5. AMERICAN ALPHA vs THE USOS


Jason Jordan e Chad Gable sono la punta di diamante dell’intera divisione tag team di Smackdown e averli come campioni è senz’altro un bene e una base ferrea per dar vita a delle rivalità e match di alto livello, e il tag team turmoil ha viaggiato in questa direzione riportando in auge un feud interrotto tempo fa a causa dell’infortunio di Gable. L’attacco a tradimento degli Usos su Gable & Jordan è riconducibile allo stessa azione di mesi or sono, ma se in quella occasione gli American Alpha dovettero dare forfait, questa volta sono riusciti a portare a termine la missione difendendo con successo i titoli. Come eredità quindi ci ritroviamo con i due tag team di spicco di SD che con molta probabilità regoleranno i conti nel ppv più importante dell’anno, Wrestlemania. Una scelta indiscutibile e che punta a regalare spettacolo, una caratteristica che scorre a dovere nelle vene dei due tag team.

 

4. BAD LOSER ?!?!?!


Il cambiamento di Dolph Ziggler potrebbe essere definito come un processo a lungo termine. Una volta effettuato il Draft, il wrestler di Smackdown ha iniziato un lungo viaggio dove quei pochi momenti di gloria venivano successivamente messi in ombra da sconfitte che di volta in volta lo mettevano in discussione. La faida con The Miz è stato un punto di svolta in quanto sconfiggendo quest’ultimo ha salvato la propria carriera ma nello stesso preciso istante ha segnato il via di un Ziggler meno riflessivo che agisce di impulso e va dritto fino in fondo per raggiungere il suo obiettivo senza pensare alle conseguenze delle proprie azioni. La perdita del titolo IC e le sconfitte nei match per il World Title lo hanno man mano portato altrove, fino ad esplodere ai danni di Kalisto e Crews. Ancora oggi lo vediamo spesso uscire sconfitto ma decisamente sotto un altro profilo, quello del bastardello che senza pensarci due volte decide di proseguire il “suo” match fino a quando non è pienamente soddisfatto, richiamando proprio a quel cambiamento discusso inizialmente. Sconfitto nel ring ma non nell’animo e nella testa. Mai più un Ziggler che rientra nel backstage a testa bassa e con un futuro incerto, ma bensì un Dolph che può camminare a testa alta fiero delle azioni perpetrate. Ad EC c’è stato un nuovo atto con DZ che prende vita nel pre e nel post match usando qualsiasi mezzo per mettere fuori uso i suoi avversari, fino a sfociare in attacchi vili. Eravamo abituati ad avere un bel perdente, ma ad oggi come eredità abbiamo un Dolph che può essere riconosciuto come bad loser, molto più funzionale e incisivo rispetto al vecchio, e che con un occhio al futuro potrebbe consegnarci un bad winner. Il cambiamento è in fase evolutiva ed EC è stata una tappa fondamentale.

 

3. FEEL THE GLOW


C’è sempre una prima volta…è questo quanto accaduto a Naomi avendo sconfitto Alexa Bliss diventando per la prima volta nella sua carriera Women’s Champion. La sensazione è che la WWE stia sondando il terreno cambiando le carte in tavola fino a trovare la giusta campionessa e permetterle un lungo regno titolato, e ad Elimination Chamber è arrivato il turno di Naomi. Probabilmente il momento giusto per consegnare il titolo nelle mani della 29enne statunitense presentandosi a WM33, nel suo stato, come regina della divisione. Probabilmente il momento giusto considerando la nuova gimmick, interrotta bruscamente a causa di un infortunio. Ma Naomi è sempre stata un atleta con uno stile unico capace di mettersi in luce e differenziandosi dalle rivali. Il match con la Bliss è stato positivo e bello da guardare, con quel tocco di imprevedibilità, stupore e sorpresa dati i due precedenti a favore di Naomi e che in qualche modo vedeva favorita Alexa.
L’ultima fermata del roster di Smackdown prima del grande evento di Aprile, ci lascia in eredità una nuova campionessa femminile, ovvero l’ex ballerina e accompagnatrice di Brodus Clay, dalle doti innate che garantiscono azioni acrobatiche e che brillano di spettacolarità. Grazie ad un appeal che fa presa sul pubblico e con una cintura da difendere, Naomi potrà contare su una maggiore visibilità per definire al meglio quel carisma tale da acquistare una maggiore padronanza dei propri mezzi e delle proprie potenzialità.

 

2. FATTORE W


W come Womens. Elimination Chamber ha dato grande spazio alla ragazze che hanno saputo cogliere l’occasione al volo per dare la propria impronta e lasciare il segno. Se Naomi è stata colei che ha chiuso il cerchio, Becky, Mickie, Nikki e Natalya hanno provveduto a dare manforte contando su storyline ben costruite nel tempo. Come eredità abbiamo una Mickie James in più, che potrà aiutare le nuove leve grazie all’esperienza che la contraddistingue, proprio come accaduto nel ppv fronteggiando Mrs. Straight Fire. Una faida destinata a proseguire e ad incrociare altri destini. Con Nattie e Nikki abbiamo invece una rivalità dai sapori antichi dove la vita reale e la vita lavorativa si congiungono in un punto comune diventando una cosa sola. Il match tra le consorti di John Cena e Tyson Kidd, è stato probabilmente sotto l’aspetto della rivalità, il migliore della divisione femminile andato in scena nel ppv. Tenendo conto di ogni tassello che veniva continuamente aggiunto episodio dopo episodio, a partite da quella notte di Novembre durante Survivor Series, Nikki e Natalya sono giunte ad EC con alle spalle un grande quantità di materiale. L’incontro in se è vissuto proprio sull’astio tra le due ragazze, così come dimostra il finale senza una vera vincitrice. Con la divisione dei roster, uno degli obiettivi era quello di concedere più spazio alle superstar per proporre faide durature, e dando uno sguardo a quanto sta accadendo con Nattie e Nikki, possiamo parlare di missione compiuta.

 

1. L’ERA DEI WYATT


Avevo parlato che la divisione dei roster prevedeva a concedere storyline non fine a se stesse, e per il primo posto di questa TOP 5 il concetto espresso si manifesta nella maniera più determinante possibile. Ancora una volta dobbiamo mentalmente viaggiare nel tempo e risalire ad Ottobre/Novembre del 2016. La rivalità tra Orton e Wyatt è stato il punto di partenza per qualcosa di molto più grande, che se all’epoca era difficile da interpretare, oggi appare tutto più chiaro. Il desiderio di Randy nel dare la propria anima a Bray Wyatt per giurarli eterna fedeltà, ha smosso le acque rigenerando l’intera famiglia, a partire da Luke Harper, che si è visto portare via la nomina come braccio destro del gran capo sotto i propri occhi. La conquista dei titoli di coppia è stata utilizzata da tramite per definire la rivalità tra Luke e Randy, e quello che ne è conseguito è ben visibile a tutti. Come eredità abbiamo Harper finalmente libero dal flusso mentale di chi muoveva le fila e la definitiva ribellione vissuta alla Royal Rumble è sfociata nell’uno contro uno di Elimination Chamber che ha pienamente convinto sotto ogni punto di vista. Abbiamo un Luke che ha tratto beneficio potendo contare ora su una propria personalità, come è accaduto in precedenza con Braun Strowman, libero da qualsiasi catena che lo teneva a freno. A trarne ugualmente beneficio è Randy Orton, in una veste tutta nuova, come unico servitore del demone di nome Bray, lottando e sacrificandosi come non mai per ottenere questo privilegio. Un reset totale di quello che è stato Randy Orton in tutti questi anni e che mai avevamo potuto immaginare di assistere specialmente in un periodo buio tra infortuni e idee poco innovative. Infine ma non meno importante, abbiamo Bray Wyatt WWE World Champion, il divoratore dei mondi che si proietta verso il main event di Wrestlemania 33, esattamente un anno dopo aver vissuto una partecipazione secondaria e senza un incontro nella main card, un ribaltamento totale della situazione. Si trattava solo di aspettare, di attendere il momento giusto, e l’evoluzione della Wyatt Family, magistralmente curata, ha portato i suoi frutti. Non resta che concludere rivisitando quello che accadde a Survivor Series 2016, uno dei punti focali della nuova era Wyatt, con Randy Orton e Bray come i soli sopravvissuti del team di Smackdown, e con il ppv che si conclude con la famiglia in trionfo. Era l’inizio di un qualcosa…di un qualcosa che oggi è realtà e con EC che termina con Bray al centro del ring e Randy sullo sfondo.

  • Cristofer Bandini Bettini

    Bellissimo articolo

  • Pietro_ Brother Nero_ Nocera

    Grande articolo! Concordo pienamente su tutto

  • StratusFAN

    Ottimo articolo e buona analisi dei punti (mi sento di dissentire solo sul punto 4 riguardante Ziggler e l’handicap match, che a mio parere è stato l’unico punto debole del PPV Elimination Chamber).

  • Francesco “Red Monster”

    Grande Girolamo!!