Jeff Hardy ha sempre vissuto una vita da eterno secondo. Tutti lo amano, dimostra che può ambire a qualcosa di grosso, ai titoli maggiori, ad una carriera stellare senza intoppi, ma arrivati al momento cruciale non riesce a prendersi ciò che gli spetta. Tutto questo succede dai suoi primi anni in WWE, da quel TLC contro Undertaker, sembra quasi che ogni volta che sta per raggiungere il suo obbiettivo riviva quel preciso istante, quando mentre saliva la scala verso il successo Jim Ross lo incitava a salire e diventare famoso, ma puntualmente la realtà si rifaceva viva, come Undertaker quella volta, e lo stordiva, lui perdeva la concentrazione, e come la volta prima, perdeva la sua occasione. Un flusso continuo infinito, ma c’è sempre un modo per fermare tutto ciò.

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Dopo aver lasciato Edge a terra, Jeff aveva ancora una volta la sua occasione: salire la scala e diventare famoso o fallire ancora una volta. Jeff era stufo, sale scalino dopo scalino sempre più sicuro che questa è la volta per finire la maledizione, è arrivato il momento di superare i propri limiti. E ci riesce, sale sul tetto del mondo e vince il World Heavyweight Championship, nessuno può fermare questo momento, nessuno che non abbia una valigetta con sé. Ma si da il caso che questo qualcuno fosse presente nell’arena in quel momento, e rispondesse al nome di CM Punk. Dopo pochi minuti la realtà si ripresenta davanti Jeff Hardy, neanche questa volta ci è riuscito, ancora una volta non è riuscito a soddisfare le aspettative.
Il problema non finì lì, Punk non capiva perché il pubblico non avesse apprezzato il suo gesto, aveva tolto di mezzo un uomo orribile, un cattivo esempio per tutti, ora lui era al centro dell’attenzione, un uomo dalle attitudini perfette, nessuna droga né alcol lo hanno mai abbindolato, lui non è uno che spreca le occasioni che gli vengono regalate, non si fa cacciare dalla più importante compagnia di wrestling perché non sa trattenersi, perché allora nessuno lo ama? Il primo match viene perso da Punk per squalifica, colpisce l’arbitro con calcio ma la colpa non è la sua, ha un problema all’occhio! Nelle settimane successive Hardy riesce ad ottenere un rematch, e l’enforcer della serata sarebbe stato Matt Hardy, fratello di Jeff, da poco usciti da un violento feud. Jeff riesce a vincere grazie al fratello, che mentre l’arbitro è a terra fa il conto decisivo che gli regala il titolo. Il capitolo finale si sarebbe disputato a Summerslam, e sarebbe stato un TLC match. Una volta per tutte se le sarebbero potute dare di santa ragione, senza alcun limite.

È un match al cardiopalma, non c’è un secondo di pausa. Uno prova a salire la scala, l’altro lo butta giù, se uno prova a colpire, l’altro risponde. Tutti gli oggetti necessari entrano nel campo di battaglia nel giro di pochi secondi. Niente rimane intatto, dopo ogni singola mossa sembra che il match possa fermarsi per infortunio, ma incredibilmente continua. Jeff trova il suo momento. Punk è adagiato sul tavolo di commento, distrutto dai colpi subiti. Hardy ci pensa un attimo e capisce cosa deve fare: salire quella scala e distruggere l’avversario. Ancora una volta ci prova, arriva all’ultimo scalino e si guarda intorno, vede solo suoi fan. Guarda in basso e vede Punk, ma dentro di lui nota tutte le sue delusioni, i suoi errori, le sue paure, e capisce che è arrivato il momento di farla finita con tutto questo, non è più un ragazzino in erba, ma un atleta riconosciuto in tutto il mondo come un fuoriclasse. Jeff salta nel vuoto, ma questa volta ce la fa, distrugge il tavolo con l’avversario poggiato sopra e con lui ogni sua paura. Il match è finito, deve solo salire la scala e tutto sarà finito. Ma la realtà torna imperterrita sotto forma di Phil Brooks ed ancora una volta la scalata verso la gloria si blocca all’ultimo scalino, ancora una volta perde la sua occasione.

Leonardo
20 anni, Roma, appassionato di wrestling da lontano boom del 2006. Seguo parecchie Indy e più ne conosco, meno tempo libero ho, Promotion preferita PWG/Progress. Wrestler preferiti: Roderick Strong, Chris Hero/Kassius Ohno.