Aveva lunghi capelli biondi che ondeggiavano ben oltre le spalle, lungo la schiena. Aveva due occhi difficili da decifrare, che anche quando allegri lasciavano passare un po’ di oscurità, come se avessero un fondo nero, un’ombra sempre presente, anche quando la luce li illuminava. Aveva un talento, o forse più di uno, e aveva tanto, tanto coraggio.
Era una Professional Wrestler, e non era affatto facile.
Evelyn era il suo nome ed era nata a Tampa, in Florida. Ben presto si era trasferita a Nashville, in Tennessee. Sin da piccola il mondo della lotta l’aveva appassionata e sin da piccola aveva deciso che sarebbe diventata una lottatrice, ma con doppio lavoro e doppia difficoltà. Già, perché all’epoca non solo bisognava farsi spazio in quanto donna, bisognava anche farsi spazio in quanto non protetta di Fabolous Moolah, guru incontrastata, avversa e maligna, del Wrestling femminile dell’epoca.
Sta di fatto che Evelyn riesce a farsi un nome e a costruirsi una carriera. Nel farlo accende alcuni riflettori su di lei e un signore, chiamato Gary Hart, decide di volrle dare un’occasione per brillare. Chiaramente l’unica stella a splendere all’epoca doveva essere Moolah, pena il non fare passare nemmeno una lottatrice in costume sui quadrati d’America tagliando quella fetta di pubblico maschile che, allora come oggi, ciò che guarda sono gli orli dei costumi e non i German Suplex, ma per Eevelyn si poteva tentare uno Switch. Nel corso degli anni infatti, molti titoli erano cambiati di mano per una serata o due, cosi da dare il giusto tributo all’eroe di casa e poi restituire la cintura al campione che serviva a livello nazionale. Ric Flair e i suoi titoli sono l’esempio lampante. Anche la stessa Moolah aveva accettato in diverse occasioni di perdere la cintura per qualche ora, ma sempre contro lottatrici della sua scuderia, e l’unica volta che la Wrestler fu estrnea al suo team, si era finiti con uno Shoot e con una cintura lontana da Moolah per un quantità di tempo che varia a seconda di chi racconta: 2 giorni per la matriarca, 5 mesi per la sua avversaria, al secolo Sue Green.
Moolah, nonostante Evelyn non fosse una delle sue e nonostante non le piacesse per niente perdere quella cintura nemmeno per un momento, accettò per rispetto a Gary Hart, del quale si fidava ciecamente. Evelyn riuscì a vincere la cintura, realizzare un suo piccolo sogno e poter dire di essere stata campionessa, lasciando quel biondo ossigenato e potendosi guardare allo specchio, finalmente, in quanto lottatrice e non oggetto. Quel regno non sarà mai davvero riconosciuto, come molti altri in mezzo ai 28 anni di dominio di Moolah, ma anche se non ufficialmente, Evelyn ha avuto la cintura alla vita.
Nel corso della sua carriera e della sua vita, però, Evelyn aveva sempre avuto qualcosa sovrapposto, che col passare degli anni era diventato sempre più sovrapponibile e alla fine, purtroppo, era venuto fuori nonostante le gioie e i successi. Evelyn, infatti, aveva seri problemi di depressione e salute mentale.
Questi problemi l’avevano portata prima alla fine della relazione con Edward McDaniel, noto al mondo come Yahoo, poi al divorzio col suo primo marito Donald Jardine, anche lui un pro Wrestler famoso per essere “The Rope Walker”, tutta America lo conosceva come The Spoiler.
Ma il fatto più grave avvenne nel 1986.
Evelyn Stevens era nella palestra di proprietà del suo nuovo fidanzato Frank Riegle, quando, a dire della donna, questo avrebbe iniziato a malmenarla come spesso accaddeva. I problemi di Evelyn la spingevano a comportamenti al limite del sopportabile e probabilmente le liti si erano accese sempre di più fra i due.
Evelyn però non ci stava e decise di difendersi. Quel giorno, alla palestra, portò con se una pistola. Quando Frank cercò di aggredirla per l’ennesima volta, lei prese l’arma dalla sua borsa e sparò due volte. Frank cadde a terra senza vita. Un proiettile aveva trapassato il suo polmone destro, l’altro il suo cranio, passando per la faccia.
Evelyn fu arrestata nelle ore successive. Ne vennero mesi di processo nei quali la sua tesi si scontrava con altre testimonianze della non aggressività del defunto fidanzato. Tutto finì con la condanna a vent’anni di carcere, che poco tempo dopo verranno ridotti a solo 5, per la buona condotta e per la concessione di un giudice che ritenne la tesi e i problemi di Evelyn, una giustificazione sufficiente per poter essere riabilitata e restituita alla società dopo soltanto 5 anni.
Evelyn oggi ha 82 anni. Vive col peso o con la leggerezza di quel’omicidio. Vive sapendo di aver peccato togliendo la vita a un uomo o di essersene liberata. Vive nella sue mente anziana ogni ricordo, dal freddo della pistola prima dello sparo, al caldo della stessa dopo aver premuto il grilletto.
E’ arrivata a creare, senza volerlo, un parallellismo con la sua carriera, quasi come a confermare che un Pro Wrestler, quando diventa tale, non può più uscire dal personaggio, prende qualcosa dalla fantasia di chi lo ha creato e se la appiccica nei punti cardine del cervello. Aveva lottato tanto per essere libera e alla fine c’è l’aveva fatta nel mondo del Wrestling: libera dagli uomini, libera da Moolah, libera dai pregiudizi. Se non avesse fatto qualcosa anche per vivere libera fuori dal Ring, non ce l’avrebbe fatta ad andare avanti. Non se lo sarebbe perdonato. Valeva la pena tentare, anche con rischio di andare oltre.








