Ci sono incontri che non hanno bisogno di una preparazione o di essere caricati particolarmente. Basta il nome dei due contendenti e va bene così. Chi ha vissuto le indy, chi ha vissuto davvero il wrestling, soprattutto quello dei “dream match”, sa bene che sovraccaricare un incontro significa levargli l’essenza vera. Certo, dipende dal contesto. Se i due atleti sono nella stessa compagnia, c’è la necessità di spiegare di più, di narrare qualcosa che vada oltre la solita presenza. Un po’ come capitò a Shawn Michaels con The Undertaker, Ric Flair, Kurt Angle, Hulk Hogan. Si possono trovare sprazzi anche di genialità per “vestire” un incontro e dargli un briciolo di sfiziosità in più. Ma se due atleti fanno parte di due compagnie diverse?

Ecco, in quel caso non c’è bisogno di “vestire” nulla. La storia sta tutta nell’attesa, nelle aspettative, nella capacità di entrambi gli atleti di mettere la propria qualità al servizio del pubblico. Nel caso di Kenny Omega e Zack Sabre Jr non c’è bisogno davvero di scrivere nulla. Hai due dei migliori atleti del decennio, pronti a darsi battaglia in un ppv di interscambio. Mancano due settimane e magari qualcosa lo inseriscono nei programmi. Ma come dicono gli americani: “less is more”. Più aggiungi e meno dai peso al loro starpower e all’eventuale bellezza del loro match.

Quante volte ci siamo detti “quanto mi piacerebbe se wrestler X e wrestler Y si incontrassero”? Tanti hanno sognato e sognano ancora Ospreay vs AJ Styles o Omega vs Rollins. Dunque match che non ci saranno mai (molto probabilmente). Eppure quale storia vuoi inserirci dentro, se non la volontà che questi professionisti ci diano grande spettacolo?

Eppure ancora molti non lo comprendono. Soprattutto chi vede il wrestling, ma non lo guarda davvero. Soprattutto chi è abituato a fermarsi alla superficialità delle cose, e quindi può dire che in realtà di un “Omega vs Sabre non me ne frega nulla”. Non per gusti. Semplicemente perché incapace di guardare la luna oltre il dito. Persone che si esaltano davanti alla mediocrità e chiedono la perfezione a chi di qualità, in campo, ne mette in quantità abbondante. Come volere altre 50 pagine dal “Giovane Holden” e magari dare le 5 stelle ad un libro di serie C. Servirebbe studiare e guardare il wrestling con l’occhio di chi vuole comprendere e non di chi intende schierarsi. Insomma: l’invito è a divertirvi, godere dello spettacolo, comprendendone le sfaccettature che vanno oltre lo standard. Solo così si può essere più di semplici fanboy o occasionali che guardano il wrestling solo per moda (o perché non si sa cosa fare nella vita).

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Corey
Giornalista ed esperto di comunicazione, dal dicembre del 2007 è coordinatore e redattore di Zona Wrestling. Autore di rubriche di successo come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Il primo giornalista in Italia ad aver parlato diffusamente di TNA ed AEW su un sito italiano di wrestling, e ad aver creato un podcast dedicato alla AEW e alla WWE.