Ladies and gentlemen please, would you bring your attention to me?

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Antonio "The Rabid" vi dà il benvenuto a questo nuovo appuntamento di "Zona Wrestling meets…". L'ospite di oggi è Stefano Benzi! Direttore di Eurosport e volto storico per ogni appassionato di wrestling italiano!

 

Raggiunto prima via email e poi al telefono, Stefano si è dimostrato molto disponibile e ha deciso di rilasciarci una bella intervista, qui in esclusiva su Zona Wrestling!!

Cominciamo subito con le domande!

 

Allora, Stefano come ti sei avvicinato al mondo del pro wrestling?

In modo del tutto causale quando la rete genovese per la quale lavoravo acquisì alcune produzioni della vecchissima New Japan: si parla degli anni ’80. Commentare era praticamente impossibile: internet non esisteva, il fax era fantascienza. Non sapevo nulla e non avevo alcun accesso a fonti autorevoli. Mi documentai facendo visita all’ambasciata giapponese e presi lezioni dal loro incaricato culturale.

 

Qual è stato il tuo primo incarico nell'ambito del wrestling?

Beh, se con i giapponesi, che poi ebbero molto successo quando la mia rete passò il prodotto al suo network affidando i commenti al mitico Tony Fusaro (io all’epoca ero un giornalista che si occupava di cronaca locale, sport e spettacolo ma non pensavo certo di fare carriera nelle tv importanti), mi hanno buttato in piscina, a Sportitalia mi hanno scaraventato giù dalla rupe. Il direttore di rete comprò le versioni international di Raw, Smackdown e poi di ECW e io cercai di studiare un format che fosse in linea con quella che era la mission di Sportitalia. Raccontare lo sport divulgandolo in modo molto narrativo. Diventai una sorta di storyteller: l’idea di WWENews era del direttore di rete, Bruno Bogarelli, che tuttavia mi lasciò ampia libertà. Decisi di sottotitolare i dialoghi per consentire ai ragazzi di imparare un po’ di inglese, mi divertii a mischiare con il wrestling cose che andavano dal sollevamento pesi alla lotta, dalla storia alla geografia, dal sociale alla cultura americana, dalla mitologia all’aneddotica generale. Per me fu uno sfogo straordinario. Anche se in realtà anche a Sportitalia ero un giornalista che ogni giorno aveva telecronache, trasmissioni, servizi e ore di notiziario da produrre. Il wrestling per cinque anni è stato il mio dopolavoro, per quanto faticoso.

 

Che federazioni segui attualmente?

Assiduamente e costantemente solo la WWE con immancabile cadenza settimanale, poi su You Tube curioso un po’ su tutto il resto.

 

Il tuo idolo assoluto?

Tanti, forse troppi: se devo fare solo un nome Eddie Guerrero. Ma da ragazzo adoravo Tatsumi Fujinami.

 

Il tuo dream match?

Per il risalto che ebbe per l’immaginario collettivo e mediatico Hogan vs Warrior a Wrestlemania VI, il match non fu niente di straordinario se consideriamo gli standard di oggi. Ma l’hype e quell’abbraccio finale furono qualcosa di epico. Aggiungerei tutto il coming up che portò Batista e Cena alla cintura nel 2005 a Los Angeles, per me quell’edizione di Wrestlemania fu una delle mie preferite (la vissi in modo molto intenso avendo ospitato sia Cena, poco prima, che Batista, poco dopo) e poi perché tutta la storyline di Batista che si ribella a Triple con Ric Flair grande vecchio e regista occulto è stata straordinaria.

 

Da quale wrestler ti aspetti il salto di qualità a breve?

Adrian Neville è un fenomeno. Ma nel wrestling non si può mai dire: mestiere a rischio che può comportare conseguenze serissime e improvvise quando meno te l’aspetti. Credo che lo sforzo davvero notevole che la WWE ha fatto con il performance center pagherà in poco tempo.

 

Qual è l'intervista, ad un wrestler, che ricordi con più affetto?

Ne ho realizzate almeno un centinaio… E tutte mi hanno lasciato qualcosa di bello: Ken Kennedy dopo avermi preso per il culo per tutta la trasmissione mi abbracciò fuori diretta e mi fece venire le lacrime agli occhi. Aveva saputo che mio padre stava molto male e io ero lì lo stesso a fare il mio lavoro. Lui aveva perso da poco suo papà ma apprezzò e mi abbracciò. L’intervista con Eddie sei mesi prima che mancasse, quella con sua moglie lontano dalle telecamere due anni fa (quando stavo raccogliendo materiale per il mio libro che deve ancora uscire e chissà quando uscirà), quelle con Edge e Cesaro: perché in entrambi i casi ho parlato più con Adam e Claudio. Ed è meraviglioso quando un wrestler esce dal suo personaggio per concederti la sua persona. Batista, perché mi sono sempre divertito con lui e gli sono molto affezionato, Punk quando non era ancora nessuno, Benoit, poche settimane prime che succedesse quello che è successo… Stephanie, perché è una donna con due palle d’acciaio. Cena, perché è stato il primo ma anche il più frequente nei miei studi. Me ne mancano tante: non ho mai intervistato Triple H e mi piacerebbe molto. Ma sono già stato molto fortunato così.

 

A proposito di Punk, cosa ne pensi del suo ritiro conseguente alla Rumble dello scorso anno?

Punk mi è sembrato una persona molto coerente sicura del fatto sua ma anche intransigente nel suo percorso. Chi pensa che abbia tradito la WWE per interesse o per ingratitudine non ha capito nulla. È un uomo che dà molta priorità alle cose in cui crede e che non valuta solo il denaro ma anche la dignità personale e la coerenza con le proprie idee valori da difendere. Quando si è reso conto che il percorso in WWE si era in qualche modo esaurito lo ha concluso come ha voluto e quando ha voluto. Non ha fatto chiacchiere non ha lanciato accuse, ha solo preso una decisione assumendomene le responsabilità. Mi spiace abbia lasciato la compagnia ma credo sia un periodo di pausa necessario dopo un pushing frenetico e un'attività devastante. Chiunque faccia quella vita per tutti i giorni dell'anno finisce per esaurirsi prima o poi e per perdere il piacere delle cose che fa. Anche un fenomeno come Punk. Capita la stessa cosa ad attori e cantanti. Non sono solo soldi e paillettes.

 

Cosa faresti per far tornare il wrestling al livello di popolarità del 2007 (naturalmente in Italia)?

Non so se le mie idee piaceranno: intanto farei in modo di alzare un po’ il livello di consapevolezza dei fan italiani che è al minimo storico. Non conoscono bene l’inglese, non sanno cos’è una storyline, non sanno come nasce il wrestling e a cosa serve. Ma non è nemmeno colpa loro. In Italia si è creato il partito degli smart (Dioquantosonofigoequanteneso) e dei Mark (seiunbimbominchiadelcazzo). La televisione non ha aiutato: anziché diffondere e divulgare ha diviso e reso ancora più acida una divisione che non ha senso e che in effetti esiste solo da noi. Vado spesso all’estero, e discussioni come quelle che leggo e sento in Italia non esistono. Cambierei stile di commento: non è un cartone animato e non è nemmeno la guerra termonucleare globale. E non credo sia nemmeno l’esercizio egotico di chi sta al microfono. Chi ha un microfono in mano dovrebbe sempre essere consapevole che ogni cosa che dice ha delle conseguenze, nel bene e nel male. Ovviamente riproporrei il commento in chiaro con una visibilità di gran lunga maggiore di quella che abbiamo oggi e poi mi piacerebbe un ‘compendio’, una sorta di prontuario com’era WWENews. Un programma che dia chiavi di lettura chiare e che consenta ai ragazzi di rispondere cose sensate quando si sentono chiedere “che cos’è il wrestling”

 

Un wrestler del passato contro uno del presente?

Non voglio andare sul banale. Amavo molto London e Kendrick magari contro i Lucha Dragons. Adoravo Kennedy una sfida anche a suon di mic-skill contro Cena mi piacerebbe molto. Passato passato rivorrei tutta la vita Eddie. Sarebbe in grado di rendere straordinaria anche la storyline più opaca. E andando ancora più indietro Bray Wyatt contro Raven: due character simili imprevedibili, ombrosi, ricchi di sfaccettature bizzarre.

 

Ti rivedremo mai a condurre uno show dedicato al wrestling sulla tv italiana?

Mai dire mai… Per la verità al momento il mio pensiero è sul ‘cambiare vita’: e dunque basta tv, media, web, giornali, e basta Italia. Vorrei andarmene a vivere all’estero e fare dell’altro. Devo essere sincero: sono stanco di questo paese e della pochezza che offre sia sotto l’aspetto della qualità che delle personalità, soprattutto nel mio settore. Ma la vita spesso sa sorprenderti nel bene e nel male: gli ultimi due anni per me sono stati disastrosi sotto un aspetto umano e professionale. Spero che le prossime sorprese siano migliori di quelle che ho avuto.

 

E con questa ultima domanda è tutto! Stefano saluta tutti gli appassionati di Zona Wrestling! Spero vi sia piaciuta l'intervista… Un saluto speciale a Stefano da parte mia, l'anno scorso l'ho conosciuto ed è stato davvero disponibile con me, mi ha regalato addirittura 2 biglietti per lo show di Torino e fatto entrare negli spogliatoi facendomi conoscere Damien Sandow! Un gesto che non dimenticherò mai!

 

Adios da Antonio "The Rabid"!