Che cos’è che trasforma una persona in una persona cattiva? Se ci si ferma a pensare anche solo un secondo, le risposte affiorano come tante nuvolette attorno alla nostra testa. L’assenza di empatia. Il gusto nel vedere gli altri soffrire. Un inaudito egoismo, per il quale si pensa solo a se stessi e si passa con qualsiasi mezzo su tutto e tutti. Non è difficile giudicare qualcuno cattivo, ammesso e concesso che ci sia, davvero, qualcosa che definisca questo aggettivo. Nel Wrestling però non è la stessa cosa. Nel Wrestling un “cattivo” è la definizione di antagonista. E’ colui che sporca ciò che succede dentro e fuori dal Ring, mettendo in luce la grandezza di chi “cattivo” non è. Schema semplice. Impacchettato. Per tutti noi.

Quando però un lottatore, interprete eterno dell’estremizzazione della vita di tutti i giorni, quello schema lo rompe, ecco che da interprete si passa a genio.

Non è facile cogliere la profondità. Non è facile nemmeno immedesimarsi in qualcuno che ragiona, abituati a sentire un microfono che spara ovvietà, o al massimo insulta, anche se in maniera pungente, il suo avversario “buono”. Ma dopo che ci si riesce ad agganciare al filo conduttore di una personalità, allora ci si butta dentro senza freni. Si riesce a scollegare il proprio cervello dall’abitudine al già sentito e si diventa parte di un movimento.

Di solito questo, nella vita reale lo fanno i guru, alcuni statisti, i serial killer. Nel mondo del Wrestling lo hanno fatto Bray Wyatt, Raven, in parte Undertaker, seppur con pochissime parole. Prima di tutti loro però, lo ha fatto il più grande Heel di tutti i tempi. Lo ha fatto Jake “The Snake” Roberts.

Purtroppo, dopo che sono passati quasi 50 anni dalla nascita del suo personaggio, in pochi sono davvero a conoscenza delle sue reali abilità. E’ famoso più che altro per Damien, il suo serpente. Per il fatto che non ha mai vinto un titolo nella World Wrestling Federation. E per i suoi problemi legati all’alcol e agli abusi. Tre elementi senza i quali, Jake Roberts, non sarebbe mai stato, davvero, The Snake.

Quindi si, è giusto che venga ricordato per questi motivi. Ma è giusto anche che questi motivi si spieghino. Si analizzino. E’ giusto che alla fine dei conti si entri dentro per capire ciò che si vede fuori.

Jake “The Snake” Roberts è stato il miglior Heel della storia grazie a Damien, che già di suo terrorizzava bambini e adulti. Conosco persone che non hanno mai più guardato un Match di Wrestling per non essere andati oltre il terrore di quell’animale. Ma se quell’animale, che alla fine non era che un povero rettile prestato allo spettacolo, fu cosi devastante nelle menti, e ci metto un po’ anche la mia, è proprio grazie al suo padrone. Jake amava, rispettava e si fondeva con ognuno di quei serpenti. Lo portava dentro un sacco e nascondendolo occultava la sua mossa più brutale. La più infima. L’arma migliore del boss finale. Scivolava dai suoi avversari in modo viscido, proprio come la pelle del suo compagno e mordeva con espressioni fra il dolore e il diabolico. Carisma oscuro, lo definì qualcuno. Carisma oscuro.

Jake “The Snake” Roberts è il miglior Heel della storia perché è entrato in questa stessa storia senza aver mai vinto un titolo mondiale. Senza aver mai avuto un palcoscenico importante come Roddy Piper. Senza avere mai avuto la possibilità di far piangere i bambini con giochetti stupidi. E’ entrato in questa storia grazie a una profonda psicologia. A un’abilità innata di catturare l’attenzione con lo sguardo, con la voce sussurrata, con dei gesti semplici e allo stesso tempo inquietanti. Non ha avuto bisogno di un Push, di prede facili di otto anni o di Storyline scritte dai migliori. Ha fatto tutto da solo. Con uno dei talenti più cristallini e meno sfruttati di ogni tempo. E comunque ci è riuscito.

Jake “The Snake” Roberts è il miglior Heel della storia perché dentro di se aveva un bagaglio di vita terribile. Ha saputo tirare fuori il peggio dal suo personaggio perché il peggio, nel corso della sua esistenza, lo avevano tirato fuori le persone reali con lui. Abusi, tradimenti, pestaggi. Ha imparato l’arte della paura nella strada e soprattutto, cosa molto, molto peggiore, fra le mura della sua casa. Tutto questo lo ha messo dentro un canale e lo ha sparato fuori. Lo ha sputato a denti stretti, con una punta di lingua e con un’espressione terrificante. Sfogando tutto in un climax che ogni sera sudava sul Ring e portava chiunque al limite. Non importa se il limite della paura o della credibilità. Sempre al limite, come quando aveva una bottiglia in mano, o un flacone vuoto buttato sul tappetino della macchina.

E’ morto decine di volte il buon Jake. E’ rinato altrettante. Ha camminato e continua a camminare su un filo debole. Ha imparato l’arte della resilienza e continua a combattere contro un demone che nonostante se ne sia andato dal suo corpo, sta sempre li a guardarlo da vicino.

Tutto il suo smisurato talento, tutta la sua grandezza sportiva e la sua spettacolare abilità, non gli sono serviti a diventare un campione del mondo. Non è in quella lista. Tutto ciò però ha fatto si che potesse conoscere il mondo, le persone e la società. Ha fatto si che potesse incontrare qualcuno che lo aiutasse in più di un’occasione a venirne fuori, ancora una volta. Con il sudore ed il sangue ha sputato anche volontà. Il suo dono gli ha fatto vincere la salvezza. E la salvezza è il titolo, la cintura, il riconoscimento, o chiamatelo come volete voi, più importante di tutti.

Ecco perché, Jake “The Snake” Roberts, è l’Heel migliore di tutti i tempi.

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GiovY2JPitz
Direttore di Zona Wrestling. Appassionato di vecchia data, una vita a rincorrere il Pro Wrestling, dal lontano 1990. Studioso della disciplina e della sua storia. Scrive su Zona Wrestling dal 2009, con articoli di ogni genere, storia, Preview, Review, Radio Show, attualità e all'occasione Report e News, dei quali ha fatto incetta nei primi anni su queste pagine. Segue da molti anni Major ed Indy americane e non.