C'era una volta l'America, era una ragazza molto bella e attraente, tutti volevano andare da lei. Un po' per moda e un po' per "migliorare" tutti volavano alla volta della California, della Florida, di New York o di Phila. Poi qualcosa, soprattutto nella vecchia-giovane Europa, è cambiato. Ed è così che in Gran Bretagna si è assistito ad un boom senza precedenti.

Pubblicità

Il fenomeno è recente, inizia a germogliare circa cinque anni fa. Gli atleti europei iniziano a capire che quella bionda americana non è poi così bella, che la mora inglese (o tedesca, o scozzese, o italiana) incontrata per caso ad uno show di wrestling sa il fatto suo e fa l'amore come nessun altra. Perciò l'etica degli europei è quella che se devono scavalcare l'oceano, è bene che vi sia un motivo ben preciso: la WWE. Ovvero soldi, assicurazione sanitaria, riconoscimento planetario e magari qualche titolo di alto livello. Per il resto, gli USA non offrono molto: la TNA è appetibile fino ad un certo punto, la ROH è in fase di stallo, la Chikara può essere interessante solo per poche date,  le altre indy idem. Per questo si assiste sempre di più a dei tour delle americane in Gran Bretagna e non viceversa.

Un fenomeno di successo. Le federazioni inglesi dal 2010 ad oggi hanno puntato sui propri atleti e su pochi ospiti di peso, saziando nel medio termine la voglia di wrestling del proprio popolo. Una voglia smisurata che fa volare biglietti in prevendita come se non fossero mai esistiti: è il caso della scozzese Insane Championship Wrestling, che per lo show dello scorso novembre "Fear & Loathing VII" ha fatto registrare l'assoluto sold out di 5 mila posti. Senza una card, senza un wrestler annunciato e con sette mesi d'anticipo. Il tutto proponendo fino ad ora un roster con Sha Samuels, Grado, Joe Hendry, Mikey Whiplash, Joe Coffey, Noam Dar, Kenny Williams e Big Damo: tutti nomi che a leggerli così non concedereste un cent, eppure svolgono del wrestling qualitativamente alto assieme ad un campione che trascina tutti, quel Drew Galloway che sfruttando il recente passato in WWE sta dando una mano d'aiuto a tante federazioni.

La Gran Bretagna offre dei roster molto simili: almeno nel 50% dei casi troverete gli stessi atleti in tutte le promotion di alto rango. Promotion che si propongono in diversi punti del territorio e quindi possono preparare show sempre diversi. La Southside (SWE) e la PCW puntano sull'intrattenimento che guarda a Raw ma sviluppa concetti diversi: la prima chiama spesso i pochi big presenti nella scena indy americana a sfidare i propri effettivi. Così negli ultimi tempi sono passati Joey Ryan, Chris Sabin, Johnny Gargano, AR Fox, Chris Hero e i membri TNA Zema Ion e James Storm; la Preston City si spinge oltre, un po' con la collaborazione con la Ring Of Honor, un po' con la chiamata di alcuni top ex WWE e qualche TNA: si pensi alla presenza di Chris Masters (attuale campione), John Morrison, Davey Richards, Angelina Love, Matt Hardy, Carlito, Paul London, Brian Kendrick, Low-Ki. Insomma, una major inglese che si/ci avvicina all'America senza farci fare numerosi kilometri. La PCW propone un servizio on demand che potete trovare QUI a basso costo. 

La Revolution Pro ha un concetto semi-major. Semi perché per major qui si guarda a oriente, inevitabilmente al Giappone. La presenza dei vari Okada e Nakamura e AJ Styles e Rocky Romero e Karl Anderson è assidua, ma mai invadente. I protagonisti sono altri: dal campione Marty Scurll alla nuova sensazione Will Ospreay, da Josh Bodom (visto anche in Italia con l'ASCA) ai Thrillers (Joel Redman & Mark Haskins), dal solito Noam Dar ai 2Unlimited (Jay & Patrick Sammon), da Martin Stone agli Hunter Brothers. Insomma, una fed che ha un buon bagaglio atleti e che sa dare spettacoli pregevoli, che sanno attirare sia il gusto americano per le indy sia quello giapponese per  le major. Il tutto ricevibile tranquillamente su youtube dove potete recuperare le trasmissioni della REVPro Tv: match e segmenti vengono riprodotti in 40 minuti di prodotto imperdibile per chi voglia farsi una cultura. Ovviamente non manca l'on demand, anche QUI a prezzi bassi, accessibilissimi.

E quelle col concetto indy? Sono diverse e tutte buone: dalla ATTACK! Pro Wrestling alla Futurshock, dalla Fight Club Pro alla New Generation Wrestling. Però il colpo a sensazione lo ha fatto la PROGRESS, a poco a poco l'emblema di questo fenomeno in crescita. Una fed che si basa su rari ospiti (ma tutti di alto livello, come Adam Cole o Prince Devitt), un roster consolidato, uno slogan che è già un trend (#thisisprogress), una città che catalizza migliaia di persone (Londra) e pure un servizio ondemand che con pochi euro (7.40) vi permette di gustarvi al meglio i loro show. Qualche nome? Certamente Ospreay, Dave Mastiff, Morgan Webster, Tommy End, Paul Robinson, Marty Scurll, Mark Andrews, Mark Haskins, Eddie Dennis, Rampage Brown, El Ligero, Zack Sabre. Ma soprattutto Jimmy Havoc, mai come in questo periodo la voce della Gran Bretagna che cresce e raggiunge l'America in termini numerici e qualitativi: un heel cattivo, tremendo, geniale. In grado di spazzare via tutti i contendenti e non trovare eguali.

Giusto per farvi capire: la Progress raggiunge il sold out dei suoi show in circa 30 minuti di prevendita, e i biglietti sono 700. L'atmosfera è da stadio. Tutti i presenti hanno la maglia della promotion, tutti supportano e aiutano la crescita di un progetto di sole tre persone: Jim Smallman, Jon Briley, Glen Joseph. E quello che si vede sul ring è la risposta ideale a chi domanda cosa sia il wrestling: vi basterà comprare "Chapter 17" per rispondere. Uno show perfetto, senza sbavature e con un main event (Havoc vs Ospreay) da match of the year, con un racconto degno dei migliori match della storia del wrestling. E per marchiare la crescita, il primo nome annunciato per lo show di maggio "Chapter 19 – Super Strong Style Tournament" è Roderick Strong. Giusto per far capire che fanno sul serio.

La Gran Bretagna non vede limiti e sta preparando il sorpasso sull'America. Non sulla WWE, ma inevitabilmente sul circuito indy e semi-indy (in pratica dalla TNA in giù). Un buon motivo per spingersi verso la Gran Bretagna e muoversi per creare lo stesso percorso in Italia. Se il cielo è il limite, vi è tantissimo spazio per lavorare e divertirsi.

 

Post Scriptum: ringrazio l'indyviduo ANDREA GUIDA per l'aiuto, la panoramica e la pazienza. Da oggi Zona Wrestling parlerà anche di Europa!

Corey
Dal 2006 redattore di Zona Wrestling e autore di rubriche come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Studioso del wrestling in tutte le sue sfaccettature, col tempo ha voluto perdere la definizione di "Marco Travaglio del wrestling web".