Payback 2014 fu l'ultimo ppv in cui lo Shield si esibì come team, come il trio più dominante della federazione. Domenica prossima torneremo dal punto di partenza ma questa volta Roman Reigns, Seth Rollins e Dean Ambrose saranno avversari.

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E' passato quasi un anno quando le strade dei tre wrestler si sono separate e se per due di loro l'ascesa al vertice è stata una formalità, per Ambrose è stato come fare un giro sulle montagne russe, continui sali e scendi. Nonostante il regno infinito come US Champion, la WWE ci ha inequivocabilmente fatto capire la "collocazione" riservata a Dean lasciandolo all'interno di una sorta di purgatorio in attesa di quel push tanto sperato dai suoi più grandi estimatori…e mai arrivato.

Il 29enne di Cincinnati ha le giuste capacità per affermarsi nei piani alti anche come singolo?
Una volta che lo Shield si è disgregato, l'ex campione statunitense appariva come l'uomo maggiormente pronto a spiccare il volo. L'abilità al microfono e la personalità mostrata una volta che la telecamera lo inquadrava, non lasciavano dubbi. Rollins era il funambolo del gruppo, il wrestler spericolato, Reigns era il problem solver, mentre la scheggia impazzita del trio era il più completo. Un character apparentemente senza grandi difetti con buone probabilità di successo. Mentre i suoi due compari lottavano in coppia per difendere i titoli di categoria, Dean si esibiva in singles match. Era già in grado di camminare da solo senza alcun aiuto.
Fatti che dimostrano quanto di buono fu evidenziato nel periodo dello Shield potendo vantare un curriculum più che soddisfacente, eppure qualcosa è cambiato. Se Rollins è odiato, se Reigns divide le folle, Ambrose mette d'accordo tutti e quando entra in scena, ogni singola persona viaggia nella stessa direzione, ma essere un “babyface” non è sufficiente. Le faide con Bray Wyatt, Luke Harper e le numerose sconfitte nei ppv, ci fanno intendere che Ambrose non è materiale da titolo del mondo. Allo stato attuale, la nostra cara superstar, può essere identificata come il nuovo Mick Foley. Un paragone che suona bene e che può aprire le strade per un futuro di qualità.

Il buon Mick era l'instabile per eccellenza.
Lottava come un leone e le cicatrici che ha nel corpo sono più che una semplice testimonianza. Lo si poteva ammirare mentre precipitava da una gabbia, mentre veniva preso a sediate, mentre veniva lanciato all'interno di un bidone come spazzatura, ma nulla poteva scalfire il valore dell'atleta Mai scontato e ripetitivo, interessante nelle interviste e sorprendente negli atteggiamenti dentro e fuori dal ring. Ogni qual volta è coinvolto, bisogna essere pronti ad aspettarsi l'inaspettabile. Un autentica attrazione, proprio ciò che oggi è Ambrose.
Non è rilevante se viene sconfitto o se esce vittorioso, non importa se riesce a conquistare un titolo o se lo perde solo dopo poche difese. Ogni particolare inerente ai numeri passa in secondo piano. Ciò che conta è la strategia messa in atto nella rivalità contro Rollins, i mind games e l'aspetto psicologico tenuto nei confronti di Bray Wyatt, la spensieratezza durante le battaglie con Harper. La WWE non sembra essere interessata a proporci un Ambrose come WWE Champion, per questo ruolo ci sono altri pretendenti. La WWE ha invece intenzione di darci un Ambrose che sguazza allegramente nel suo mondo rompendo ogni schema, infrangendo qualsiasi regola, dando sfoggio alle proprie virtù.

Probabilmente sono in tanti a pensare che Dean sia sottovalutato e mal utilizzato, considerando il termine push come una totale utopia. Allo stesso tempo si pensa che la sua presenza nel fatal four way valido per il WWE World Heavyweight Title a Payback è soltanto una comoda via d'uscita, l'uomo destinato a subire lo schienamento vincente. Sapere cosa realmente accadrà da qui al pay per view è impossibile ma commettere degli errori di valutazione è fin troppo semplice. HHH e soci hanno bene a mente quanto funzionale sia Ambrose e quanto possa risultare determinante. L'atleta ha inoltre varie sfaccettature e questo gli permette di essere credibile e idoneo in diversi ruoli. Non tutti i wrestler possono cavalcare la stessa onda, c'è chi è inquadrato ed etichettato per un certo fine e chi per altri. Oltre al titolo del mondo c'è di più (direbbero Sabrina Salerno e Jo Squillo) e se Mick Foley ha per anni surfato divertendosi e facendo divertire, nulla può vietare ad Ambrose di fare lo stesso, lasciando ugualmente acceso quello spiraglio che porta verso Stone Cold Steve Austin. Tra i due ci sono delle somiglianze e chissà che non possa essere lui il prossimo volto della federazione.