Cm Punk ha perso. È stato sconfitto su tutti i fronti. Molti dicono sia stato umiliato. Per me è stato solo coraggioso. Cm Punk è un uomo orgoglioso, testardo, ma coerente con se stesso. Il suo sogno era di entrare nell’ottagono almeno una volta nella sua vita. La UFC ha bussato alla sua porta. Sarebbe stata un’idiozia rinunciare. Sarebbe stato stupido non provarci. Un bel gettone pronto da incassare. Due anni di sacrifici. Viaggi interminabili. Allenamenti pesanti. Due infortuni seri che gli hanno fatto perdere sei mesi di preparazione. Questo non basta per giustificare l’impietosa prestazione. Certo è che l’approccio è stato totalmente errato. Come sottolineato dall’illustre Alex Dandi su FOX Sports, Punk non sembrava concentrato. Assaporava l’attimo. Un attimo aspettato due anni. Sudore, lacrime e sangue. Punti di sutura. Bisturi.

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Molti dei miei contatti su Facebook hanno gioito per la sconfitta perché: “Punk ha sparlato del pro wrestling”. Ecco la mia considerazione: quella di Punk è la SUA verità. Non siamo dentro quei meccanismi, non sappiamo cosa sia successo. Se Punk ha detto quello che ha detto ha i suoi motivi.

Come già detto, Punk è una persona orgogliosa. La sconfitta in UFC non lo porterà a tornare al Wrestling in tempi brevi. Soldi ne ha tanti. Non ha bisogno di tornare all’ovile. Non sarebbe una cosa da Punk. Si parla di ROH, di NJPW. Più probabile che Punk scompaia dalle scene per un po’. Per poi tornare a farsi vedere. In questi due anni fuori dal ring si è dedicato alle sue passioni. Ha scritto Drax per la Marvel, ha scritto qualche prefazione e introduzione. Interventi ai vari Comic-Con. Se l’è goduta.

Parliamoci chiaro. Se domani la UFC mi dicesse: “Qui ci sono i soldi, hai un anno per prepararti e poi entri nella gabbia contro un pro”, io non mi farei problemi. Incasserei il mio bell’assegno, mi allenerei sodo, ma sicuramente sarei sconfitto. Questo non vuol dire che non si debba provare.

Molti Wrestler avevano dimostrato il sostegno a Punk e sono stati tacciati di idiozia da tanti fan. Anche lì, Punk ha parlato male del pro wrestling. Quindi? Voi cancellate un vostro amico dalla vostra vita solo perché ha parlato male del lavoro che fate? Onestamente me ne fregherei se sapessi che l’affetto è reciproco.

Perchè criticare tanto una persona che vuole seguire i propri sogni? Perché tanto odio? Perchè questo accanimento, in Italia così come negli Stati Uniti? Perché ridurlo alle lacrime? È così difficile per le persone pensare a loro stesse e non gioire per una persona che soffre?

C’è chi nella vita ha le palle. C’è chi nella vita preferisce restare nella propria comfort zone e non rischiare. Personalmente mi ritengo una delle prime, così come Phil Brooks. Perché si. Dietro la maschera di Cm Punk c’è l’uomo Phil Brooks. Ok, ha avuto un trattamento diverso. Ma proprio perché lui è un personaggio pubblico, famoso, famigerato. La UFC ha fiutato l’affare e avrà fatto molte vendite del PPV. Punk ha rischiato tutto, ha perso in malo modo. Ma almeno si è tolto lo sfizio che in tanti di voi vorrebbero togliersi. Ha avuto l’occasione e ci ha provato. Io lo ammiro. Phil Brooks si è fatto da solo. È riuscito a diventare milionario facendo quello che amava. Ha dominato il mondo del pro wrestling. Un mondo che ormai lo nauseava. A tutti capita almeno una volta nella vita. Ti svegli una mattina e ti accorgi che quello che fino al giorno prima ti piaceva ora ti disgusta. Cm Punk ha sfondato facendo affidamento solo su se stesso e ha sempre avuto ragione. Ora, magari la sua carriera in UFC è finita. Ma questo non influirà sulla sua vita. Rimarrà una celebrità, rimarrà un personaggio, continuerà a vendere merchandising, e quando si sentirà pronto, tornerà al pro wrestling, con buona pace di tutti. Perché se e quando dovesse tornare, e magari vincere, tutti torneranno a salire sul carro dei vincitori.    Cleveland potrebbe aver rappresentato la fine per lui, addirittura due volte.

Eppure io sto con Punk. È e rimarrà sempre uno dei miei preferiti. E se si ha un idolo lo si sostiene. Nel bene e nel male. L’importante, nella vita è essere onesti, almeno con noi stessi. E Punk lo è stato. Fino alla fine.

imageGiusto per… Vi regalo la traduzione del discorso post Match:

“Nella vita, o punti in alto o lasci perdere. Io amo pormi sfide. È una montagna enorme da scalare e non sono riuscito ad arrivare in cima oggi, ma non significa che io debba rinunciare. Non significa che debba fermarmi. Apprezzo tutto il supporto. Ovviamente, Mickey è un gran lottatore. Tornerò – che ci crediate o no. È stata la cosa più divertente che abbia mai fatto – la seconda notte migliore della mia vita, dopo aver sposato mia moglie, ovvio.

So che molti dubitano, ma, sentite, la vita consiste nel cadere e rialzarsi. Non importa quante volte cadi, tutto quello che conta è tirarsi su. Quindi se c’è qualche bambino lì fuori che si sente dire qualcosa di male dai genitori, da un allenatore o un insegnante, io gli dico di non ascoltarli. Credete in voi stessi.

Qualche volte il risultato non è quello che desideravi ma il vero fallimento nella vita è non provarci nemmeno. Lo so che suona moralistico e strano da uno che è stato appena sconfitto ma è così. È l’occasione della vita. Grazie Cleveland.”