Bene, ma non benissimo. Con pareri contrastanti sul main event, a tal punto da dividere totalmente la platea di fan: si è chiuso così il ppv Dynasty di domenica scorsa. La AEW ci aveva fatto venire l’acquolina in bocca, ma il risultato pare quello di aver speso tanto per un risultato meno sorprendente delle attese. Forse (anzi, togliete il forse) la colpa è anche mia/nostra: pensare che un evento di seconda fascia potesse essere trattato come uno di prima è stato troppo. Tutto, insomma, è filato liscio. A non fare male. Come una partita che si chiude sull’1-1 tra Barcellona e Real Madrid ma con 2 tiri in porta a testa.
Andiamo a vedere cosa ricorderemo di questo evento con la top 5.
Il Canada non per i canadesi
La AEW si è preso un rischio enorme col pubblico di casa. Far perdere quasi tutte le stelle di casa, in alcuni casi in maniera sorprendente, è stato notevole. Che lo stupore dovesse venirci dietro lo si è capito sin dal match di Jericho. Eravamo non convinti, ma strasicuri avrebbe vinto al rientro. Con Ricochet poi… e invece nulla. Poi è toccato a Edge, anche lui in procinto di pigliarsi una soddisfazione nei confronti degli FTR. Dentro anche Bailey nel Gauntlet, e poi vince il suo tag team partner. Infine Omega non riesce ancora una volta a tornare campione dopo una lunga rincorsa. Rimane solo Kyle O’Reilly, e qui la vittoria era praticamente chiamata. Fa piacere per lui, meno per altre dinamiche.
La AEW non si faccia prendere dalla memoria della WCW e WWF
Non sono uno di quelli che si appassiona per forza ai regni lunghi. Ci sono momenti e momenti in cui anche un cambio titolato di breve periodo può aver senso. Ad esempio credo di essere l’unico ad aver apprezzato l’idea (solo l’idea) dietro la detronizzazione di Hangman Page da parte di Samoa Joe. Però queste cinture trios che passano di mano senza essere difese o alla prima difesa mi fanno storcere il naso. Ok fare il passaggio face-heel-face, ma i Dogs sembrano scontare la stessa mancanza di fiducia che ha aleggiato attorno a Jay White sin dal primo istante. Cioè quella sensazione di non essere ritenuti davvero così “hot”, di non essere nei piani futuri della compagnia come future star come invece vediamo chiaramente in altri (Ospreay, Fletcher, Takeshita, Knight). Spero sia solo un punto di passaggio per una costruzione migliore, anche se l’infortunio a Gabe Kidd potrebbe costringere il booking team a rivedere parecchi piani.
Dove sta andando la categoria femminile?
Un solo match femminile nel main show. Probabilmente questo discorso starebbe bene dalla penna di una ragazza o di una donna, ma devo dire che l’ingolfamento del roster maschile di atleti che devono ASSOLUTAMENTE essere presenti in card sta chiudendo in un angolo una categoria sulla quale la AEW sta trovando non poche difficoltà. Thekla non sta emergendo, i match titolati sembrano non avere più la spinta dello scorso anno. Manca un bel po’ di starpower, e non basta neppure il lavoro sotterraneo che stan facendo con Willow per colmare tutte le lacune. Il ritorno di Mercedes potrà certamente metterci una pezza, ma è evidente come alle spalle nessuna stia correndo veramente. E esclusioni del genere tolgono anche la ribalta per provare a vedere se qualcuna possa prendersi la scena.
Uno svolazzo: certezza o fuoco di paglia?
Ma chi ha voglia di essere il Scottie Pippen di turno? Non Takeshita. Finalmente uno svolazzo, una svolta, qualcosa che smuova una storia che si era fossilizzata. Paradossalmente l’infortunio di Fletcher, col cambio di percorso, potrebbe aver convinto i writer ad accelerare un attimo le operazioni. Dando i semi che porteranno inevitabilmente al match con Okada, provando a comprendere invece chi sia Kobe Bryant e chi Shaq O’Neal, in un paragone – quello di Tony Khan nel media scrum – decisamente più centrato rispetto a quello portato on screen. Passi il bel match con gli Young Bucks, ma da quel “I’m so sorry” di Konosuke bisogna iniziare a correre e a vedere del grasso che cola in una spaccatura che deve divenire sempre più evidente.
Non disunitevi, state focalizzati
C’è chi è impazzito per Ospreay/Moxley e per Omega/MJF. E c’è chi lo ha trovati molto scarsi, con punte di incoerenza molto alte. Io mi pongo nel mezzo. Parliamo comunque di due bei match. Nessun dubbio. Ma nel loro corso ci sono dei problemi sui quali non possiamo far finta di niente. Anche perché entrambi si basavano su una lettura tattica similare dei campioni: lavorare sulle fragilità fisiche degli avversari. Omega e Ospreay vengono da infortuni più o meno gravi, e hanno palesato in storyline le conseguenze di questi periodi di rallentamento della loro carriera. Il problema è che in entrambi i casi, per far gridare “wow” al pubblico, la narrativa si è sfilacciata, si è disunita. In funzione di troppi (e alla lunga stucchevoli) near falls si è persa spesso la bussola, spezzettando il senso della storia portata sul ring. E questa scrittura diventa meno coerente anche visti i risultati: tutto questo fighting spirit deve valere qualcosa di concreto. Sennò è aria fritta.
I miei voti ai match:
Young Bucks vs Takeshita/Okada: 7,75
Ricochet vs Chris Jericho: 6
Darby Allin vs Andrade El Idolo: 7,25
FTR vs Cope/Cage: 7,5
AEW TNT Casino Gauntlet match: 6,5
Thekla vs Jamie Hayter: 6,25
Jon Moxley vs Will Ospreay: 7,25
Cassidy, Strong, O’Reilly vs The Dogs: 6
MJF vs Kenny Omega: 7,5
Voto finale: 6,75








