Il wrestling è negli occhi di chi lo guida. Per fortuna, chi guida non lo vede allo stesso modo. Consentendo ai fan di appassionarsi a diversi stili, ottenendo l’opportunità di veder variare le proprie emozioni. Però capita che sui singoli wrestler, lo sguardo sia decisamente lo stesso. Non è un caso: non tutti gli atleti sono nati per ricevere push, spazi importanti, interesse.
Prendo come spunto ciò che è accaduto in questo ultimo anno e infine alla Royal Rumble. Ci sono stati dei wrestler che legittimamente hanno scelto di passare in WWE dalla AEW. Wrestler che in cuor loro pensavano di ottenere maggiore risalto, maggiore esposizione, magari qualche titolo e qualche match di alto profilo. Ad aiutare questo esodo anche l’impacchettamento che la WWE fece per il debutto di Penta. Una produzione di altissimo profilo, supportata da un inizio interessante fatto di una sequenza di vittorie e di presenza live.
Purtroppo a quel bel debutto, non c’è stato un seguito importante né per Penta, né per gli altri che sono venuti dopo. Non perché si trattassero di atleti scarsi. Ma perché ci sono evidentemente ruoli che si possono e non si possono coprire.
Penta e Fenix scelsero la WWE perché si ritenevano “castrati” nella categoria tag team, e ritenessero di poter ottenere di più liberandosi dall’abbraccio degli Young Bucks, loro avversari storici. Il buon Bisi, sulla pagina del Kollettivo Pan di Stelle (sempre molto caro a Zona Wrestling), fece una disamina che apparve forse prevenuta e anche cattiva su Penta, andando a toccare anche il futuro di Fenix. Scrisse che dopo il bel debutto sarebbe stato rinchiuso nella categoria dei messicani, per poi vedersi sgonfiare tutto l’hype intorno e sparire nell’anonimato. Purtroppo ci prese in pieno.
L’8 maggio del 2025 uscì una notizia secondo cui la WWE stava pensando di riunire i Lucha Brothers. L’hype di Penta era già scaduto, Fenix era stato aggiunto al volo a Wrestlemania per… perdere con El Grande Americano. E il prosieguo dell’anno è stato avaro di soddisfazioni per i due, che si sono ritrovati poi alla Rumble per uscire senza lasciare traccia.
Aleister Black fece capire di aver lasciato la AEW perché non gli veniva data una opportunità consistente come single wrestler. Eravamo rimasti ai suoi cronici problemi alla schiena, che pare stiano ancora incidendo sulla sua forma fisica. A Smackdown ha avuto un feud di (quasi) primo piano con Damien Priest, perso. Secondo gli analisti americani, il feud è stato fiacco e l’utilizzo del suo personaggio ripetitivo. Insomma, rispetto al passato nessun passo in avanti.
Il caso più eclatante è senza dubbio quello di Rusev. Che in AEW è rimasto fuori per tanto tempo a causa della sua decisione di opporsi alle proposte creative della compagnia. Rimangono certamente l’intenzione di non accettare un feud con Hangman Page per non jobbargli e l’espressione, riportata da insider e qualche collega, di sentirsi “un pesce grosso in un piccolo stagno”. Insomma, avrebbe voluto una posizione, un ruolo di primo piano che la AEW non aveva intenzione di dargli.
In una intervista con Sports Illustrated dello scorso agosto, Rusev disse di essere andato in AEW per dimostrare di essere il migliore ma che il suo obiettivo principale era sempre stato quello di tornare in WWE e puntare al titolo del mondo. Proposito che – probabilmente – la WWE gli aveva pure paventato, qualora fosse andato tutto bene.
Non è andata bene. Anzi, il percorso per certi versi non è stato tanto differente rispetto a quello in AEW. Ha avuto sì un discreto feud con Sheamus, ha provato a inserirsi nel discorso per il titolo Intercontinentale. Poi però è finito a Main Event. E alla Rumble è passato totalmente inosservato.
Cosa vuol dire questo discorso? No, non significa che la AEW è meglio della WWE. Significa invece che gli occhi di chi guarda al business sono vanno qualche volta nella stessa direzione. WWE e AEW non sono cattive quando decidono di non puntare sui wrestler sopracitati. Fanno delle scelte dettate da tanti fattori, dalla direzione che vogliono dare al prodotto fino al responso del pubblico.
Però in questo caso cosa ci aspettavamo? Penta vive ancora della luce che gli diede Lucha Underground e dei matchoni in coppia col fratello. Ma in singolo nelle major è sempre stato un midcarder. Fenix è un prodotto cruiser in un tempo in cui le categorie si sono mescolate e il Cruiser title non esiste più. Entrambi sono riusciti a funzionare in TNA perché incasellati in contesti adatti, meno schematici (forse).
Aleister non è mai stato main eventer neanche in Europa. Buonissimo atleta di coppia, apprezzabile in singolo ma sempre in appoggio alla narrazione di qualcun altro e non per se stesso.
Rusev? Un commentatore americano ha scritto che “superato il momento di contrapposizione ideologica con John Cena, non ha incantato neppure nel suo primo stint in WWE. Inserito a forza nelle storyline della moglie è andato over grazie a un meme (Rusev Day, ndr), è stato poi licenziato. E nessuno si è accorto della sua mancanza”.
Probabilmente il collega esagera. Però nella sua carriera, il bulgaro è stato un onesto midcarder. Tanto in WWE quanto in AEW. E continuerà ad esser valutato così – magari – per il resto della sua carriera. Come Penta, come Fenix e come Aleister.








