Ben ritrovati su Zona Wrestling col commento ai ppv/ple del wrestling nell’anno 2026. Un inizio un po’ atipico perché rispetto alle passate review, chi vi scrive è il buon Corey – che ha da poco festeggiato 19 anni di articoli e analisi su questo sito. Per recensire l’edizione appena conclusasi di Royal Rumble in Arabia ho scelto di farmi accompagnare da uno special guest, un bel ritorno per chiunque segua questo sito da tempo: Mauro Cambus.
Di seguito le nostre impressioni e i nostri voti!
Women’s Royal Rumble Match – Winner: Liv Morgan
Corey: C’è un problema di scrittura che si porterà dietro questo PLE. Ovvero strutture che spesso rendono inutili incroci, discorsi, feud in corso. Si parte proprio dalla Rumble femminile. Dove ci fanno annusare possibili contrasti iniziali tra Charlotte e Alexa, ma le due continua a rimanere amiche. Ci riprovano poco dopo quando Char elimina Nia, e Nia si porta via Alexa. Molto casuale. Poi non accade assolutamente nulla di interessante. Zero. Fino all’ingresso di Rhea e in seguito fino alla numero 30 assistiamo a un miscuglio di eliminazioni insensate (Becky la più eclatante), feud in corso che non vengono presi in considerazione, un ring ingolfato di troppe atlete, Lash Legend che improvvisamente diventa Kane (sarebbe stato meglio sfruttare il tag con Nia). C’è una fortuna però: quando fra una decina di anni ci ricorderemo di questa Rumble, ci ricorderemo dei tre minuti finali. A Liv, Sol e Tiffany vanno gli applausi: non solo sono state brave a mettere in fila le eliminazioni, ma sono anche state in grado di darci quel pathos che un match del genere richiede. Tanta, tantissima roba. Infine vorrei menzionare la buona prova di Jacy Jayne: esattamente come accadde con Roxanne Perez un anno fa, ha dimostrato di poter essere pronta a prendersi la scena anche nel main roster.
(5,5 / 10)
Mauro: Lo show è iniziato, come da previsione di molti, con la Rumble femminile che, premetto, ho trovato buona e complessivamente più interessante e coerente di quella della controparte maschile, pur essendo accomunata con essa per alcuni aspetti negativi che andrò ad esprimere in seguito. Innanzitutto, ho trovato l’accoglienza del pubblico presente e pagante in quel di Riyadh per la divisione femminile e le 30 superstar in gara alla lotta reale più calorosa e sentita rispetto alle (mie) aspettative, sebbene ci siano stati naturalmente dei picchi di interesse e partecipazionecontrastati da momenti di minor coinvolgimento nel lottato e/o nelle wrestler. È doveroso evidenziare figure come Sol Ruca, Lash Legend, Kiana James e Nattie che, chi per poca presenza nel main roster e, quindi, meno esposizione all’attenzione di fan e media (Sol, Lash e Kiana) e chi per una nuova e migliorata personalità (la nostra ex Natalya), hanno stupito con delle performance di gran calibro. Nello specifico, Sol sembra ormai essere ben pronta ad un prossimo approdo nel main roster con un’ennesima dimostrazione del suo talento e la sua top3 nella Rumble, in gara nei momenti finali del match con due star ormai consolidate come Liv Morgan e Tiffany Stratton; d’altra parte, Lash ha preso in mano la staffetta “lasciatale” dalla compagna di coppia Nia Jax (la quale era stata eliminata piuttosto precocemente ancor prima che Lash arrivasse al #15) e ha dimostrato la sua forza e lasciato la sua impronta con le sue 5 eliminazioni (record per questa Rumble). La Rumble in sé ha avuto momenti di apice, tra cui l’inizio con Charlotte Flair e Alexa Bliss e un loro scambio di parole e false mosse particolarmente interessante, specialmente dopo il loro piccolo qui pro quo avvenuto a SmackDown, l’arrivo (e unico vero ritorno di questa Rumble) di Brie Bella che ha un po’ svegliato il pubblico arabo e lo ha, anzi, mandato in visibilio, e la parte finale dello scontro, che dall’eliminazione di Rhea Ripley in poi ho trovato essere emozionante e carica di energia e di azione non-stop. Altri momenti interessanti sono state le eliminazioni shock di Alexa da parte di Charlotte e quella di Raquel Rodriguez da parte di Liv, coppie e tag team che potrebbero avere un futuro non proprio roseo nelle prossime settimane e mesi, e l’eliminazione di una star di punta come Becky dopo una presenza piuttosto scarna nel match da parte di Nattie, evento che probabilmente porterà ad un programma tra le due prossimamente. Per il resto, la Rumble femminile, come anche quella maschile e come anticipavo all’inizio, ha avuto qualche problema di pacing e di momenti in cui non succedeva granché, o se succedeva effettivamente qualcosa erano eliminazioni dal nulla e inaspettate (anche se non necessariamente “sbagliate”) che hanno moderatamente rotto l’equilibrio ed il flow del match. Nonostante tutto ed in conclusione, il finale è stato strepitoso e Liv, finalmente, dopo due anni in cui è arrivata ad un passo dalla vittoria, è riuscita ad ottenere il traguardo tanto agognato e conquistare la sua prima Royal Rumble e la sua chance titolata a WrestleMania 42.
(8 / 10)
“The Ring General” Gunther vs. “The Phenomenal” AJ Styles (in caso di sconfitta, AJ dovrà ritirarsi dalla WWE) – Winner: Gunther
Corey: Chi non si è emozionato per quel finale? Sono convinto che in parecchi non se l’aspettassero. C’è sempre questa speranza dei fan nei confronti della WWE secondo cui le cose brutte possano non accadere davvero. E invece AJ chiude col wrestling lottato in WWE e lo fa lasciando un buonissimo match, che per narrazione ricorda tanto quello di poche settimane fa a Raw. Pubblico caloroso per loro e un finale che apprezzo. Perché? Perché stanno scrivendo Gunther in una maniera del tutto nuova. Sta diventando più scaltro, più concreto, ragiona di convenienza. È un lavoro che la compagnia ha iniziato parecchi mesi fa. Farlo perdere, sarebbe stato come buttare al vento tutta la narrazione che si era creata. E che deve andare avanti come un treno. Styles fa il suo: accompagna, sella, va vicino alla vittoria, si prende l’onta della sconfitta. Insieme hanno funzionato. Bravi.
(7,5 / 10)
Mauro: La buona partenza dello show è stata seguita da quello che, per alcuni, poteva essere addirittura un potenziale main event dello show, se non quantomeno di un evento principale della federazione, dato ciò che era in palio e in contesa: la carriera (inconfutabilmente grandiosa) del “fenomenale”, AJ Styles. Gunther, d’altro canto, ha intrapreso la strada del, passatemi il termine, “ritiratore” di leggende, avendo già nel suo repertorio blasonato figure di spicco come Bill Goldberg e il 17 volte campione John Cena. Era, dunque, tutto da perdere dal punto di vista di AJ il quale, in caso di sconfitta contro The Ring General, avrebbe dovuto ritirarsi definitivamente ed ufficialmente dalla WWE. Il match è stato molto combattuto da entrambi i lati, con AJ che ha dato sfoggio della sua brillante capacità sul ring ma, soprattutto, di una tenacia e resilienza senza pari e mostrate relativamente di rado in un ring WWE, riuscendo a tenere testa in diverse occasioni all’assalto impietoso di Gunther e riuscendo a resistere diverse volte al suo tentativo di sottometterlo con le sue famigerate sleeper hold. Purtroppo, infine, quella fine a cui non volevamo credere, quel risultato amaro da digerire è arrivato, e AJ non è resistito all’ennesima sottomissione ed ha finito per perdere i sensi, dando la vittoria al lottatore austriaco e dandogli la possibilità di mantenere la sua nuova e temuta fama di “legend killer” nella WWE. Match di grande impatto, godibile dall’inizio alla fine, appoggiato piuttosto bene dal pubblico e che ha lasciato, in ultimo, proprio quel pubblico totalmente ammutolito a seguito del finale forse inaspettato. Dopo il match, AJ fa per lasciare i suoi guantoni sul ring ma alla fine li indossa nuovamente, quindi che sia forse un ritiro solo relativo alla federazione di Stamford nel quale ha passato i suoi ultimi 10 anni di carriera? Lo scopriremo prossimamente.
(8,3 / 10)
Undisputed WWE Championship Match: Drew McIntyre (c) vs. Sami Zayn – Winner: Drew McIntyre
Corey: Non è semplice commentare questo incontro. La qualità c’è, la vittoria consente allo scozzese di andare avanti col suo regno. Però, contando la narrazione che si era generata attorno a Sami, credo che un po’ tutti si sarebbero aspettati un’altra struttura. Quello che hanno messo in scena è stato un “glorified squash”: Drew ha dominato in lungo e in largo per il 90% del match, comandando le varie fasi e lasciando al suo avversario solo alcuni comeback. Se la WWE voleva far capire che per Zayn non ci fossero chances, ci è riuscita in pieno. E ha avuto ragione: a differenza (anche qui) delle attese della vigilia, il pubblico di Riad non ha supportato del tutto il siriano. E tutto sommato la sconfitta è apparsa accettabile. Qualcuno, nel post match, ci ha provato: vedrete che sarà nel main event di Wrestlemania in Arabia. Ma siamo così sicuri? I don’t know…
(6,7 / 10)
Mauro: La disfatta mentale lasciata al pubblico di Riyadh a seguito del risultato del match tra Gunther e AJ si è fatta sentire abbastanza nel match valevole per il titolo WWE tra il campione Drew McIntyre e lo sfidante (ed eroe della folla) Sami Zayn. Per quanto Sami sia sempre stato prevedibilmente appoggiato e sostenuto dai fan presenti per tutta la durata del match titolato, quest’ultimo è stato dominato quasi del tutto dal campione, ed è proprio questo squilibrio di potere e dominanza che ha, forse, incrinato il coinvolgimento complessivo. Dopo un violento assalto a bordo ring e il tavolo dei commentatori arabi distrutto ai danni della schiena del sofferente wrestler canadese, Drew è riuscito, senza subire un’eccessiva controffensiva, a mettere a segno il 3 della vittoria con una doppia Claymore, una prima classica ed una seconda per infierire e per puro godimento personale del campione. Nonostante il record di imbattibilità in Arabia da parte di Sami, il lottatore di origini scozzesi ha mantenuto il suo titolo e la sua streak di vittorie ai danni del suo rivale a seguito di un match che, tutto sommato, poteva dare molto di più, considerando l’enorme potenziale di base.
(6,7 / 10)
Men’s Royal Rumble Match – Winner: Roman Reigns
Corey: Se pensavamo di aver visto tutto con le ragazze, ci siamo sbagliati. Alla vigilia si diceva che fosse davvero impossibile far peggio di tante altre Rumble. Qui invece si sono superati. Spiego: non è un incontro dove la qualità del lottato è un fattore minimo. La narrazione, gli incroci, le eliminazioni hanno un ruolo significativo, essenziale. Se manca un collante fra queste cose, le caratteristiche che ne hanno fatto un punto di riferimento si vanno a perdere. Non mi dispiace l’eliminazione di Bron Breakker, perché inserita in un contesto. E nemmeno l’inizio di Oba Femi, anche se mantenere sul ring Solo Sikoa così poco e così male non aiuta il personaggio. Da questo punto in avanti, il match si perde: ingressi inutili, diverse eliminazioni senza senso logico, assenza di alcuno sviluppo di qualche storyline futura, assenza di alcuna interazione fra wrestler con vicissitudini in passato, Brock Lesnar che viene eliminato nel disinteresse generale come un Mr.Iguana qualunque e prima dell’ingresso di Roman Reigns. Lo starpower dei wrestler di punta non viene sfruttato, e il finale manca di pathos perché complesso, affaticato, con Gunther che prova a vendere la battaglia con AJ (il che lo rende meno lucido nel portare a casa la vittoria). Vince Roman Reigns, come previsto alla vigilia. Ma “l’inaspettato” che Triple H aveva promesso al vigilia dov’è? Ma cosa rimane dopo questo incontro? Nulla. O quasi. Si può salvare l’intervento di Drew, che tenendo fede alla sua promessa, elimina Cody ed evita che possa vincere l’incontro. Purtroppo è stato un incontro scritto in F5, col minimo sforzo, con lo sbadiglio perenne. Persino agli arabi lo hanno capito, visti i commenti negativi lanciati verso Triple H nel post PLE.
(4,7 / 10)
Mauro: Come già accennato nel commento alla Rumble femminile, ho trovato la controparte maschile avere alcuni problemi in comune col match che ha aperto lo show, ma quest’ultimo ha saputo compensare con uno dei migliori finali avuti dal 2018 (anno in cui fu notoriamente introdotto il Royal Rumble Match per la divisione femminile) a questa parte ed è anche per quel motivo che l’ho trovato relativamente più convincente rispetto al main event. L’impostazione di base è stata, in linea di massima, la stessa: punti di spicco in positivo con i primi due ad entrare sul ring nonché future promesse della WWE, Oba Femi e Bron Breakker, l’eliminazione shock di quest’ultimo a seguito dell’intervento di un uomo mascherato e misterioso (Seth Rollins forse?) e alcune performance eccezionali da parti di nuove superstar e personalità come il già menzionato Oba, il quale stava per copiare e incollare la performance di Brock Lesnar durante la Rumble del 2020 con una serie inaudita di eliminazioni, e Je’von Evans e la sua sorprendente agilità; d’altra parte, è anche da segnalare che molte (direi quasi la maggior parte) delle superstar presenti hanno fatto solo da sfondo effimero e poco rilevante a favore di una stretta cerchia di altri contendenti alla vittoria o, d’altro canto, la loro stessa presenza è stata, di per sé, relativamente fuori luogo e confusionaria, motivi che hanno destabilizzato, più che con la Rumble femminile, lo svolgimento e conseguente coinvolgimento nel match. Le stesse performance di Oba e Je’von, come anche quelle che per cui molti avevano grosse aspettative a livello di importanza e spessore nello scontro come quelle di wrestler come Cody Rhodes, il già menzionato Brock, il debuttante Royce Keys (aka Powerhouse Hobbs, unica vera sorpresa di questa Rumble) e LA Knight, sono finite per diventare uno scorcio incompleto ed imperfetto nel quadro d’insieme del main event con delle eliminazioni improvvise e anticlimatiche, in particolare quella di Brock che è stato buttato fuori dal ring dal nulla durante la (lunga) entrata di Jey Uso attraverso il pubblico. Nonostante questi aspetti che hanno lasciato in molti e, per buona parte del match, i fan presenti (forse stanchi) poco coinvolti e interessati a quanto succedeva sul ring, alcune delle presenze già accennate e parzialmente anche la parte finale dell’incontro (per quanto non sia stato concitata e accesa quanto quella dell’opener) hanno tirato su la qualità complessiva del main event, con un Logan Paul (malaugurata unica speranza rimasta in rappresentanza di The Vision) che non ha potuto fare granché nella top4 insieme a Roman Reigns, Randy Orton e Gunther e l’OTC che ha, infine, avuto la sua seconda (e questa volta ampiamente acclamata) e meritata vittoria alla Royal Rumble. Il futuro sembra prospero per il Tribal Chief, che ha davanti, perlomeno al momento e salvo passaggi di titolo inaspettati, un bivio ed una scelta da fare in vista del main event di WrestleMania 42: da una parte Drew, suo rivale storico durante il suo lungo regno di terrore insieme alla Bloodline, e dall’altra CM Punk, suo rivale nel Triple Threat Match che ha fatto da main event alla notte 1 di WrestleMania dello scorso anno e problematica figura col quale ha ancora, forse, qualche conto in sospeso.
(7,2 / 10)
Commento Finale
Corey: Il mio pensiero su Triple H (e Road Dogg) come booker penso sia noto. Però ero rimasto ben impressionato dal mese di gennaio della WWE: show belli, carichi, interessanti dal lowcard al main event. Sono arrivato questo PLE molto felice e interessato, da credere che l’evento sarebbe potuto essere di altissimo profilo. L’evidenza però ci dice che ai 10 passi in avanti se ne siano corrisposti dieci indietro. Diventa incomprensibile come un team creativo possa portare una tale povertà di idee, di struttura narrativa, di volontà nella costruzione del futuro degli show di questa compagnia. Non sono mancate le critiche: lo stesso Roman Reigns non è stato tenero. Così come Jonathan Coachman e altri ex WWE solitamente più benevoli con le scelte portate in scena. L’errore che stanno facendo è che basti il marchio per essere sicuri di ottenere sempre il massimo risultato. Di questo PLE dunque si salva il match tra Gunther e AJ, un pochino quello per il titolo Undisputed, ma poco altro. Spero che Triple H e i suoi sappiano resettare e ritornino a scrivere come hanno fatto a gennaio. Il periodo si fa particolarmente caldo e sarebbe un delitto ripetere l’inesistente road to Wrestlemania del 2025. Do fiducia: il materiale per fare bene c’è.
Voto PLE:
(5,5 / 10)
Mauro: La Royal Rumble 2026, ha complessivamente avuto degli alti di buon spessore e dei bassi confusionari e di dubbia spiegazione.
Prendendo in considerazione, in primis, i due Royal Rumble Match, se c’è una cosa che indubbiamente ed indiscutibilmente rende l’evento uno dei pilastri, se non il pilastro fondante dell’unicità e lo fa diventare quel quid di cui la federazione di Stamford può andar fiera è proprio la tipologia di match in sé ma, in realtà, lo è ancor prima il suo elemento di sorpresa. Quel conto di 10, il non sapere, l’incognita, la variabile. Purtroppo quel quid, quest’anno, è venuto relativamente meno: le poche sorprese, i ritorni attesi ma non avvenuti e la scelta di alcune superstar piuttosto che altre hanno inasprito la godibilità generale e complessiva dell’evento e un po’ quelle che sono state e saranno sempre le alte aspettative per la Royal Rumble, a prescindere che il booking generale del periodo sia fiorente o meno. Parti finali del match, come già menzionato ed in particolare per la divisione femminile, e altri spunti hanno compensato; apprezzabili e sensati i vincitori in quel di Liv Morgan e Roma Reigns. L’importante match tra AJ Styles e Gunther è risultata essere la piccola perla, sia per lottato che per significato intrinseco allo scontro, della serata, col finale relativamente atteso ma compianto e l’addio di AJ alla WWE. Meno d’impatto, a parer mio, il match titolato tra Drew McIntyre e Sami Zayn, il quale è finito senza troppi fronzoli col wrestler scozzese che non lascia molti margini di speranza per un futuro da campione massimo per il suo avversario di Montreal. Pubblico presente al punto giusto, con qualche momento di vuoto e assenza, ed evento complessivamente discreto.
Voto PLE:
(7,5 / 10)








