È palpabile una inevitabile sensazione di “soffocamento” in WWE. Mi riferisco ai roster, sempre più pieni, degli show settimanali che pullulano di atleti di primo livello che, ciononostante, faticano a restarci a lungo. E non è sempre e solo colpa degli atleti stessi. Quella sensazione di “soffocamento” è ciò che avvertirebbero gli atleti stessi, in prima persona, dovuta al sovrappopolamento di lottatori di un certo peso, tutti concentrati in un solo show, che sgomitano per raggiungere il tanto agognato spazio televisivo. Una settimana la star dello show è Damien Priest, la settimana dopo è Penta, quella dopo ancora diventa Dominik; E in questo periodo bisogna spingere le nuove leve, tenere alto l’interesse attorno ai campioni e, se possibile, anche presentare nuovi volti ai fan di tutto il mondo. Insomma, con tutti questi impegni, due ore di show iniziano a diventare strette.

Paradossalmente però, ad avere così tanta “ciccia” negli show, si finisce per non dare il giusto credito a nessuno. È proprio ciò di cui scrivevo poco prima, cioè l’incapacità di mantenere una costanza nel racconto di una superstar, o di conservare il posto ad una di esse nei programmi televisivi. Ecco dunque che in una puntata di Smackdown si dà risalto alla rivalità tra Priest e Black, subito dimenticata la settimana successiva per proseguire l’ascesa di Penta a cui, la settimana dopo, non si dà più spazio preferendo il ritorno (più che desiderato) di Dragunov. In questo marasma generale ad avere la peggio non sono gli atleti di peso, già affermati e titolati, quanto più quelli in risalita, o coloro i quali sono in attesa del push definitivo. Nelle ultime puntate, complice il torneo per decretare l’ultimo sfidante del semi-Dio John Cena, si è dato spazio ai grandi (?) ritorni di Ziggler e Ryader. Due entusiasmanti ritorni interrotti subito da due sonore sconfitte che fanno sorgere la spontanea domanda “perché ?” . Perché farli ritornare per poi farli perdere in maniera del tutto pulita ? 

Il problema principale di questa sovrappopolazione del parco lottatori è che causa quell’ineludibile effetto, appunto, di sopprimere molti atleti in rampa di lancio. La ricchezza dei roster, o la loro sovrabbondanza, non è meglio per il business ma, al contrario, è deleteria. Ridurre i ranghi, effettuando una doverosa e certosina cernita di chi merita davvero di restare e chi no, è una scelta obbligata che la Compagnia dovrà compiere nei prossimi mesi. Ciò al fine di evitare che troppo impasto nel forno finisca per non cuocersi bene (o per bruciarsi). In conclusione apro una piccola parentesi su Dragunov, incoronato campione US nelle scorse settimane; L’atleta di origini russe è, secondo me, il migliore wrestler che oggi la WWE ha (giusto dopo Gunther) nel suo alveo. Mostra di avere una innata dote nel raccontare una storia nel ring oltre ad un elevato carisma e a buone capacità al microfono. Il titolo di campione statunitense, dunque, è più che meritato. Mi auguro che, almeno su di lui, la federazione mantenga i riflettori puntati nei prossimi mesi perché, lui sì, senza troppi preamboli, dimostra di essere un futuro Main eventer di Wrestlemania.

Aiutaci a portarti più wrestling

Bastano 5 secondi: scegli Zona Wrestling come fonte preferita su Google e seguici su Google News.

Scegli Zona Wrestling come fonte preferita Apre le preferenze Google · 1 click
Seguici su Google News Apre Google News in una nuova scheda

Gratis · Nessuna registrazione · Puoi annullare quando vuoi