Se parliamo della Wyatt Family, è proprio impossibile non mettere il carismatico leader di questa stable al centro delle nostre argomentazioni. Ma cosa potrebbe riservare il futuro per Erick Rowan e Luke Harper? Ci sarà sempre spazio per loro tra due, tre anni una volta sciolta la stable? Più imbarazzante di una telecronaca RAI, ecco a voi l’editoriale odierno.

La Wyatt Family è un “concetto” nato, se così si può dire, da un infortunio. Una volta elaborata l’ottima idea datagli da Dusty Rhodes, Wyndham Rotunda (al secolo Husky Harris) esordisce nel 2010 ad NXT sconfiggendo Aiden English mettendo in piedi una gimmick complessa, con un manierismo in-ring molto particolare e filmando, in brevissimo tempo, una serie di vignette che subito catturano l’attenzione mia e non solo per modalità di ripresa, contenuti e taglio grafico. E secondo la legge di Murphy, dopo appena un match Bray si infortuna abbastanza gravemente, ponendo la sua gimmick momentaneamente sotto “ghiaccio”.

Passano un paio di mesi e l’idea di utilizzare, in ogni caso, Bray come manager prende pian piano vita, dando linfa a quella che sarà la gimmick dell’intera family: a distanza di poche settimane esordiscono Luke Harper ed Eric Rowan, i tasselli finali di questa stable composta da mostri moderni, inquietanti ed avvolti da un certo alone di mistero. Questi due tasselli, pur avendo un peso apparentemente simile, differiscono decisamente se consideriamo la specificità dello stesso: è come se stessimo parlando di un braccio destro ed uno sinistro, all’apparenza simili ma funzionalmente molto diversi.

Luke Harper è un performer notevole. Dotato di un look ed una fisicità molto particolari, ha quel talento definito un po’ in modo becero da indy, molto basato sulla sostanza e poco sulla forma…ma si sa, quando a guardarti sono milioni di spettatori la forma non è importante, bensì essenziale. Partendo dai pro, Harper è in possesso di qualità in-ring decisamente buone per un big man, quelle che rendono efficace e credibile una mossa semplice ma d’impatto come la sidewalk slam o la clothesline, per dirne una. Pensate al modo in cui JBL assestava la mossa: violento, letale e credibile…ed Harper ha uno stile che, per certi versi, somiglia a quello dell’attuale commentatore di Raw. Meno stiff, questo è certo, ma ugualmente d’impatto.

Anche al microfono, e non è un caso, di recente Harper ha sostituito, o meglio, integrato qualche promo retto giustamente dal suo leader. Lo sguardo quasi posseduto, il look volutamente trasandato ed una fisicità mostruosa non nel senso “palestrato” del termine, lo rendono a dir poco perfetto per la gimmick che interpreta…ed il suo problema potrebbe essere proprio questo. Harper è palesemente un redneck, con un fisico possente ma non propriamente scolpito ed un volto riconoscibile, ma di certo non temibile come minaccia da potenziale main event. La sua gimmick, un domani, potrebbe subire qualche piccolissima variazione ma non stravolgimenti eccessivi: in tutta sincerità, non riesco proprio a vedere questo atleta come un single competitor di razza, piuttosto lo vedrei nei panni di un moderno Hillbilly Jim, in una discreta carriera da midcarder spendibile in qualche faida di secondo piano e poco più. Intendiamoci, senza questo suo look così peculiare probabilmente non sarebbe mai approdato nella WWE, dunque non mi sentirei mai e poi mai, un domani, di parlare di potenziale sprecato o di occasione persa.

Discorso che prende un’altra piega se si parla di Erick Rowan. Nonostante il suo passato il Giappone, questo lottatore corpulento necessita di essere protetto da molti punti di vista…e la WWE, ad onor del vero, ci sta riuscendo abbastanza bene. Sul ring il nostro Rowan ha un parco mosse piuttosto limitato, ed anche le mosse che esegue non sempre brillano per pulizia stilistica o rude eleganza. Al microfono è pressoché invalutabile, ed alla luce del fatto che spesso e volentieri il suo “paritetico” Harper sta avendo qualche possibilità in questo ambito, mi verrebbe da pensare che fargli dire la parola “Run!” sia effettivamente il modo migliore per garantirne un utilizzo proficuo. L’outfit così largo cela un fisico possente ma anche qui poco scolpito, e la mimica facciale va bene, ma solo per un ruolo campagnolo lobotomizzato o con una maschera da pecora. Un po’ come il primo Stallone in Rocky: attore deficitario, per una parte cucitagli addosso sapientemente.

La WWE, dicevo, ha fatto un ottimo lavoro per tutelare il mostro dalla barba rossa. Nei match One Vs One è interpellato davvero di rado, e quasi sempre gli viene preferito il più affidabile Harper, al microfono non è stato mai utilizzato e la sua prestanza fisica rende benissimo il “contrasto” con l’innocenza dell’Agnello, un po’ come funziona alla grande il contrasto tra il candore infantile e la subdola perfidia di Bray Wyatt.

La Family, a mio modesto avviso, dopo questa faida con Cena uscirà più forte di prima, pronta per restare ai piani alti della card, ed a ragion veduta: la gimmick è fresca per presentazione e contenuti, i performer sono adattissimi al ruolo che interpretano ed il lavoro sul ring, seppur non di primissimo taglio, è pur sempre funzionale alla storia raccontata ed in fin dei conti, è questa la cosa più importante.

Detto questo, resta davvero difficile ipotizzare un futuro per i due membri della “Family” lontano da Bray Wyatt. Certo, i due potrebbero ambire ad uno stint di mostruosi Campioni di Coppia Heel divenendo quasi un elemento non più accessorio, bensì complementare alla figura paterna di Bray, un po’ come avvenuto nell’ultima parte del loro periodo trascorso ad NXT: il leader era coinvolto in piani da singolo, mentre loro seguivano un binario parallelo con faide autonome che si limitavano, di tanto in tanto, ad incrociarsi con quelle di Bray per rafforzare l’idea di unione ed unità. Tuttavia tutte le stable, prima o poi, finiscono con l’implodere. Nel nostro caso potrebbero volerci anni, ma il fato che aspetta questi tre lottatori è ineluttabile e piuttosto prevedibile.

Bray potrebbe davvero divenire una figura iconica per la WWE, anche alla luce della giovanissima età (26 anni) mentre la vedo davvero ardua per Harper e Rowan. I due fanno un lavoro eccelso nel ruolo affidatogli, proprio perché cucitogli addosso: se la WWE non avesse avuto bisogno di due personaggi strutturati in modo così vincolato alla gimmick, questi due probabilmente non sarebbero mai e poi mai transitati per Orlando. Anche se Harper è un worker decisamente superiore rispetto a Rowan, non credo che abbia il look giusto per andare oltre il livello raggiunto da Festus (aka Luke Gallows) qualche anno addietro: la fortuna di essere un ottimo gregario, molte volte si traduce nella sfortuna di non poter mai essere protagonista. Questi due atleti, in soldoni, stanno raccogliendo un successo eccessivamente legato alla gimmick che interpretano, che come tutte le cose del wrestling ha una scadenza indefinita, ma certa.

Danilo