Dopo il primo “appuntamento” con Andrea Tagliabue e l’ASCA, torna l’Italians Do It Better. Rimaniamo ad Almenno, sponda Rising Sun Wrestling Promotion o, per comodità, RSWP. Ospite ovviamente il tuttofare, CEO, COO e via dicendo Fabio Tornaghi!

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Ciao Fabio e benvenuto sulle pagine di ZonaWrestling! Spero che tu abbia letto il primo articolo (sennò te lo vai a recuperare seduta stante) e sai già di cosa si tratta. Vogliamo conoscere i tuoi segreti. Le domande saranno simili ma sono il parte, visto che la situazione rispetto all’ASCA è molto diversa. Innanzitutto a livello numerico, a livello di investitori.

1) Partiamo subito: da dove nasce il progetto Rising Sun e quanto è difficile mantenerlo vivo da soli?

Il progetto Rising Sun nasce dalla mia passione e dal mio amore per la disciplina, oltre che dal “consiglio” di qualche diavoletto (mi piace immaginarlo così) che mi ha spinto a provarci. Per quanto sia sostanzialmente l’unico responsabile, però, non sono mai stato solo: all’inizio l’ASCA mi ha dato una grossa mano sia nel consigliarmi che dandomi la possibilità di fare show ad Almenno (e sono molto felice del fatto che molte persone- che non li conoscevano- andranno a The Great Beyond dopo essere stati a vari show della SUN) ed abbiamo anche prodotto insieme quello che è stato da voi stessi valutato come il migliore show del 2016 in Italia, Unlimited Ambition. Poi in varie circostanze c’è stata una bella collaborazione con la FCW (sia producendo show insieme che consentendomi di avere da loro match validi per i miei titoli, oltre che permettendo che alcune loro cinture passassero di mano ai miei show). Recentemente la collaborazione si è estesa anche alla Bullfight.

 

2) La SUN, la tua creatura, è sicuramente sia molto simile sia molto differente dalla realtà ASCA. Nonostante tutto resta molto apprezzata ed il lavoro fatto da te è sotto gli occhi di tutti. Secondo te, cosa c’è di tuo nella SUN che non si vede in nessun’altra realtà? Cosa è peculiare della tua promotion rispetto a quello che vediamo nel resto della penisola?

Il concetto base della SUN era ed è di produrre show di qualità, sempre con un ticket dal prezzo base/economico, cercando di dare buona continuità di date e valorizzando lottatori giovani ed emergenti (alcuni poco noti) sia italiani che stranieri, oltre ad avere ospiti
internazionali di primo piano. Chi paga per entrare deve uscirne soddisfatto, pensando che lo spettacolo offerto fosse ampiamente superiore al valore del ticket. L’ASCA, da fan e promoter, è (e rimane) un punto di riferimento per vari aspetti, ma sin da subito direi che il prodotto SUN sia apparso differente (soprattutto il target di pubblico è in buona parte diverso, dato che differenza loro abbiamo una fan base bergamasca-milanese).

 

3) Capitolo Timothy Thatcher. L’annuncio fatto, insieme a quello di Oli Sandler dei Ringside Perspective (uno dei più importanti fotografi britannici) sicuramente renderà il prossimo show speciale, differente dagli altri. La mia domanda è questa, cambierà anche la percezione della Rising Sun? La porterà ad uno step successivo?

Sinceramente parlando era già da tempo che inseguivo qualche atleta extra-europeo, così come al contempo ho realizzato e pensato ad altre cose (come lo show congiunto con la HOPE, nel caso specifico). Ho inoltre già bookato Matt Cross in passato, saltò poi tutto dopo la cancellazione del suo mini-tour europeo avendo avuto altre occasioni più remunerative. Una delle cose a cui tengo di più è cercare di non focalizzarmi su un unico stile: una bella card, secondo me, deve avere un po’ di tutto. Lo stesso vale per gli ospiti stranieri ed i main event: si DEVE variare. Si passa così di show in show da un main event fra pesi massimi ad uno fra high flyers, finendo ad uno hardcore. Thatcher, in tal senso, è un’ulteriore variazione. Perché è un atleta estremamente particolare (tecnicamente uno dei migliori al mondo oltre che ad essere in uno stato di forma eccezionale), che ho avuto l’opportunità di bookare: un’offerta irrifiutabile. Sicuramente può portare la SUN ad un altro livello, fornendoci un tipo di match finora visto poche volte. Peraltro non è affatto detto sia l’unico big big name all’evento, senza contare che al momento sono già bookati altri sei stranieri, alcuni dei quali già noti al nostro pubblico SUN.

 

4) Parlando di dietro le quinte, io stesso ho visto la minuziosità nei particolari che metti dietro ogni evento organizzato da te. Da cose semplici come la tua presenza ovunque (semplici per modo di dire) facendo spola dal backstage alla prima fila, passando ai walkie talkie che consentono di limare qualsiasi cosa avvenga sul quadrato… credi che questo sia una dei capisaldi della SUN? Che dia una marcia in più ad alcuni eventi già di loro di ottima fattura?

Essere da solo a gestire lo show è la cosa più complicata che ci sia. Nulla è comparabile all’organizzazione di uno show, anche perché alla fine le responsabilità sono sempre e solo mie. Ci vorrebbero almeno quattro persone: una nel backstage, una per il rapporto con i fans, una in sala a controllare lo svolgimento dell’evento ed una che faccia da jolly per le piccole emergenze. Ho la fortuna di avere alcune persone che mi danno una grossa mano e di cui mi fido ciecamente, nonché ormai abbastanza esperte. Parlo di Andrea Malalana, eccezionale nel suo lavoro immendo del quale il pubblico è completamente ignaro, senza tralasciare altre persone chiave come mia sorella(che gestisce l’afflusso del pubblico) o mia madre a fare da jolly per qualunque evenienza. Per non parlare dell’ormai famosa ‘cameragirl’ che svolge un lavoro superlativo con le riprese. Di show in show cerco sempre di analizzare cosa non ha funzionato per migliorare; i walkie talkie sono un esempio banale di come con 100 euro di spesa una tantum si riesca ad ottimizzare la gestione dei tempi dei match e dello show, ma allo stesso modo di volta in volta ci sono tanti piccoli accorgimenti per cercare sia di migliorare il prodotto che di pubblicizzarlo/ venderlo al meglio.

 

5) Quale pensi che sia la formula giusta, racchiusa in cinque concetti fondamentali, per organizzare al meglio un evento? Cosa è necessario, cosa può essere tralasciato anche se credo che pochissime cose rientrino nella seconda categoria?

Sicuramente dimenticherò qualcosa, ma provo a rispondere ugualmente, in ordine sparso:

A) garantire un rapporto qualità/prezzo corretto, per questo ogni show SUN ha prezzi diversi;

B) gli show vengono realizzati per i fans e bisogna far tutto per far si che i fans ci siano. Per questo chiedo sempre feedback sia live che i giorni successivi: per me è fondamentale capire cosa ha funzionato e cosa meno, non solo secondo il mio parere. Allo stesso modo faccio di tutto perché i fans arrivino al SUNtuario portandone alcuni io stesso in auto o ospitandoli;

C) innovare, cercando di proporre sempre qualcosa di diverso ed unico, per non essere né la brutta n* la bella copia di altri. Essere sostanzialmente se stessi. Non a caso si è scelto di puntare su atleti di grande qualità ma inizialmente poco conosciuti, ed allo stesso modo si è introdotta una cintura particolare come quella 24/7 che ha fatto molto parlare di sé ultimamente.

D) divertirsi con i fans, perché la riuscita di uno show dipende da tutti noi, insieme, e non solo dalla qualità di quanto viene proposto sul ring. Il rispetto e l’orgoglio che provo nel sapere che qualcuno ha voluto spendere soldi/tempo per essere lì è immenso;

E) presenza costante e resilienza, perché per 3/4 giorni almeno si dovranno fare millemila cose, molte delle quali impreviste, e bisogna avere sia le spalle larghe che la voglia/capacità di organizzare il tutto al meglio. Ci vuole anche una dose di fortuna nell’avere qualche persona che mi aiuta, come ha imparato chi viene spesso agli show, i famosi unsung heroes.

 

6) Ormai la vostra realtà è una delle più affermate d’Italia. Show molto frequenti per la media, pubblico affezionato e dunque una presenza costante nella realtà italiana. Che lavoro c’è dietro a questi successi? Quanto tempo spendi nel complesso?

Il tempo speso è enorme nei giorni precedenti e successivi allo show, ma per il resto non è chissà quanto una volta imparato come muoversi. Ovviamente non considero il tempo speso a guardare show e match, soprattutto di realtà minori, che ritengo utilissimi sia per scovare talenti (a costi contenuti) che per imparare dal lavoro di realtà non quotate (poiché più facilmente replicabile di quello delle grandi realtà). Per non parlare delle centinaia di live show a cui son stato… quello è tempo impiegato per il proprio piacere personale, senza se e senza ma. Ritengo che al momento il 2017 sia stato un buon anno e non mi aspettavo di raggiungere le 140 persone per ben 3 volte (non chissà quante, lo so bene, ma comunque va considerato che non siamo un circo itinerante e creare un pubblico ‘fisso’ è la cosa più complicata che ci sia). Inoltre speriamo che anche a novembre possa esserci un pubblico da almeno 100 persone, sarebbe un bel risultato.

 

7) Uno dei tuoi punti di forza sono stati i wrestler italiani o quanto meno con una base qui: hai letteralmente portato Akira alle luci della ribalta, hai un Miso Mijatovic campione convincente, hai portato stranieri di qualità immensa anche se, forse, poco noti o meno dei grandi nomi che girano in Europa. Come riesci a muoverti in tale maniera? E’ l’idea di wrestling che c’è nella tua testa da fan che è simile a quella da promoter o il contrario?

Ritengo che il non essere mai stato un wrestler giochi a mio favore. Sicuramente ho una conoscenza del wrestling infinitamente inferiore a qualunque worker, ma l’essere nato e cresciuto sempre solo come fan fa sì che sappia cosa voglio vedere, preoccupandomi in primis di intercettare i gusti degli spettatori e secondariamente di continuare a guardare e vivere wrestling non tanto dal lato “behind the scenes” quanto da quello del fan. Secondo me, ad esempio, è una leggenda metropolitana quella che in Italia il pubblico non sia maturo per storyline decenti, o per match in stile indy (diciamo così): troppe volte ci si propone come una WWE dei poveri mentre il fan (sia occasionale che non) va stupito mostrandogli che quello che vede in TV è sì bellissimo, ma che nelle nostre palestre sudicie e puzzolenti possiamo proporre uno spettacolo molto più adrenalinico ed emozionante (una palestra piccola con posti raccolti/la vicinanza al ring aiutano molto in tal senso).

I wrestler di qualità li abbiamo sia in Italia che in Europa, si tratta solo di portarli davanti al pubblico e fargli vedere cosa realmente sanno fare. Puntare su atleti meno noti è parte del processo di crescita della SUN: un ragazzo come Akira, o un atleta sottovalutato ed in netta crescita come Mijatovic, sono sicuro che mi daranno molto di più dell’atleta magari conosciuto e di valore, perché per loro questa è una possibilità di mostrare il loro reale potenziale, di crescere insieme alla SUN. Spero che la loro valorizzazione li renda orgogliosi e consci di quelle che sono le loro vere potenzialità, dandogli anche l’opportunità di confrontarsi con talenti europei di assoluto valore. Lo stesso percorso posso ipotizzarlo in futuro anche per qualche altro ragazzo a cui abbiamo già dato la possibilità di lottare da noi e, paradossalmente, vale anche per atleti come Ashley Dunn e non solo. Infatti, per quanto possa sembrarci assurdo, per loro avere un titolo italiano è grande motivo di orgoglio, tanto che il nostro Rising Champion si fa annunciare come tale in tutti gli show. E c’è anche chi ci guarda dall’estero: a Lucha Forever è stato proposto un incontro tra Chris Tyler e Josh Bodom citandoci in cronaca.

 

8) Ultima domanda: solitamente sei sempre in giro per l’Europa a seguire dal vivo eventi di wrestling, sia per passione sia per estrapolare il meglio dalle principali realtà europee. La tua SUN è unica nel suo genere o prende spunto da un qualcosa/qualcuno che hai visto di recente o meno?

Fermo restando che credo che più o meno tutto sia già stato fatto da qualcuno, varie situazioni sono state un po’ scopiazzate da altre realtà… ma perché negarlo? Se vedo una cosa che da fan mi esalta (e so come contestualizzarla nella mia promotion) perché non valutare di ricrearla? Ovviamente si parla spesso di realtà sconosciute ai più, ma non solo: Manero che entra col pubblico che gli lancia carta igienica ovviamente è stato preso dallo show PROGRESS di Brixton. Nitro che entra col pubblico che mostra i cartelli “Nitro Section” era una citazione a quanto spesso accade in Ungheria in HCW, dove è popolarissimo (lo stesso performer è rimasto piacevolmente sorpreso). A mio avviso gli eventi italiani devono puntare sulle storyline per stuzzicare il pubblico a tornare, facendo capire che bisognerà tornare e dare continuità per non perdersi un tassello fondamentale, qualcosa di importante.

Siamo arrivati alla fine dell’intervista, ringraziamo Fabio e vi ricordiamo che il 25 Novembre, dunque, Timothy Thatcher sarà ad Almenno! Noi ci risentiamo a breve con il mio prossimo ospite… see you soon!