CM Punk in UFC è stata una notizia sensazionale che si è prestata a molte analisi. Personalmente mi è piaciuta molto quella del nostro ChristianNexus di martedì che ha dato qualche spunto davvero interessante, però troppo WWE centrica o comunque posta da un lato avverso alla UFC. Oggi provo a rovesciare il punto di vista sperando di essere lucido quanto Christian.

CM Punk ci si sta mettendo d'impegno. Sappiamo che nel 2011 iniziò a discutere con Dana White un passaggio in UFC. Era un grande estimatore della Pride, ha molti amici nel giro ed è voglioso di mettersi in mostra in uno sport da combattimento non dissimile nella sostanza da quanto già fatto in passato. La sua firma è epocale ed ha risalto per un motivo di cui dopo discuteremo. Sappiamo però che prima di vederlo nell'ottagono passerà tanto tempo, ed è bene lasciarlo lavorare e allenare affinché il debutto possa essere d'impatto. Al di là di tutto, mi auguro che Punk pretenda dalla UFC un avversario di rango, e forse lo farà perché mi pare non abbia voglia di aspettare anni per puntare al titolo.

Christian cita Joe Rogan, intervistatore della UFC, che la scorsa settimana ha esultato per la presenza e la firma di Punk. Lui, Rogan, che ha insultato il wrestling, ora esulta per l'arrivo di un ex wrestler.  La domanda che si pone è: "Come ha fatto, in soli tre mesi, ad appassionarsi al wrestling come mai gli era accaduto nei precedenti quarantasette anni?". In verità Rogan non ha affatto cambiato idea ma segue tre passi classici: è un intervistatore stipendiato dalla UFC, quindi da buon aziendalista deve esultare anche per l'arriivo di Hogan qualora si desse alle MMA; CM Punk, è bene capirlo, ha fatto un passo enorme rispetto al passato. La UFC non ha semplicemente preso un ex wrestler WWE, ma ha preso un ex wrestler che ha scelto le MMA al posto del wrestling. Quando Brock Lesnar lasciò la WWE, disgustato e stanco dalla gestione McMahon, decise prima di lottare in Giappone e poi più tardi di provare le MMA. Bobby Lashley fa la spola tra l'uno e l'altro sport. Batista ha fatto prima l'attore, poi le MMA e quindi di nuovo WWE e film. Qui invece si parla di un salto diverso: Punk ha scelto di lasciare la WWE per abbracciare la UFC. Questo suscita in Rogan il terzo passo: la sensazione che la promotion di cui fa parte è realmente superiore a quella di Stamford perché la scelta arriva non dopo parecchio tempo ma subito dopo la scadenza contrattuale con la WWE. E poi Rogan è amico di Punk, perciò qualsiasi esultanza è giustificata. E per esultare non deve né apprezzare né cambiare idea sul wrestling.

Lo stesso vale per Dana White. Sia lui che Vince McMahon si affrettano sempre a specificare che i due prodotti non sono in competizione. E' vero? Sì e no. Sì perché comunque le due promotion hanno viaggiato di pari passo per tanto tempo finché la UFC non se n'é andata per la sua strada. La UFC oggi rappresenta quello che la WWE rappresentò nei confronti della boxe alla fine degli anni '90 quando gli ascolti e le vendite del wrestling soppiantarono uno sport vecchio e senza nuove controverse stelle. Con l'assenza di una compagnia di wrestling competitrice, la WWE ha perso progressivamente spazio, ascolti e inventiva. La UFC si è affacciata nel mercato recuperando i vecchi appassionati di boxe, i fans del wrestling non fidelizzati dalla WWE e buona parte del pubblico WWE (e TNA, e ROH, etc.. etc..). Da quel momento la WWE ha pensato a conservare, prendendo atto del sorpasso ma anche della sua posizione indiscutibilmente monopolistica nel wrestling americano. Ha tenuto per sé il fastidio e attaccato a piccole dosi quel prodotto "così violento e fuor di logica".

Un prodotto non fatto da ex WWE. Certo Brock Lesnar, ma gli altri? Ken Shamrock e Dan Severn passarono dalle MMA alla WWF e ritorno. Shibata, Sakuraba, e gli atleti precedentemente citati non hanno avuto a che fare con la UFC. E The Ultimate Fighter rappresenta appunto un reality da cui la WWE  ha preso spunto per creare il prodotto NXT (soprattutto nelle prime stagioni).

L'errore però è pensare che la UFC abbia avuto il clamore con Lesnar nel roster. E' un grave errore anche pensare che UFC 100 abbia sbancato gli acquisti grazie al Next Big Thing. La UFC aveva già svoltato nel 2004 quando UFC 47 (Tito Ortiz vs Chuck Liddell) superò elegantemente i centomila acquisti e pareggiò i ppv di nicchia della WWE. Era ancora una promotion in espansione, ancora troppo giovane per competere, eppure già piuttosto forte. Per questo nel 2006 il ppv UFC 61 (con Tito Ortiz vs Ken Shamrock, e il rematch tra Tim Sylvia vs Andrei Arlovski per il titolo pesi massimi) raggiunse ben 775 mila acquisti sfiorando il dato di Wrestlemania (930 mila). Il milione venne poi superato a fine anno con l'ennesima sfida tra Liddell e Ortiz, suonando un campanello d'allarme importante per la WWE poiché le vendite dei ppv si attestarono in media sui 500 mila acquisti. Non così pochi.

Prima di UFC 100 ci passano tre anni e 39 ppv. La promotion di Fertita e White supera il milione (o lo sfiora) per ben cinque volte, per il resto mantiene inalterato i 500 mila acquisti di media. Ma UFC 100 non era solo Brock Lesnar: era Frank Mir campione ad interim, fresco vincitore per KO sull'imbattuto campione brasiliano Nogueira, che aveva che aveva davanti a sé l'occasione per ricordare la sconfitta impartita al "Paul Heyman Guy" un anno prima e diventare campione Undisputed. La UFC si avvalse di un grande seguito dai media americani (soprattutto ESPN) e incentivò l'acquisto con una card da sogno: oltre a Mir vs Lesnar potevamo trovare Dan Henderson vs Michael Bisping (protagonisti dell'edizione 2009 di Ultimate Fighter), George St-Pierre che difendeva il titolo Welter contro Thiago Alves e Jon Fitch contro Paulo Thiago. Una card stratosferica impreziosita dalla grande battaglia nell'opener tra Akiyama e Belcher. Divenne facilmente l'evento dell'anno, ma lo sarebbe stato comunque anche senza Lesnar. Fu semplicemente perfetta la UFC a creare i presupposti per raggiungere 1 milione e 650 mila acquisti, mediaticamente e strategicamente.

Chi disprezza, compra davvero? La UFC ad oggi continua a disprezzare il wrestling ma sa bene cos'è il meglio per il suo business. Il meglio è l'amico Punk, capace di fare un salto epocale e di garantire serietà, costanza e voglia di vincere. Il meglio è Brock Lesnar che rappresenta un pezzo di storia recente ed è comunque sulla cresta dell'onda e legato alla UFC da rapporti cordiali e opportunistici. E può non essere un caso che la decisione di Punk possa portare altri wrestler WWE a tentare le MMA, nella Bellator o da altre parti. Per il momento la WWE dovrà continuare ad ingoiare il rospo e ad attendere momenti migliori, magari questo fatto la porterà ad un cambiamento nel prodotto per portare il wrestling al top degli USA.

Giornalista professionista ed esperto di comunicazione, dal dicembre del 2006 è redattore di Zona Wrestling. Negli anni è stato autore di rubriche di successo come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Il primo giornalista in Italia ad aver parlato diffusamente di TNA ed AEW su un sito italiano di wrestling.