Cosa sta accadendo alla All Elite Wrestling? Dopo la conclusione del Continental Classic, la compagnia ha smesso di raccontare e di dare profondità alle storie, alternando piccoli semini a tanti match buoni o discreti. Ma gli show procedono grazie alla narrazione, in grado di appassionare i fan e costruire qualcosa di appetibile per il futuro.
Tony Khan e i suoi hanno messo tutto a bagnomaria. È un continuo rinviare rinviare cose che potrebbero trovare una accelerata in tempi brevi. Oppure si nota una mancanza vera di contesto nelle varie categorie: intendo intorno agli svariati titoli che la AEW ha introdotto nel tempo.
A che punto siamo
MJF avrebbe una fila lunghissima di pretendenti, ma al momento sta vivendo situazioni di transizione. Nulla di diverso da quanto vissuto da Page in precedenza. Nulla di male: Bandido e Brody sono un ottimo diversivo. Ma servirebbe dare maggiore consistenza ai regni per la cintura. Mondiale. Intanto gli avversari, quelli veri, sono stati messi in standby. Come l’avversaria di Kris Statlander: è Thekla, ma siamo settimane che si tocca e si sfiorano, ma rimanendo sempre in superficie. Per fortuna settimana prossima ci sarà il match titolato.
Con gli FTR si sta prendendo tempo. Anche in questo caso una sfilza di avversari di transizione, qualche buon match, in attesa che si decidano a far tornare Copeland e Christian Cage. Willow e Harley navigano attorno a Kris, ci sarebbero Megan e Penelope (o Marina) pronte ma anche qui c’è da attendere.
Non parliamo di Ricochet, Jon Moxley e Okada. Mark Briscoe si ritrova El Clon come +1 (come lo era stato Hechichero) e nessuno davvero attorno. Gli altri, idem.
E il resto? Swerve e Page si sono temporaneamente dimenticati di MJF. Don Callis e Death Riders si stanno annusando ma senza accelerare davvero. La Family ha dei problemi interni sui quali stanno andando a passo di lumaca. Troppi e troppe wrestler che entrano e escono negli show senza un processo definito.
Tempo e storie
La AEW sta scontando un problema di tempo. Da Worlds End a Revolution ci sono poco più di due mesi di distanza. In mezzo c’è Grand Slam. Se una compagnia focalizza le proprie storie in funzione di un ppv, allora ci troviamo in un limbo in cui tutto succede e niente succede. Dove bisogna rallentare, provando a sfidare la pazienza dei fan con una serie di match di discreta o buona fattura.
Perché questo sono diventati Dynamite e Collision: una sequenza di incontri, anche piacevoli. Ma poco, pochissimo altro. Non che sia un male, vista la qualità mostrata sul ring. Ma abbiamo bisogno di essere accompagnati dentro gli show anche con le parole, con i fatti, con le storyline. Che sono il motore di uno show.








