonato la baracca, prendendosi delle pause soltanto a causa di infortuni o problemi veramente gravi (come nel 2008 e nel 2013) dalle quali, in ogni caso, è tornato in tempi molto rapidi, attaccamento al proprio lavoro che pochi altri possono vantare in questo (e non solo) contesto, a metà tra lo sport e lo spettacolo.

Ebbene, queste indiscutibili qualità non bastano a John Cena per evitare i fischi degli “smart”; è, quindi, il caso di entrare nel merito delle principali critiche che costoro muovono a John Cena, partendo dalle famigerate “5 moves of doom”. In realtà, questa è una menzogna bella e buona; sappiamo tutti come il parco mosse di ogni singolo lottatore WWE sia il frutto di un preciso accordo tra questi e la federazione che, al fine di limitare il più possibile il rischio di infortuni gravi, circoscrive quelle che sono le potenzialità offensive dei performer. Si tratta di un passaggio obbligato per ogni singolo talento sotto contratto con la WWE, non solo per John Cena il quale, peraltro, ha più volte smentito questo luogo comune e che, anzi, ha spesso tirato fuori dal cilindro qualche sorpresa; basta guardare qualunque suo incontro per accorgersene. Mentre batto queste righe, sento già le dita di qualche utente che si accinge a scrivere:“ ma nn sA fAre neanche l'hurr1canrana!11!!!!111”. Innanzitutto, mi sembra il caso di ricordare che stiamo parlando pur sempre di un peso massimo che sfiora i 120 chili di peso, che non è scontato che sappia fare una mossa di questo tipo; inoltre, storicamente, le high-flying moves non bastano da sole a fare di un lottatore una stella. A questo proposito, che io sappia, Ric Flair non dispensava hurricanrana e 450 splash, eppure egli è uno dei migliori performer che sia mai salito sul quadrato, secondo alcuni IL migliore; perché? Perché egli eccelleva nello storytelling, nella capacità di raccontare una storia sul ring non con le parole, ma con le mosse, con le espressioni del viso e con il linguaggio del corpo; una qualità che, certamente, non manca a John Cena il quale in più di un'occasione, sotto questo profilo, ha regalato grandi incontri, non per forza vinti; basti pensare all'I Quit match contro JBL a Judgement Day 2005, il Last Man standing contro Umaga al PPV Royal Rumble 2007, il famoso match con Shawn Michaels durante la puntata di Raw a Londra prima di Backlash 2007, quello contro CM Punk a Money In The Bank 2011, il match con The Rock a Wrestlemania 28 e, infine, il massacro dello scorso Summerslam contro Brock Lesnar, tutti match che smentiscono non solo le “5 moves of doom”, ma anche gli ingenerosi “You Can't Wrestle” piovuti giù dagli spalti nel corso degli anni.

Un'altra critica è la presunta piattezza del personaggio; vero, la fedeltà di John Cena ai tre cardini morali finisce per risultare, quantomeno, stucchevole; tuttavia, non ricordo alcun promo banale del lottatore di West Newbury, partendo dai divertenti segmenti rap di inizio carriera per arrivare ai più recenti, fra i quali, oltre a quelli della rivalità contro CM Punk, secondo il sottoscritto, spiccano quelli durante la faida con The Rock nei quali ha dimostrato più che altrove di non essere secondo a nessuno al microfono, oltre ad aver ribadito con essi la sopraccitata passione per questa disciplina che il rivale, invece, non sembra condividere, non più almeno (memorabile, a mio parere, quel promo in cui pronunciò la frase: “Finally The Rock has come home and he is never leaving again; and then he left, again”).

Altra storica carta giocata dagli haters di Cena è quella secondo cui, se Brock Lesnar non avesse lasciato la WWE, John Cena non ne sarebbe mai diventato il volto; la verità, però, è che, con i se e con i ma, la storia non si fa; ovviamente, non avremo mai la controprova di ciò che sarebbe successo. Ciononostante, stiamo parlando di un lottatore che, al proprio debutto, ha saputo disputare un grande match contro Kurt Angle, mostrandosi fin da subito all'altezza del ben più quotato avversario e che, tornato nel backstage, ha ricevuto on-screen i complimenti di Undertaker, un onore che raramente la WWE avrebbe concesso senza l'intenzione di puntare su John Cena negli anni a venire, a prescindere dal fatto che sarebbe divenuto o meno la colonna portante della compagnia. Il vero problema, semmai, come si discuteva l'altro giorno con alcuni ragazzi della newsboard (nella fattispecie, Simone e Vittorio che, peraltro, ringrazio per avermi fornito ulteriori input per scrivere questo pezzo) sarà quello di trovare un erede che sappia coniugare abilità dentro e fuori dal ring proprio come ha saputo fare John Cena, un compito decisamente arduo.

A questo punto, scomponendo la dicotomia che da anni divide le arene in cui si esibisce la WWE: Let's go Cena? Non per forza; a tal proposito, uno dei principali “errori” della WWE è stato quello di volere imporre il lottatore di West Newbury come unico idolo; se, da un lato, ciò ha reso John Cena una macchina da soldi che ha fatto guadagnare milioni di dollari alla compagnia, dall'altro lato è ciò che ha spinto molti appassionati a non sopportarlo, se non ad odiarlo. Per inciso, anticipando i commenti del tipo “al rogo, 6 1 bLinDmarK di Cena !!1111!”, chi mi conosce sa benissimo che, in cima alla classifica dei miei lottatori preferiti non ci sia John Cena ma CM Punk e Christian, due nomi che non si può certo dire abbiano raccolto quanto seminato, talvolta proprio a cause dell'essere stati coinvolti in rivalità contro John Cena. Tale circostanza, però, non mi offusca la vista al punto tale da negare di riconoscere le grandi un'icona del nostro tempo che resterà il punto di riferimento della disciplina per molti anni a venire. Per cui, quanto all'altra parte della dicotomia: Cena Sucks? No, decisamente no.

ChristiaNexus
Cercatore di notizie nonché, occasionalmente, editorialista, reporter e co-fondatore e co-curatore della rubrica "La Theme Song del giorno". Appassionato di wrestling di lunga data che odia l'ipocrisia e l'apriorismo sterile. Il suo compito è portare avanti l'opera di salvezza intellettuale avviata da Damien Sandow, ora noto come Aron Rex, a costo di passare per grammar nazi. Segue, in un'ottica dialettico-inclusiva, tante federazioni, dalla WWE alla PWG, passando per TNA, ROH, NJPW, NOAH e Lucha Underground. Il Nexus, Christian, CM Punk, Daniel Bryan, Seth Rollins, Bray Wyatt, Undertaker, The Brian Kendrick e, ovviamente, Damien Sandow, ora noto come Aron Rex, sono tra i suoi lottatori preferiti, senza dimenticare AJ Styles, Chris Hero, "Broken" Matt Hardy, il Bullet Club, i War Machine, Pentagon Jr, Minoru Suzuki, Satoshi Kojima, Tomohiro Ishii e Togi Makabe.