Probabilmente questo pezzo non piacerà o non importerà a nessuno. Quest'oggi parlo a ruota libera su un caso nato circa otto mesi fa e che ancora oggi tende a farsi notare con forza. Oggi quello che voglio fare è difendere il wrestling, ed in particolare quello italiano.

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Con Taigermen, Marsupilami, Praedatrix e Andrea Cesana stiamo facendo un grande lavoro per farvi scoprire e apprezzare una scena che di suo fatica a decollare. Vuoi perché non abbiamo la spinta di una grande federazione internazionale, vuoi per l'ostracismo borghese della società italiana, vuoi per la superficialità con cui i media trattano il tema, vuoi per il comportamento degli italiani che si lamentano del poco wrestling presente in Italia ma non smuovono il sedere dalla sedia quando magari viene organizzato uno show sotto casa (magari pure gratis).

Il tutto è dovuto anche ad opinioni generiche di "fans" del wrestling che non vedono oltre la WWE. Come quello che lessi esattamente otto mesi fa su un altro sito da un ragazzo che poi sarebbe diventato redattore di quello stesso sito. Un ragazzo che criticava aspramente un articolo del buon Matteo Di Fina per il modo in cui era stato scritto (seppur poco conscio dello stile del Di Fina, polemico e magari casinista, ma pienamente lineare e conciso con i pensieri) e che pochi mesi dopo si lanciava in articoloni dove la sostanza era fatta di quattro righe mal poste e circondate da righe e righe di ricostruzioni storiche e riassunti vari giusto per dire che "un foglio di word lo so scrivere anche io".

Il commento in questione si può riassumere così: il wrestling italiano non è cagato (che finezza, nda) perché mediocre. Anche la ICW, per quanto apprezzabile nei suoi sforzi, non fa chissà quali spettacoli. Certo, è apprezzabile perché è fatta da dilettanti, ma resta una federazione dilettantistica, con molte lacune e improvvisazioni. perché la dovrei guardare? Massimo rispetto per chi sceglie di seguire la sua passione e cerca di migliorarsi per rendersi accettabile (ho apprezzato molto il lupo per esempio), ma non guardo spettacoli amatoriali. La maggior parte dei lottatori italiani si è improvvisata wrestler: o sono troppo bassi, o troppo magri, o troppo grassi o non han proprio il fisico. Con queste premesse perché dovrei guardare il wrestling italiano, che, al suo meglio, non arriva al livello di alcune delle peggiori federazioni indipendenti del resto del mondo? La verità è che il problema del wrestling italiano è che è di scarsa qualità ed è di scarsa qualità perché è fatto da dilettanti che si sono improvvisati".

Partiamo dal presupposto che chi scrive queste cose non ha mai visto uno show di wrestling o lo ha visto nel 2005 quando alcune federazioni italiane, fecero degli errori madornali nel tentativo di farsi conoscere ad un pubblico più vasto. Dieci anni dopo la salsa è ben diversa. Si possono fare ancora delle critiche su come venga gestita la comunicazione e il rapporto con i fan, sulla tenuta atletica di taluni atleti, ma il livello si è sensibilmente alzato a partire dal 2011. Abbiamo atleti italiani che vanno spesso all'estero, che vengono chiamati e utilizzati al meglio in Canada, Spagna, Germania, Norvegia, Francia e Messico. Abbiamo atleti stranieri che vengono in Italia felici di lottare qui e di scontrarsi con colleghi, a detta loro, ottimi e preparati. Persino Tommy End recentemente ha parlato del nostro panorama come qualitativamente alto ed in espansione.

Gli show della ICW, soprattutto quelli del main roster, sono show ottimi fatti da atleti tutt'altro che dilettanti. L'ASCA ha confermato i buoni propositi del 2014 con due show (Happy Birthday to Us e Kick 'Em All) al livello delle migliori promotion indy americane. La WIVA e la TCW fanno show dal carattere opposto ma che ultimamente stanno raggiungendo sentieri ragguardevoli. La PWE è stata lodata sui maggiori siti di wrestling britannici. La EPW ha creato uno show forse troppo legato al culto major americano ma è riuscita a portare gente come Bobby Roode e Magnus che in altre circostanze non sarebbero mai venuti a lottare in Italia, pagati o non pagati.

Le lacune e le improvvisazioni sono pane di tutte le federazioni del mondo, e neanche la WWE ne è esente. Il dilettantismo, e questo lo dicono in molti, spesso sta nel pubblico: i siti britannici e quelli americani ci bollano come stupidi, talvolta portatori di cori senza senso o addirittura di un mutismo surreale nonostante il buon incontro prodotto sul ring. Insomma, dicono che vanno educati i fan e non i wrestler, e su questo punto hanno in buona parte ragione perché difficilmente, per ora, sappiamo ricreare lo spirito da indy della Progress o della Pro Wrestling Guerrilla. ICW e ASCA ci riescono, ma non basta, la spinta deve essere generale.

Le lacune stanno nella comunicazione, nei poster dove si pubblicizza la sfida tra Goku e Spider Man o la presenza di Chris Jericho e Rey Misterio per attirare più pubblico possibile con l'inganno. Queste scelte fanno male non solo alle promotion che le attuano ma anche a tutte le altre che si fanno il mazzo per uscirne bene.

L'ultimo punto lo voglio portare sugli atleti. Esistono atleti scarsi, troppo grossi o troppo piccoli ovunque nel mondo. Questo non significa che l'altezza che manca o i kili presenti (o mancanti) siano un handicap. Qui il ragionamento è molto da WWE: se sei grasso nessuno vuole lottare con te, se sei piccolo ti fai male più facilmente. Nessuno parla però di qualità: per anni abbiamo avuto roster della WWE con una qualità pessima, dove quelli grossi non venivano ben visti dai colleghi perché scarsi e quelli piccoli si facevano male perché davanti ad atleti scarsi. Oggi un Mike Bailey o un Samoa Joe difficilmente vengono criticati. E lo stesso Matt Tremont, al di là del fisico e dell'attitudine all'Ultraviolent, quando lotta match classici è un signor worker. E vorrei citare Williie Mack, un midcarder con i controcoglioni che nonostante il fisico garantisce spettacoli pazzeschi.

In Italia abbiamo wrestler troppo piccoli? Sì, e mi piace citare Mr.Excellent, Iceman e Kyo Kazama: tre nomi di atleti che secondo il commentatore di cui sopra non dovrebbero nemmeno fare le scalette del ring "perché piccoli e mediocri". Per fortuna il wrestling si è evoluto e questi tre sono l'esempio calzante di come anche in Italia vi sia una qualità bellissima da vedere e tifare. Atleti straordinari che fanno il paio con tutti gli altri presenti in giro per l'Italia. Penso anche a Mark Fit (che trovo adattissimo per l'indy americana), Andy Manero, Doblone, Charlie Kid, Fenice Rossa, Shock, Andres Diamond, Nemesi, Manuel Majoli, Extreme Panther, OGM, Veleno, Ape Atomica, Red Scorpion, Turbo, Il Marchese e tanti altri. E tra questi includo anche il buon Daniele Raco, che come Kombat Komedian ha dimostrato come si possa creare buon wrestling pur iniziando a lottare da adulto e per passione, riuscendo a raggiungere una qualità molto molto buona.

Infine mi piace pensare una cosa: il livello del wrestling italiano è così scarso che lo seguono in molti con interesse. Penso alla GFW di Jeff Jarrett che sta monitorando Red Devil, Mark Fit e Charlie Kid. O a Massimo Italiano, Andrea Duca, Antonio De Luca, Colonnello Manganello che stanno lottando all'estero con buoni risultati. Siamo agli albori di una nuova era in Italia dove saranno decisivi i fan: io, tu, e tutti gli altri. Saremo noi a decretare se il wrestling italiano dovrà rimanere "dilettantistico" (nel modo di pensare e comunicare) oppure se dovrà spiccare il volo, e ospitare magari un Italian Boot Camp, show di federazioni americane con annessi tapings o collaborazioni indy. Questo dipende tutto da noi, e non da chi vuole far credere che non esista altro che il qualunquismo e la superficialità fatta comunicazione.

Corey
Dal 2007 redattore di Zona Wrestling e autore di rubriche come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia e Coppa dei Campioni. Attualmente coordinatore ad interim del sito.