Benvenuti al consueto editoriale settimanale di Impact Wrestling. Questa volta parleremo del grande evento dell’anno che si è svolto domenica scorsa, ossia Bound for Glory.

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L’evento ha veramente deluso le aspettative, nonostante una buona costruzione di alcune storyline e la compagnia si è lasciata scappare una grande occasione per poter rinascere. Lo show ha messo in scena molti degli errori del booking; uniche note positive dello show sono il debutto di Sami Callihan, con conseguente colpo di scena nello street fight tra oVe e LAX per i titoli di coppia ed il ritorno di Alberto El Patron.

Ora, però, vediamo quali sono stati i flop di Bound for Glory:

  • X Division: in occasione dell’evento, il team creativo di Impact poteva sottoporre il campione Trevor Lee ad un buon feud con uno dei componenti face della categoria. I candidati più probabili potevano essere Petey Williams, canadese molto gradito al pubblico di casa, Matt Sydal oppure Dezmond Xavier. Sydal merita davvero la cintura visto l’ottimo rendimento sul ring; allo stesso modo anche Xavier ha dato modo di mostrare il suo grande potenziale, ragion per cui un suo push non era del tutto un’eresia. La scelta di inserire tutto il roster contro il campione ha dato l’impressione di una cosa studiata all’ultimo momento;
  • feud Grado/Abyss: classico caso di storyline che parte bene, fatica a crescere, si perde nell’anonimato e vede un match brutto, di una bruttezza mai vista. Ormai Park è bene che non salga mai più sul ring, il suo Abyss in queste forme non ha più ragion d’essere e anche Grado non ci mancherà. Una occasione sprecata per dar spazio, magari, ad altri atleti.
  • promo Alberto El Patron: il worked shoot funziona? Forse sì, forse no. Se funziona, deve durare abbastanza poco in modo che condensi in quei minuti l’attenzione del pubblico. Ed invece è stata una palla, un monologo lungo ed estenuante che tutti avrebbero voluto veder chiuso in poco spazio temporale. Inoltre il “colpisco/non colpisco” nei confronti di Jeremy Borash ha reso chiaro l’inadeguatezza di questo segmento.
  • Team Impact vs Team AAA: il feud che ha coinvolto gli atleti delle due federazioni è stato molto avvincente, per cui questo six man tag team match era uno dei più attesi della serata. Il risultato dell’incontro, però, è stato più che scontato forse anche in previsione dell’addio di James Storm. Fatto sta che il match poteva essere quantomeno un match ad eliminazioni sul modello del Survivor Series, magari facendo ricadere sul Cowboy la scelta dell’ultimo sopravvissuto. Visto il talento dei wrestler coinvolti, sarebbe stato sicuramente un match spettacolare;
  • feud Moose/Lashley: anche quello tra Moose e Lashley è stato uno dei feud più emozionanti della tredicesima edizione di Bound for Glory. Il match in sé e per sé ha comunque garantito la violenza che ci si aspettava ma poteva essere costruito in modo diverso. Ha lasciato molti dubbi la scelta di coinvolgere anche Stephan Bonnar e King Mo in un match di coppia all’interno della gabbia d’acciaio. Piuttosto poteva essere pianificato un match singolo tra i due principali contendenti e far competere i due fighters in un altro incontro, magari proprio nella loro specialità. Un’altra opzione poteva essere anche Moose vs Lashley in un combattimento di arti marziali, nel quale l’ex Impact Grand Champion avrebbe avuto la difficile sfida contro il proprio rivale nello stile preferito dal Distruttore.

Lo show ha lasciato veramente l’amaro in bocca ed ora sarà molto dura convincere il pubblico a vedere Impact. Per ritornare ai fasti della TNA era, la compagnia dovrebbe innanzitutto porre fine alle tormentate vicende societarie. Basta ai cambi di nome, al cambio di brand e quant’altro e piuttosto si ponga attenzione sulla buona riuscita degli show.

L’errore più evidente da parte della compagnia sono le scelte di booking. Molto spesso,il team creativo decide i match all’ultimo momento senza una giusta programmazione. Nei ppv, in particolare, bisogna attuare un programma preciso al fine della buona vendita del proprio prodotto. Il roster c’è e si vede, per cui è necessario solo riuscire ad inserire i wrestler in buone storyline e match spettacolari. Tale lavoro deve essere svolto soprattutto con la X Division, categoria di sviluppo dove potrebbero nascere i talenti del futuro.

La compagnia deve necessariamente saper allevare i giovani talenti, i quali potrebbero dar vita ad una nuova generazione di fenomeni come successo per la fu TNA. Perciò è importante pianificare delle grandi storyline in modo da far evolvere il character di ragazzi talentuosi come il campione Trevor Lee oppure Dezmond Xavier, ponendoli più spesso a confronto con i veterani Sonjay Dutt e Petey Williams. Servirà un deciso cambiamento di rotta per risvegliare una promotion allo sbando…

Juri Modugno
Sono uno studente laureando in Scienze Politiche. Grande appassionato sia di wrestling che di calcio fin da bambino. Cresciuto con le leggende di Eddie Guerrero e The Undertaker, poi grande fan di CM Punk fino a diventare uno degli odiatissimi sostenitori di Roman Reigns. Tra gli altri wrestler che preferisco ci sono: Chris Jericho, Dean Ambrose, Baron Corbin, Aj Styles, Jeff Hardy, Sasha Banks, Alexa Bliss, Paige ed Edge.
  • Contro Nessuno

    Mh, sì dai