C’era una volta la X Division, fulcro di una linfa mediatica e “wrestlingstica” che ha trascinato la TNA come fosse un segno distintivo innovativo e inarrivabile. Non che non fossero mai esistiti i pesi leggeri in precedenza, ma questa volta si lasciava ai giovani svolazzoni la libertà necessaria per volare senza vento. E così quando Elix Skipper si permise di creare uno degli spot più importanti della storia della compagnia di Orlando, mise un preciso marchio all’attenzione di tutti.

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Dalla gestione Hogan-Bischoff questa peculiarità si è persa. Col tempo la categoria ha sofferto diverse defezioni, ha dato vita a mostri più o meno accettati, e piccole luci in un buio abbastanza lungo. Nella pratica: che ci fosse o non ci fosse, ai fan non cambiava molto vedere questi ragazzi all’opera. Non per colpa loro, ma della percezione che i vari booking team avevano dato. La X-Division era diventata una figura tappabuchi, cinque minuti di lente svolazzate con nomi più o meno conosciuti, più o meno ripetitivi. Praticamente zero storie, match improvvisati, cambi titolati improvvisati e qualche timida sorpresa. Troppo poco per ripetere i fasti del passato dove questa categoria riusciva addirittura a prendersi un main event con tutti gli applausi d’ordinanza. La cosa particolare è che in questo periodo i campioni succedutisi sono stati tutto meno che poco interessanti: Austin Aries, Low-Ki, Kenny King, Trevor Lee, Eddie Edwards. Ma se non operi una scrittura, nulla accade.

E il problema della scrittura permane anche se in misura minore. Certamente hanno perso una occasione d’oro con Dezmond Xavier che dalla vittoria dello scorso anno della X Cup non ha tratto benefici. Matt Sydal è chiaramente un bel nome, ci hanno lavorato su, ma manca dietro un percorso preciso che rende visibile la presenza di una serie di possibili contendenti. Sembra incredibile, ma in questo momento la WWE sta offrendo a 205 Live quello che la TNA ha insegnato agli albori della propria storia: le parti si sono invertite, ed Impact si ritrova a rincorrere una propria creatura. Eppure come dover prendere lezioni? Il roster è molto buono: oltre a Sydal e Xavier vi sono anche DJ Z, Everett, Konley, Fantasma, Grado, Jacobs, Williams e i possibili prestiti Callihan e Edwards. Basterebbe proporre dei match con senso logico e che sviluppino in ciascuno di essi una storia, un processo di crescita che vada al di là della vittoria del titolo. Solo così la compagnia potrà rialzare una categoria troppo bistrattata.

Corey
Dal 2006 redattore di Zona Wrestling e autore di rubriche come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Studioso del wrestling in tutte le sue sfaccettature, col tempo ha voluto perdere la definizione di "Marco Travaglio del wrestling web".