E’ lunga la strada per diventare un Pro Wrestler. Lo è nella grande maggioranza dei casi. Ci si deve dedicare anima e corpo, lasciare tutto alle spalle e lavorare soltanto su quello, come un’arte, come dipingere, come scrivere. Se vuoi che diventi il tuo lavoro, il tuo modo di vivere, devi farlo senza sosta, senza pausa, senza altro. Per questo, quando qualcuno che si è dedicato ad altro nella sua vita ed arriva al Wrestling tramite una corsia preferenziale, viene criticato, screditato. In realtà chi arriva da una corsia preferenziale e perché, probabilmente, quella corsia preferenziale se l’è guadagnata facendo altro, sudando per altro, lasciandosi tutto alle spalle per altro. Per qualcosa che non era il Professional Wrestling, si, ma il sangue e il sudore, quasi sempre, hanno lo stesso sapore.
In questo 2025, fra le morti illustri, è passato a miglior vita anche un signore che questo cammino lo aveva seguito. Si chiamava Stephen Douglas McMichael, era soprannominato Mongo e veniva dal football americano. Non era particolarmente bello, non era particolarmente bravo, non era particolarmente niente. Si è innamorato del Wrestling e il Wrestling lo ha premiato.
Aveva giocato in 3 squadre: i New England Patriots, franchigia che lo aveva draftato rendendolo un professionaista, i Chicago Bears, squadra nella quale ha speso la maggior parte dei suoi anni da giocatore di Football, e i Green Bay Packers, acerrimi nemici dei Bears nei quali ha giocato soltanto un anno. Quando la sua carriera nel football finisce, decide che quel pallino che ha in testa da anni, quel sogno da “uomo grande” che ha sempre avuto nel cassetto, anche se parecchio infondo, forse può dargli una seconda vita. Sua moglie era in quel mondo da anni, perché non provarci? E torna a lavoro. Schiena piegata, concentrazione e impegno.
Approfitta di un collega per avvicinarsi al Pro Wrestling e lo fa, pensate, nella World Wrestling Federation. E’ il 1995 e la compagnia di Vince McMahon sta organizzando per il Main Event di Wrestlemania XI un Match fra Bam Bam Bigalow e Lawrence Taylor, probabilmente il più grande Linebacker della storia del football americano, sicuramente uno dei più grandi giocatori di sempre. Mongo è uno di quegli atleti che lo accompagna e fa squadra per evitare che altri Wrestler sodali di Bam Bam Bigalow intervengano.
Fa solo qualche apparizione, niente di che, ma li capisce che adesso la sua strada deve essere quella, giura fedeltà al suo nuovo mondo e continua ad allenarsi.
Ma non continua ad allenarsi in un posto qualunque, si allena nel Powerplant, la palestra della World Championship Wrestling, il posto che può regalarti il palcoscenico del Main Stream, il grande salto, la grande occasione. E cosi sarà. Steve McMichael dopo tanto duro allenamento riesce a prendersi un posto nel Roster della WCW e dopo pochissimo riesce, addirittura, ad entrare a far parte di una delle Stable più importanti di sempre: i Four Horsemen.
Il resto è storia. La sua carriera nel Wrestling, fra alti e bassi, dura 4 anni, un tempo per niente scontato considerata la vita precedente passata a giocare a football. Si toglie le sue soddisfazioni, diventa importante, è parte attiva delle rivalità con l’NWO, è uno dei protagonisti della Monday Night War. E’ parte della storia. Non lo è soltanto perché sua moglie era Debra Marshall, non è soltanto perché era un giocatore di Football famoso, lo è anche perché ha saputo reinventarsi, ritrovarsi, appropriarsi di un futuro che in questi casi è spesso una monetina lanciata in aria, di quelle che non sai mai se la faccia che ti spetta è quella del paradiso o dell’inferno. Ma soprattutto ha sposato una causa con tutte le sue forze e pur non diventando un campione del mondo, ha dimostrato rispetto e il Wrestling, dalle compagnie ai fan, questo rispetto glielo hanno restituito indietro.
Steve “Mongo” McMichael è morto il 23 aprile di quest’anno, stroncato da una brutta malattia. Se n’è parlato poco, perché non è Hulk Hogan, non è nemmeno Sabu. E’ normale, per carità, ma anche per questo ci siamo noi, per ricordare anche chi, pur partendo da un altro punto, è arrivato dove tutti noi lo aspettavamo, dove tutti noi aspettiamo sempre ogni Pro Wrestler, al nostro godimento, al nostro piacere. Non importa da dove vieni in questo business, importa dove arrivi. Quindi un sentitissimo grazie anche Steve, per ogni osso rotto su quel quadrato.








