Sapete il detto “Il cavallo buono si vede a lunga corsa” ? Lo si declama quando il giudizio su un evento viene espresso, frettolosamente, dopo solo le prime battute, non tenendo conto di quanto possa incidere il futuro, in maniera a volte anche decisiva, su un processo. La WWE targata TKO, o per meglio dire la WWE di Triple H, ha battuto innumerevoli record in questi primi 3 anni di regno; Numero di sold out delle arene, accordi miliardari con piattaforme streaming, contratti televisivi, indici di gradimento, visualizzazioni sui social. Sotto tutti gli aspetti, questo nuovo modo di proporre il wrestling, ha ottenuto un consenso pressoché globale. Tuttavia, come accade spesso, ogni tendenza descrive una curva del successo, dove inizialmente si alza raggiungendo un picco dopo il quale, con una costanza quasi inevitabile, la curva discende, incontrando i primi fallimenti e le prime titubanze. Credo che la WWE stia per attraversare questo periodo.
Dopo il boom relativo all’anno 2024, è un inizio scoppiettante del 2025, dove le tappe degli show sono state tutte sold out, dove i PLE hanno battuto costantemente i record di incassi, e dove l’ultima Wrestlemania ha intasato i social per diverso tempo, la WWE sembra aver perso quello “smalto” caratteristico. Non si sente parlare di sold out da un po’, e l’ultima conferenza stampa post-PLE, quella di Elimination Chamber, non è stata un profluvio di annunci in pompa magna come ci aveva abituato Triple H, il quale si è limitato a raccontare come fosse stato epocale il turn di John Cena. Inoltre, e se vogliamo cosa più importante, alcune scelte del team creativo sembrano altamente contestabili: La vittoria di Jey Uso alla Rumble, ad esempio, con sua conseguente profilazione come Main Eventer di Wrestlemania 41. Lo scrissi a suo tempo: Jey Uso fu una scelta sbagliata. L’originalità che aveva tempo fa sembra essersi sbiadita, complice anche una sua incapacità di dare spessore ai suoi promo, scialbi e inconsistenti. In aggiunta, la sua opportunità titolata contro Gunther l’ha già avuta e, avendo rimediato già una sconfitta abbastanza pulita, ci si domanda cosa sia cambiato in vista di questo ennesimo confronto. Ciò posto che vinca; Dovesse, Dio ce ne scampi, perdere contro l’austriaco a Wrestlemania, temo che per lui sarà davvero difficile risalire la china in futuro.
Il turn di Cena va annoverato tra le cose positive fatte in questo periodo, anche se i suoi promo da Heel potevano essere scritturati in maniera più incisiva, invece risultano puerili e piagnucoloni. La rivalità tra Priest e Drew è collocato come un riempitivo, un impegno momentaneo per entrambi i lottatori per i quali, evidentemente, non c’era di meglio da fare. Tuttavia, lo costruzione di questa faida, è ridondante e per nulla originale, fatta com’è di continue aggressioni (tutte uguali), e di nessun discorso promozionale. In sintesi, assistiamo a questo immenso astio tra i due, senza capirne le profonde ragioni, e senza partecipare attivamente alla rivalità. Ne restiamo spettatori “estetici”. I titoli secondari sono presto finiti a fare da comparsa, nonostante l’inizio dell’Era Triple H aveva dato propulsione alle cinture. Il titolo U.S. continua a stare in un limbo di disinteresse, passando di mano spesso, e spesso ritornando agli originari possessori. Quello intercontinentale può essere la consacrazione di Bron Breakker, che però ha ancora troppo poco spazio televisivo, e troppa poca attenzione del team creativo, per essere valorizzato appieno. Insomma, in definitiva, la curva di spettacolarità, quella piena di colpi di scena e di belle emozioni, sembra in lenta discesa. La WWE pare avere un periodo di mancanza di genio creativo, e di brillantezza delle storyline. Adesso tocca riprendersi, navigando in acque mosse, per raggiungere finalmente la prossima terra ferma. Ciò che ha reso Vince McMahon grande, e grande il suo prodotto, è stata la capacità di superare i tantissimi momenti bui e le innumerevoli crisi che ha vissuto. Fin troppo semplice segnare un rigore a porta vuota. Tutto cambia se, però, tra i pali ci metti Buffon.








