Il PLE post-Wrestlemania ha due precisi compiti: Sfruttare l’onda emotiva prodotta dallo show più importante dell’anno, e inaugurare un nuovo corso per la Compagnia nei 12 mesi a seguire. Quest’anno Backlash, un po’ come tutti gli anni, è stato piacevole, un pelino sotto la media però. Alla stregua, per durata e qualità, di una normale puntata di Raw. Innanzitutto una precisazione; L’evento è terminato con largo anticipo rispetto al solito. Lo show è durato 45 minuti in meno della media dei PLE WWE, e circa 1 ora in meno rispetto ai big four. Giunti al Main Event ho guardato l’orologio, accorgendomi che eravamo a “sole” circa due ore dall’inizio. Per cui, o Orton e Cena avrebbero tirato fuori una prestazione da Iron Man, o l’epilogo del loro match sarebbe stato “allungato” con vari siparietti portando lo show alle fatidiche 3 ore circa. Invece no. Nonostante i classici siparietti del finale, l’evento si è concluso dopo quasi 2 ore e 46 minuti. Poco più di una normale puntata di Raw, appunto. Questo non toglie o non aggiunge nulla alla qualità, sia chiaro. Ma la sensazione che abbiano sbagliato le tempistiche era colossale. O che peggio, più di tanto poi non sono stati in grado di offrire.
Andiamo allo show che è sembrato, e non solo in fatto di tempistica, una puntata speciale di Raw. Con i match di apertura stanno dimostrando di saperci fare molto bene, dando sempre la giusta carica e il giusto divertimento ai fan presenti e a chi guarda da casa. L’interferenza di Jeff Cobb non mi ha gasato come ha gasato Michael Cole, ma probabilmente perché non conosco l’atleta. Unica perplessità è l’età del wrestler (42 anni), un pelino avanzata per essere un assunzione d’oro. Sinceramente ? Avrei preferito molto di più Zilla Fatu come nuovo membro della Bloodline 2.0. E non credo di essere l’unico. Il match femminile è stato molto piacevole, soprattutto per l’abilità di Lyra. Becky mi è sembrata un po’ arrugginita, poco incisiva nelle manovre offensive. Pareva più interessata a recitare la parte della heel goffa e maldestra (riuscendo molto bene nell’ultimo caso). Dominik si dimostra davvero un talento innato, capace di tenere testa ad un veterano come Penta, senza mai perdere il focus sul suo personaggio. In un ambiente come questo, dove gran parte dei giovani wrestler sembrano un po’ tutti uguali, Dominik riesce tranquillamente a distinguersi dal resto. Sia per personalità che per lottato.
Così arriviamo al mio piatto preferito: Gunther vs Pat McAfee. Di questa storia mi è piaciuto tutto. I promo, il match, il coinvolgimento di Cole, finanche la conclusione del loro incontro. Pat si dimostra più bravo al microfono del 90% dei lottatori. E Gunther, proprio per questo, mi è sembrato più ispirato del solito. Il match è stato ciò che doveva essere, con una carica emotiva non indifferente verso la fine, complice l’intervento di Michael Cole. Infine, il gesto di rispetto dell’austriaco (che non so se programmato o no) ha aggiunto pathos alla contesa. Chapeu. Il Main Event è stato molto meglio di quanto mi aspettassi, con Cena che “ufficializza” il suo modo di chiudere le contese: Cintura in faccia e pin decisivo. Questo è coerente con la sua decisione di uccidere il wrestling, perché toglie tutta l’emozione e azzera gli entusiasmi finali. Unica pecca: L’overbooking. Troppe interferenze, troppi capovolgimenti, troppe false chiusure. Erano necessarie ? Non so. Il segmento tra Truth e Cena è arrivato, secondo me, anche in ritardo. L’aggressione del Campione ai danni del suo fan numero 1 doveva essere usata come propulsore iniziale alla carriera da Heel di Cena, non come “distrazione” buttata a caso in un match. Un PLE comunque bello che rivela però un problema: Una certa difficoltà nel chiudere gli eventi senza eccessi. Eccessi che, alle volte, tolgono anziché aggiungere.








