In attesa del main event di All In Texas, Hangman Adam Page vs. Jon Moxley in un Texas Death Match, ricordiamo alcuni match brutali e le loro conseguenze. I deathmatch sono tra gli incontri di wrestling più violenti, in cui è consentito l’uso di vari tipi di armi. Gli exploding barbed wire deathmatches sono l’apoteosi del pathos. Le corde del ring sono sostituite da filo spinato, e ogni volta che che i lottatori entrano in contatto con esso, segue un’esplosione estremamente visuale.

Tra questi incontri, Atsushi Onita vs. Terry Funk (05/05/1993) viene ricordato come uno dei migliori della storia. Entrambi i concorrenti logorano sistematicamente il loro avversario, prendendo di mira parti specifiche del corpo. La battaglia inizia con tentativi di spingere l’un l’altro addosso al filo spietato. Funk in particolare barcolla ogni qualvolta che si muove, rendendo il match più imprevedibile.

Funk incassa colpi devastanti alla testa, mentre le gambe di Onita vengono prese di mira senza pietà. Alla quarta esplosione, il filo spinato cede sotto il suo peso, e Onita vola giù, fuori dal ring, tra lamiere e polvere. Entrambi sanguinano, distrutti dalla fatica, ma nessuno dei due molla. Parte un conto alla rovescia: cinque minuti, scanditi da un allarme intermittente che rimbomba nell’arena come un presagio. Il ritmo sale, ogni istante è carico di tensione. Funk, nel caos, atterra anche l’arbitro, senza sapere che sta scavandosi la fossa. Onita lo schianta con una powerbomb, ma l’arbitro è ancora a terra. Nessuno conta lo schienamento. Quando finalmente si rialza, manca un minuto. La sirena è sempre più rumorosa. L’arbitro scappa. Onita lo segue, ma si blocca. Si gira. Funk è ancora lì, immobile nel ring devastato. Onita torna indietro, corre da lui, prova a svegliarlo. Troppo tardi.

L’esplosione finale travolge tutto. Onita si getta sul corpo di Funk per proteggerlo. Il boato si spegne, e rimane solo una chitarra solitaria, dal sapore western, malinconica come un tramonto dopo la battaglia. Il ring, avvolto nel filo spinato, sembra un campo di guerra. Funk si muove appena. Onita lo solleva. Escono insieme, passo dopo passo, guerrieri sopravvissuti, nemici diventati fratelli.

Due anni dopo, 5 maggio 1995: Onita affronta Hayabusa nel suo match di ritiro. Questa volta il ring è una prigione vera e propria: una gabbia d’acciaio, coperta di filo spinato. Nessuna via d’uscita. Hayabusa, giovane e impetuoso, ci prova subito con una mossa aerea, ma finisce male. Entrambi vengono scagliati contro il filo, facendo esplodere cariche a ogni impatto.Tre minuti alla fine. La sirena torna a suonare. La battaglia entra nella sua fase più feroce. Quando mancano solo pochi secondi, Hayabusa tenta il tutto per tutto, corre, forse per colpire, forse per scappare, ma si schianta contro la gabbia. L’ultima esplosione esplode con violenza. Fumo. Caos.

Eppure si continua. Dopo una serie interminabile di powerbomb, Hayabusa viene schienato. Il match è finito.

Onita si inginocchia accanto a lui. Non esulta. Versa acqua sulle sue ferite, sulle sue ustioni. Non è più un avversario, è nuovamente un fratello caduto. È il gesto silenzioso di un guerriero che, alla fine della guerra, sa cosa vuol dire onorare chi ha lottato con lui.