Tyler Bate, a sorpresa, è il primo campione del titolo UK della WWE. Pete Dunne termina il UK Tournament da assoluto protagonista. Neville si appresta a diventare il Re della categoria Cruiserweight. Sheamus campione di coppia a Raw, Finn Balor ex campione Universal e pronto al rientro. La ICW scozzese finisce sul WWE Network: la colonizzazione della monopolio McMahon è iniziato.

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Si tratta di una colonizzazione gentile, piena di dollari e di buoni propositi. È indubbio come la WWE possa sfruttare la propria posizione per smuovere anche gli animi più conservatori della scena britannica: questo è il senso del UK Tournament, dove Triple H ha certamente evitato di avere un plotone di atleti fortissimi, in modo da garantire delle gerarchie di poter lavorare in futuro su quelli usciti ai primi due turni. Non conta dunque avere Sabre o Havoc, Ospreay o Brown, Ligero o Renfrew, BT Gunn o Jester. Hanno avuto le rispostedi cui avevano bisogno: pienone per due serate, grande pubblicità ovunque, buon appoggio di tutto in panorama britannico ed una buona riuscita dei match (soprattutto la seconda sera). Tutti si aspettavano la vittoria Pete Dunne, vincitore morale del torneo e ad oggi il nome forte della scena europea. Non conta il titolo Progress in possesso, contano le prestazioni e il personaggio, la capacità di andare testa a testa con William Regal con quello sguardo da canaglia di chi sa benissimo quel che fa e perché lo fa. Ha voluto in qualche modo limitare la concorrenza con la cattiveria ma il piccolo e giovane Bate ha saputo bruciarlo sul più bello. Ed attenzione: Bate non è un pivellino. È un ragazzo che ha già vinto parecchio in Gran Bretagna, che ha ben figurato in Chikara e che può essere un discreto campione di apertura in WWE. La vittoria ha garantito quel lieto fine che difficilmente avremmo visto nelle promotion europee ma che in WWE funziona sempre. Dietro han ben figurato Jordan Devlin, Mark Andrews e Wolfgang, segno che un po’ di materiale è ben presente per il futuro.

I britannici stanno prendendo spazio ovunque, negli show WWE. È sintomatico il caso di Neville, passato da assoluto fenomeno ad NXT a jobber a Raw. Ora con la presenza della categoria Cruiser sta riuscendo a trovare gli stimoli giusti per imporsi, con un personaggio da heel che sembra gli sia cucito addosso. Davanti ha una schiera di talenti coi quali tira fuori il meglio ma non ha certo a suo favore il booking team: Neville cresce, ma la categoria pesi leggeri è trattata come tappabuchi e questo non gli dà il giusto riconoscimento dopo un ritorno strombazzato. Probabile venga dirottato, prima o poi, anche nel girone dei conterranei. Non è un caso che abbia partecipato in un match extra torneo domenica scorsa battendo addirittura Tommy End, che britannico non è ma ormai risulta un inglese ad honorem. Ci si augura arrivi presto a NXT e possa prendere a calci chiunque.

Sorprende fino ad un certo punto l’accordo con la ICW: la WWE vuole avere una libreria abbastanza vasta nel network, vuole poter controllare il meglio del wrestling indy mondiale e così rientra bene nei canoni l’assegno con tanti bei dollaroni che elargirà nelle casse di Mark Dallas. Dallas dal canto suo accetta di buon grado, disconoscendo completamente le origini da “indipendenti duri e puri”, per un semplice motivo: sta combattendo una battaglia dura con la Progress per determinare la miglior promotion europea. Deve poter vincere, ha totalizzato ben oltre 6 mila persone a Fear & Loathing, e deve proseguire così. Accetta di buon grado poiché sa che questo porta altra pubblicità, altri introiti che consentiranno di tener buone le casse per gli anni a venire. Potranno osare, potranno portare altri grandi interpreti della disciplina, potranno stupire ulteriormente il pubblico europeo senza mancare quell’anima da sala da bingo in stile ECW che continua a contraddistinguerli nei tapings televisivi.

Solo che… l’unico obiettivo della WWE è quello di soffocare i pericoli. Difficile provarci con la NJPW, facile con la AAA, ed ora anche la Gran Bretagna ha deciso di alzare la sua cifra facendosi colonizzare. I britannici si sono prostrati pensando che questa via possa dar loro, in breve tempo, tutti gli obiettivi che avevano pensato. Ma la WWE oggi ha gli effetti di una droga: euforia oggi, poi lascerà solo cenere. Questo è ciò che le promotion non hanno capito del modo di muoversi di Triple H e Stephanie McMahon. Ma hanno scelta? Purtroppo no: i soldi e il successo fanno tutto. È impossibile rifiutare una bella donna come la WWE, che quando vede un diniego, continua a corteggiare con gusto e sensualità le proprie prede. E quando le ha in mano, può farne quello che vuole. E intanto, godiamoci questa diversa primavera della scena britannica.

Corey
Dal 2007 redattore di Zona Wrestling e autore di rubriche come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia e Coppa dei Campioni. Attualmente coordinatore ad interim del sito.
  • LANSE ARCIAAAAA !!!

    Hai riportato in un editoriale quello che sostengo da mesi, non potrei essere più d’accordo. Una colonizzazione in pieno stile americano.
    Ti faccio un solo piccolo appunto, dato che sono molto rigido su queste cose: Sheamus e Finn Balor britannici non esiste al mondo.

  • Bell’editoriale davvero.

    Dove gli Inglesi non riuscirono nella storia (riprendersi le Colonie USA) ci sono riusciti i Wrestler XDD

  • FLOYD

    Ciò che mi spaventa è la capacità imprenditoriale di Triple H. Sembra strano ma si vede la mano “giovane” di Paul rispetto a quella di Vince.

  • LNightP

    Anche Paige è inglese, e se rimane credo che uno spicchio di futuro della categoria femminile sia suo, agosto 94…

  • Mr. 619

    Ma l’approdo della ICW sul WWE Network non potrebbe danneggiare ICW On Demand?

  • Daniele

    Bell articolo Corey, spero che hhh valorizzi questa categoria di atleti…
    Sono contento per la vittoria del mio ‘ quasi’ coetaneo, ha solo 19 anni ma è davvero un talento enorme.