Recentemente su Chasing Glory, podcast della nota ex-annunciatrice WWE Lilian Garcia, è stato intervistato l’attuale campione WWE, AJ Styles. Tra molte altre cose, Styles ha parlato di come non abbia una grande autostima, di come cerchi sempre di far brillare il proprio avversario e del suo cameratismo all’interno dello spogliatoio.

 

Riportiamo di seguito le dichiarazioni dell’atleta di Gainsville:

“Cerco di restare sempre umile; in questo business tutto può cambiare da un momento all’altro, nessuno sa cosa può succedere di qui a poco. Per questo non mi permetto di dire “Oh sono un grande, sono il migliore”.  E questo perchè non credo nè di essere un grande nè di essere il migliore.”

Poi aggiunge:

“Non sono solito guardare i miei incontri. Quando capita però mi arrabbio molto con me stesso. Penso sempre che avrei potuto combattere meglio. E lo stesso vale per i promo. C’è sempre un punto in cui speri di poter essere un giorno, ma io non ci sono ancora arrivato.”

Sul rapporto con i suoi colleghi:

“Non so se sul ring sono davvero io a fare tutto il lavoro, ma mi diverto molto a far splendere il mio avversario. Cerco di portarlo su un altro livello, mi domando cosa io possa fare per convincere i ragazzi del pubblico a fare il tifo per lui. E’ questo il mio lavoro. Ci sono piccoli gesti che per me hanno significato molto; Roman Reigns che dopo la fine del nostro incontro, mentre rotolava fuori dal ring mi diceva “Io ti amo, fratello”. Oppure Chris Jericho, che pregava insieme a me prima del nostro match a WrestleMania. I rapporti che si creano in questo business sono magnifici”.

E continua:

“Un giorno Luke Harper è venuto da me dopo un match e mi ha detto: “Hey, sei stato davvero bravo, te lo sei guadagnato”. Questa frase ha significato tantissimo per me, spesso un collega direbbe: “Ottimo lavoro, ti sei comportato nel modo giusto”. Non è stato qualcosa che mi è stato stato dato ma che mi sono guadagnato. Ed io non dimenticherò mai le sue parole”.

GiulioJS
Ho debuttato nel 1994 e da allora ho consacrato la mia vita all'arte, alla filosofia e alla scienza. Il wrestling è una pièce teatrale, ogni lottatore un suo machiavellico personaggio. Tecnica e atletismo sono relative, ciò che cerco in un match è una storia che sappia coinvolgere ed emozionare. Il mio wrestler preferito è Chris Benoit, il mio libro preferito è Il conte di Montecristo. I miei maestri di vita, Siddharta, Josè Mourinho, Carmelo Bene e Alberto Angela.