Se dovessimo raccontare la storia più assurda del wrestling moderno, probabilmente inizierebbe così: “C’era una volta un giornalista che disse la cosa sbagliata al momento sbagliato su Twitter…”. E così, con la stessa casualità di un jackpot su una slot di Las Vegas, nacque non solo l’evento più importante dell’AEW, ma l’intera compagnia che oggi sfida il monopolio della WWE.

Tutto iniziò con una provocazione su Twitter

Maggio 2017. Dave Meltzer, il guru del wrestling journalism, commette l’errore più produttivo della sua carriera: risponde a un fan che gli chiedeva se la Ring of Honor potesse vendere 10.000 biglietti con un secco “Not any time soon” (non a breve).

Cody Rhodes, all’epoca ancora nell’orbita della Bullet Club e con la voglia matta di dimostrare che esisteva vita oltre la WWE, coglie la palla al balzo: “I’ll take that bet Dave” (accetto la scommessa, Dave). E così, con la spavalderia tipica di chi non ha niente da perdere, Cody e gli Young Bucks decidono di organizzare il loro evento. Perché se devi fallire, almeno fallo in grande stile.

La genesi di una rivoluzione

L’idea di All In nasce come un gigantesco “e mo’ che fate?” rivolto all’establishment del wrestling. Cody Rhodes, Matt Jackson e Nick Jackson non erano nessuno nei grandi palcoscenici, ma avevano qualcosa che la WWE sottovalutava: una fanbase devota e la capacità di creare hype attraverso i social media e YouTube.

Il piano era semplice quanto folle: autofinanziarsi un evento da 10.000 posti, coinvolgere wrestler da ogni federazione possibile, e dimostrare che esisteva un mercato affamato di wrestling alternativo. Una scommessa che sembrava più rischiosa di puntare tutto il budget familiare su Instant Casino.

Il 1° settembre 2018: la notte che cambiò tutto

All In si tenne al Sears Centre Arena di Hoffman Estates, Illinois. I biglietti andarono sold out in meno di 30 minuti nonostante fosse stato annunciato un solo match. Trenta. Minuti. Per un evento organizzato da wrestler che la WWE considerava “carini ma non abbastanza importanti”.

L’evento fu un trionfo su tutti i fronti: qualità dei match, atmosfera, produzione. Ma soprattutto dimostrò che c’era un pubblico gigantesco pronto a sostenere un’alternativa credibile al duopolio WWE/Impact Wrestling. Il main event vide i Golden Elite (Kenny Omega, Matt Jackson, Nick Jackson e Kota Ibushi) sconfiggere Rey Mysterio, Rey Fénix e Bandido.

Ma la vera vittoria fu simbolica: per la prima volta dal 1993, un evento wrestling negli Stati Uniti non promosso da WWE o WCW vendeva 10.000 biglietti. Game over, Meltzer. Game over, scettici.

Dalla scommessa alla rivoluzione: nasce la AEW

Il successo di All In non passò inosservato. Tony Khan, figlio del miliardario Shahid Khan e appassionato di wrestling, vide l’opportunità di una vita: finanziare una nuova federazione con Cody e gli Young Bucks come volti principali e Kenny Omega come star attraction.

Gennaio 2019: nasce ufficialmente All Elite Wrestling. Cody, i Jackson e Omega diventano Executive Vice Presidents, Tony Khan assume il ruolo di presidente. Il resto, come si dice, è storia.

La AEW mantenne lo spirito di All In creando All Out come evento annuale allo stesso Sears Centre Arena, ma Tony Khan voleva i diritti del nome originale. Problema: appartenevano alla Ring of Honor. Soluzione? Comprare direttamente la ROH nel marzo 2022. Se non puoi battere il proprietario del castello, compra il castello.

All In diventa la WrestleMania della AEW

Con i diritti acquisiti, Khan resuscitò All In nel 2023, trasformandolo nell’evento di punta della AEW. La location scelta? Wembley Stadium, Londra. Perché se devi fare il grande salto, meglio farlo nel tempio del calcio inglese.

All In 2023 fu un successo monumentale: oltre 81.000 biglietti distribuiti (anche se le presenze effettive furono 72.265), incasso di 9 milioni di dollari, atmosfera da brividi. Il main event vide MJF difendere l’AEW World Championship contro Adam Cole davanti a una folla in delirio.

L’ultimo hurrah di CM Punk

Ma All In 2023 sarà ricordato anche per essere stato l’ultimo match di CM Punk in AEW. Punk sconfisse Samoa Joe per il “Real World Championship”, ma il vero drama si consumò nel backstage.

Durante il pre-show, Jack Perry fece un commento sarcastico sul “real glass” (vetro vero), riferendosi a una discussione precedente con Punk sulle condizioni di sicurezza. Punk non la prese bene. Risultato: rissa backstage, Tony Khan che si sente minacciato, Punk licenziato per giusta causa il 2 settembre 2023.

Ironico: Punk vinse il suo ultimo match AEW, ma perse la guerra. Tre mesi dopo sarebbe tornato in WWE a Survivor Series, diventando uno dei protagonisti assoluti del wrestling mondiale. A volte perdere è vincere, e viceversa.

All In: Texas 2025 – Il ritorno in patria

Per il 2025, All In attraversa l’oceano e atterra al Globe Life Field di Arlington, Texas, il 12 luglio. Prima volta in uno stadio da baseball americano, prima volta in Texas per un PPV AEW. L’evento inizierà alle 15:00 (ora locale) per evitare la controprogrammazione con Saturday Night’s Main Event della WWE. Perché anche nel 2025, la guerra dei rating è sempre guerra.

I match confermati promettono scintille: Jon Moxley difenderà l’AEW World Championship contro “Hangman” Adam Page, vincitore dell’Owen Hart Cup. “Timeless” Toni Storm affronterà Mercedes Moné per l’AEW Women’s World Championship. E il clou: Kenny Omega vs Kazuchika Okada in un Winner Takes All Unification Match che unificherà l’International Championship e il Continental Championship come AEW Unified Championship.

L’eredità di una scommessa

Guardando indietro, All In rappresenta tutto ciò che rende bello il wrestling: la capacità di sognare l’impossibile e renderlo realtà. Da un tweet provocatorio di Dave Meltzer è nata la seconda federazione più importante d’America, che oggi impiega centinaia di persone e intrattiene milioni di fan.

All In ha dimostrato che nel wrestling, come nella vita, le scommesse più folli sono spesso quelle che ripagano di più. Cody Rhodes voleva dimostrare che poteva vendere 10.000 biglietti? Ne ha venduti 81.000 a Wembley. Voleva un’alternativa alla WWE? Ha contribuito a creare l’unica federazione che oggi le fa davvero concorrenza.

E tutto è iniziato con un tweet. In un’epoca dove i social media vengono spesso accusati di rovinare tutto, All In dimostra che a volte possono anche cambiare il mondo. O almeno il mondo del wrestling, che per noi appassionati è praticamente la stessa cosa.

All In non è solo un evento: è la dimostrazione che quando credi davvero in qualcosa, l’universo intero cospira per aiutarti a realizzarlo. Anche se tutto è iniziato con una scommessa su Twitter e la testardaggine di tre wrestler che si rifiutavano di sentirsi dire “non si può fare”.

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