Salve a tutti i fan del wrestling indy americano, torniamo questa settimana con alcuni show che hanno infuocato lo scorso fine settimana e un focus che prende spunto da alcuni vostri commenti riportati nelle news riguardanti la Ring Of Honor. Ma andiamo con gli spettacoli di venerdì e sabato scorso.

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COMBAT ZONE WRESTLING (CZW)
Particolare la Night of Infamy di quest’anno dove in effetti abbiamo avuto diverse sorprese. Innanzitutto Jimmy Jacobs è tornato sul ring e ha vinto ai danni di Sami Callihan un match che tutti attendevano per il main event e che invece è stato proposto a metà evento. Per quale motivo? Perché erano previsti degli sconvolgimenti inaspettati: Joe Gacy è tornato campione assoluto della federazione di Phila battendo il campione uscente Shane Strickland grazie alla interferenza di Alex Reynolds. Quest’ultimo in un colpo solo ha anche messo fine al tag team dei Beaver Boys attaccando il suo ex team partner John Silver col quale sembra previsto un lungo (e sanguinoso) feud. Ma non basta perché nel post match è intervenuto Ricky Shane Page, forte di una title shot guadagnata negli scorsi mesi, e ha vinto il titolo ai danni di Gacy. Pubblico in preda alle emozioni che è stato accontentato con l’annuncio di uno dei main event del prossimo Cage Of Death: Shane Page difenderà contro i due predecessori Gacy e Strickland. Vittorie importanti per JT Dunn (poi infortunatosi) e Maxwell Jacob Friedman, che ha superato Dezmond Xavier nel match della serata e si é rilanciato come primo contendente al titolo Wired perso un mese fa.

CZW Champion: Ricky Shane Page – CZW Wired Champion: Joey Janela – CZW Tag Team Champions: CCK (Chris Brookes & Kid Lykos)

RING OF HONOR (ROH)
Due show invece per la Ring Of Honor che ha visto due passaggi intermedi in vista di Final Battle. Infatti nella prima serata Cody ha difeso, come previsto, il suo alloro contro il buono e volenteroso Rocky Romero e i MotorCity Machine Guns hanno mantenuto i titoli ai danni dei The Kingdom. A cavallo dei due appuntamenti Dalton Castle ha proseguito la sua opera di crescita verso il grande match di dicembre vincendo prima un 6 Men Tag Team match ai danni del Bullet Club assieme a Jay Lethal e Kenny King, quindi ha ottenuto un pop assurdo nella seconda serata schiantando Cody Rhodes su un tavolo dopo la firma del contratto verso il loro title match. Interessante anche la sfida lanciata (e accolta) dai Briscoes verso Tommy Dreamer e Bully Ray, così come l’attacco di Punisher Martinez, Shane Taylor e Silas Young ai danni di Kenny King, cosa che apre inevitabilmente nuovi sentieri verso il 2018.

ROH World Champion: Cody – ROH Tv Champion: Kenny King – ROH Tag Team Champions: Motor City Machine Guns (Chris Sabin & Alex Shelley) – ROH Six Men Tag Champions: Bullet Club (Kenny Omega & The Young Bucks)

** Indy Focus **

UN CAMPIONE INGOMBRANTE

Nei giorni scorsi una semplice news su questo sito è stata presa d’assalto dai lettori con commenti poco lusinghieri verso un wrestler. Il wrestler in questione è Cody Rhodes, noto tanto per i suoi trascorsi in WWE quanto per le molteplici vittorie ottenute in giro per il mondo. La news in questione vedeva l’annuncio del title match tra Cody e il suo principale sfidante Dalton Castle, atleta amato nella media ma osannato in questo momento come il salvatore della patria dallo spauracchio Bullet Club.

Come mai così tanto astio nei confronti di Cody? Chiaro che le tante vittorie abbiano influito nell’opinione dei fan, l’antipatia spesso si riversa sui vincenti e arroganti, su coloro che col proprio atteggiamento montano un fastidio facilmente dimostrabile. Inoltre sta girando la convinzione che il figlio di Dusty non sappia lottare. O meglio: che non abbia mai abbandonato una certa ingessatura made in WWE, rendendosi un pesce fuor d’acqua nei confronti di un intero panorama. Nonostante ciò, i suoi match sono stati tutti buoni, hanno aiutato tanti atleti a mostrarsi ad un pubblico più vasto. Però ha stufato, anche perché l’associazione col Bullet Club ha dimezzato le possibilità per Kenny Omega per prendersi onori che non gli sono stati concessi.

In verità il problema Cody Rhodes non si può configurare col semplice detto per cui ha stufato. Semplicemente la Ring Of Honor arriva da un periodo dove il nome vale più della necessità di costruire, così come valgono la propria storia, il proprio passato, l’appeal verso il pubblico. In una federazione dominata praticamente dal Bullet Club è interessante (e al tempo stesso particolare) vedere come gli attuali campioni siano tutti legati ai valori sopra elencati: Cody Rhodes , Alex Shelley, Chris Sabin, Kenny King. Attorno a loro un variegato gruppo di giovani più o meno bravi, spesso frenati dalla tendenza a proseguire le storyline in modo piatto, dove crescono sempre gli stessi e dove le ingerenze della New Japan Pro Wrestling si fanno sentire e non sempre risultano positive.

Non esistono nomi nuovi, e quelli che ci sono spesso ci mettono anni per raggiungere al match un match di prestigio. Lo stesso Dalton Castle fa parte della federazione da tre anni, ha attraversato un arco di tante sfide e tanti feud, spesso relegato tra il midcarding e il lowcarding. A Final Battle avrà una occasione d’oro per diventar campione ma i rumors mandano in due direzioni: la prima è che non vincerà, in modo da permettere a Cody la difesa del titolo a Wrestle Kingdom; la seconda è che vincerà ma pare avviato ad un regno piccolo, di passaggio, in attesa del prossimo “grande” nome. Ed è un vizio che prende corpo nella Ring Of Honor e che di recente non ha scartato nessuno: Bobby Fish, Kyle O’Reilly, Tommaso Ciampa, Matt Taven, Michael Elgin, War Machine. Tutti questi o se ne sono andati via o son rimasti a far parte del gioco da semplici caratteristi.

In pratica la ROH non prepara né lancia nuovi nomi. Dove sono i nuovi Samoa Joe, i CM Punk, i Bryan Danielson, i Nigel McGuinness, i Low-Ki, i Tyler Black? Dov’è la voglia di osare, di rendersi riconoscibile per qualcosa di proprio e non per qualcosa creato da altri? Ma la federazione gestita da Joe Koff non produce perché ha paura. Ha paura di rendere così bravi i propri ragazzi dal doverli perdere in poco tempo. Li vede come diamanti pronti ad essere consegnati al potente di turno, che magari si chiama WWE e col quale il rispetto non vale la candela del proprio roster. La Ring Of Honor si è chiusa, arroccata nel proprio (finto) starpower di un Bullet Club che tutto può ma non viene nemmeno osteggiato da altre fazioni di questo spettacolo. E allora dietro continueranno a correre per altri: i Gattuso correranno per i Borriello, per quelli che cambiano casacca ogni anno e se ne vanno per mancanza di stimoli. Eppure con Castel la storia può girare. Non ce ne voglia il buon Cody, ma tutti tifiamo per una nuova era anche qui.

Corey
Dal 2007 redattore di Zona Wrestling e autore di rubriche come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia e Coppa dei Campioni. Attualmente coordinatore ad interim del sito.
  • Gianluca Palumbo

    buona analisi, ma il punto su cody non è tanto quello che voi avete scritto, ma le sue prestazioni in roh alquanto deludenti per un wrestler del suo talento