L’apertura di AEW Dynamite ha regalato uno dei segmenti più emozionanti e autentici degli ultimi mesi, con Hangman Adam Page e Will Ospreay che hanno messo a nudo le loro anime in vista della finale del torneo Owen Hart a Double or Nothing. L’intensità del loro confronto verbale è stata tale da convincere Tony Khan a spostare il loro match nel main event del pay-per-view.

Il rispetto reciproco e la birra condivisa

Il segmento si è aperto con Will Ospreay che ha congedato la sicurezza, rassicurando che non ci sarebbero stati scontri fisici. In un gesto di distensione, l’inglese ha fatto portare due birre sul ring, offrendo la sua a Hangman come scusa per il gomito involontario della settimana precedente. “Ogni volta che vengo colpito in faccia, è un miglioramento”, ha scherzato Ospreay, mostrando il lato più umano del suo carattere.

Page inizialmente ha rifiutato la birra, mantenendo una distanza emotiva che rifletteva la serieità del momento e forse la sua lotta personale con l’alcol, un tema ricorrente nella sua storyline.

La richiesta di Ospreay per il main event

Will Ospreay ha rivelato di aver chiesto a Tony Khan che il loro match chiudesse Double or Nothing, nonostante dovesse seguire il brutale Anarchy in the Arena. “Molti pensano che sia pazzo, ma perché dovrei voler seguire uno dei match più brutali e distruttivi? Perché voi non capite cosa c’è in gioco”, ha spiegato il britannico.

Per Ospreay, vincere significa non solo conquistare la Owen Hart Cup, ma anche avere la responsabilità di riportare il titolo mondiale AEW nella sua Inghilterra natale. Ha parlato con passione dei suoi viaggi settimanali dall’Inghilterra, dei jet lag e del sacrificio fisico, ma soprattutto del desiderio di difendere il titolo a Forbidden Door a Londra: “Voglio portare il titolo a casa e mostrare a tutti che il loro piccolo principiante è cresciuto. Voglio che mio figlio mi guardi come il campione del mondo”.

Il discorso straziante di Hangman Page

La risposta di Hangman Page è stata uno dei momenti più toccanti della televisione wrestling recente. Con una voce carica di emozione, Page ha tracciato la linea che lo separa da Ospreay: “Will, questa è la differenza tra noi. Tu lo vuoi, ma l’ho già vissuto. Per te questo potrebbe essere un traguardo professionale, ma per me è personale. Io non voglio questa opportunità, ne ho bisogno”.

Page ha poi rivelato i dettagli più dolorosi dei suoi ultimi due anni: “Ho sprecato due anni della mia vita, pieni di dolore, tristezza e odio. Non ho vinto un singolo titolo o torneo. La cosa peggiore è stato quando, la mattina di Natale, mio figlio era seduto sul pavimento a giocare con i suoi nuovi giocattoli e mi ha guardato mentre fissavo fuori dalla finestra. Sai quanto sono deluso?”

Il peso della redenzione

Il cowboy ansioso ha continuato spiegando perché per lui vincere significhi molto di più di un semplice titolo: “Ho bisogno che mia moglie smetta di guardarmi con pietà e si senta come l’uomo di cui si è innamorata. Ne ho bisogno per lei, per mio figlio, e per i fan che mi hanno sostenuto. Ho bisogno di sapere che c’è una luce alla fine di questo tunnel di due anni all’inferno”.

La confessione più dolorosa è arrivata quando Page ha ammesso di aver visto la delusione negli occhi di suo figlio, che lo guardava cercare alla finestra qualcosa che non sarebbe mai tornato – probabilmente riferendosi al wrestler che era una volta, prima della spirale di negatività che ha caratterizzato la sua storyline.

Il confronto sui sacrifici e sui metodi

Will Ospreay ha risposto mettendo in dubbio i metodi che Page potrebbe usare per vincere, ricordando l’episodio con Christopher Daniels: “Hai intenzione di colpirmi con una sedia? Hai intenzione di farmi del male così tanto da costringermi al ritiro, come hai fatto con Christopher Daniels?”

Ospreay ha rivendicato la sua integrità: “A volte il mio meglio non è bastato, ma non ho mai tirato fuori l’arbitro dal ring o mi sono lamentato con il capo. Se ho perso, ho perso lasciando tutto sul ring e guadagnandomi il loro rispetto”.

La sfida finale e il patto reciproco

Il momento culminante è arrivato quando i due hanno discusso della sfida più grande che li attende: Jon Moxley. Ospreay ha ammesso di non aver mai battuto Moxley in due tentativi, mentre Page sa come sconfiggerlo. “Portami quell’intensità domenica, perché se riesco a batterti so che posso battere Moxley”, ha dichiarato Ospreay.

Il britannico ha poi elencato le sue vittorie contro leggende come Kenny Omega, Kazuchika Okada e Bryan Danielson, rivendicando il titolo di “migliore al fottuto mondo”. Ma ha anche mostrato rispetto verso Page, promettendo supporto reciproco: “Se hai bisogno di un amico che ti copra le spalle, io ci sono. E spero che se vincessi io, tu faccia lo stesso”.

Il simbolismo della birra e la conferma del main event

Il segmento si è concluso con Ospreay che ha offerto nuovamente la birra a Page, questa volta accettata dal cowboy. Entrambi hanno bevuto – Ospreay lasciando che la birra gli colasse sul petto, Page bevendo effettivamente – sigillando un patto di rispetto reciproco.

Il momento ha convinto Tony Khan a ufficializzare quello che Ospreay aveva richiesto: il loro match chiuderà Double or Nothing come main event, un riconoscimento dell’intensità emotiva e della qualità del loro confronto.

L’impatto sulla narrativa AEW

Questo segmento rappresenta un bell’esempio di wrestling storytelling: due uomini che raccontano storie diverse ma ugualmente radicate nel passato. Ospreay incarna l’ambizione del wrestler che vuole conquistare la vetta mondiale, mentre Page rappresenta la redenzione di un uomo che cerca di ricostruire non solo la sua carriera, ma la sua identità come padre e marito. Il promo si è giocato sulla differenza tra “volere” e “avere bisogno” che Page ha sottolineato toccando il cuore della narrativa: per Ospreay si tratta di realizzare un sogno professionale, per Hangman di salvare la propria anima.

La AEW sta quindi proponendo questa finale a Double or Nothing non solo come la finale di un torneo, ma come il culmine di due viaggi personali profondamente diversi, con il vincitore che guadagnerà non solo la Owen Hart Cup ma anche una shot al titolo mondiale ad All In Texas.

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