5. B come BARCOLLO MA NON MOLLO

Nella TOP 5 del ppv c’è spazio anche per il match che ha visto protagonisti Sami Zayn e Baron Corbin. Una sfida tra due wrestler che si trovano in un limbo, in una classica fila delle poste dove, giunti ad un certo punto, non si riesce a proseguire. Per motivi differenti sia Sami che Baron sono in attesa del definitivo decollo, pronti ad esplodere ma per un motivo o per un altro, il tutto si è visto più volte rimandare. Decisioni da non considerare negative in quanto il roster ha bisogno di wrestler di prima fascia sempre convincenti e determinati, qualità che Corbin e Sami rappresentano nel migliore dei modi. Il match è stato senz’altro positivo, e nonostante una parte un po troppo statica, gli ultimi minuti e il modo in cui l’eterno Underdog ha ottenuto la vittoria, merita un bel timbro di approvazione. La potenza di Corbin e la tecnica miscelata alla forza d’animo di Sami, formano un connubio di valore. Mettendo in disparte l’esito dell’incontro, ad aver vinto è lo spettacolo che Backlash ha potuto offrire grazie al mini-draft che ha portato alla luce nuove concrete sfide.

 

4. B come BREEZANGO

Rimanendo in ambito di opportunità, ci spostiamo nella categoria dei tag team, precisamente nel duo formato da Tyler Breeze e Fandango. Una coppia quasi nata per caso, senza un fine ben preciso e che ha finalmente trovato la strada giusta su cui puntare per avere successo come tag team. Sotto le spoglie della Fashion Police, i due atleti hanno tutte le carte in regola per affermarsi nella divisione di coppia. Lo spazio settimanale che viene loro concesso tra gag e match, permette a Tyler e a Fandango di unire i loro aspetti più stravaganti ed una buona dose di recitazione, che li ha da sempre contraddistinti. Aspetti più volte accantonati e quasi defunti, ma tornati in auge grazie ad una direzione ben accurata. Una volta gettate le basi, il team Breezango sa attirare l’attenzione. Unire il lato comico con del wrestling lottato di tutto rispetto, ha il suo fascino. Episodio dopo episodio, il duo è entrato nelle grazie del pubblico e a Backlash siamo stati positivamente sorpresi: Tyler con i suoi travestimenti e Fandango nel lato più pratico. Inizialmente si pensava che il tutto potesse sfociare in un comedy match ed invece una volta partiti, il risultato finale è stato gradevole e interessante. Come ogni mazzo di carte, bisogna avere il jolly da poter sfoderare in qualsiasi istante e differenziandosi da qualsiasi altra carta comune. I Breezango possono essere considerati i jolly della categoria tag team, e quanto mostrato a Backlash può essere riconosciuto come solo un primo assaggio di quello che presumibilmente andremo a vedere da qui in poi. Un motivo in più per credere in loro.

 

3. B come BISOGNA SAPERE RISCHIARE

Più volte abbiamo sentito dire da Shane McMahon e Daniel Bryan che Smackdown è la terra delle opportunità…e delle “grandi” opportunità dopo quanto accaduto a Backlash con Jinder Mahal. In effetti a volte è giusto dare una chance a chi ha per anni lavorato nel midcarding ricoprendo più ruoli e venendo perennemente sconfitto sfiorando la nomea del classico jobber tappabuchi. Probabilmente dietro questo push ci sono delle ragioni di marketing, idee commerciali per portare in auge il mercato WWE nel territorio indiano, come accadde tempo fa con The Great Khali, ma a dispetto del gigante, Jinder non è mai stato materiale da World Champion. L’esplosione improvvisa di Jinder riprende le vicende di JBL, che diventò l’uomo di punta di SD come WWE Champion. Inizialmente ci furono delle critiche ma successivamente la curiosità presa il sopravvento e man mano che il tempo passava, JBL diventò un heel di spessore, un campione credibile, una scommessa vincente. Ragioni che fanno ben sperare per una nuova scommessa cha la fed ha giustamente deciso di effettuare. Affiancare a Jinder due scagnozzi si è rivelata come una scelta azzeccata, che nell’ottica del character di Mahal diventano indispensabili, come si è potuto ammirare durante il ppv. Il talento non si compra ma grazie al duro lavoro si può migliorare, e per entrare nella cerchia dei campioni eccellere nel wrestling lottato non è assolutamente la priorità assoluta. Per essere un buon campione bisogna avere a disposizione una serie di elementi che in questo momento stanno trovando la giusta sistemazione ed una volta incastrati come pezzi di un puzzle, il disegno finale potrà prendere forma. Il match con Randy Orton è stato ben studiato e ben realizzato, non si può di certo dire che Jinder abbia particolarmente brillato, ma di certo si può affermare che il materiale Jinder Campione abbia brillantemente superato il test. Un premio al rischio sul prodotto Jinder Mahal e su quello che potrà rappresentare da oggi in poi nel roster di SD. Un ulteriore premio alle cadute rovinose sui tavoli dei fratelli Singh e alla espressione del volto di Orton, come dimostra la gif.

 

2. B come BENVENUTO A BORDO

Backlash ha visto l’esordio di Shinsuke Nakamura in un match contro Dolph Ziggler, che ha permesso al lottatore nipponico di aprire le danze abbandonando il classico debutto che generalmente viene riservato per chi arriva nel main roster. La faida con l’ex World Champion non è stata ricca di contenuti ma è stata ugualmente solida, tenuta in piedi da una sorta di tensione, dal volere di Ziggler di imporsi a tutti i costi sul nuovo arrivato spegnendo la luce di Nakamura prima ancora che potesse splendere. Un volere ben interpretato da quel Ziggler di cui precedentemente avevo analizzato e lodato, e che nonostante sia uscito sconfitto, ha in realtà portato l’ex NXT Champion ad un ardua contesa. Con grande probabilità non si poteva trovare un avversario migliore per Nakamura. Il wrestler giapponese ha cosi potuto ricevere un degno benvenuto a Smackdown. Un battesimo di fuoco superato a pieni voti e che dona al roster di SD una stella di primo livello. L’artista ha suonato la propria sinfonia, dolce come le corde di un violino ma allo stesso tempo pesante ed elettrizzante come una vera rockstar che si scatena sul palco con la sua chitarra elettrica.

 

1. B come BRINDISI

Troppo semplice assegnare il primo posto al match che ha visto contrapposti il campione statunitense Kevin Owens a lo sfidante AJ Styles, non per la scarsa qualità media del ppv ma per le conseguenze che nascono quando metti sullo stesso ring campioni di questo calibro, delle conseguenze del tutto indolori ma bensì rigeneranti all’occhio umano. Una sfida che la WWE si è tenuta in serbo dopo averci dato una piccola anticipazione ben più di anno fa nella Royal Rumble 2016 quando si ritrovarono 1vs1 e dove Owens eliminò AJ. Il match è stato a dir poco entusiasmante e questo non fa altro che evidenziare come Smackdown possa contare su wrestler di classe. Apprezzabile la scelta nell’infortunare una delle gambe di AJ in modo da annientare la sua finisher move, un aspetto che un heel deve sempre avere a portata di mano. L’incontro ha convinto sotto tutti i punti di vista, compreso il finale strano ma non banale, una vittoria per conteggio fuori per un azione decisamente insolita di KO. Un epilogo per tenere aperti i giochi e per sancire una parità generale. Il potenziale dei due contendenti ci vede quindi brindare fiduciosi per un proseguo ricco di altre sfide di puro spettacolo come quanto avvenuto a Backlash.