Brock Lesnar è tornato nell’ottagono. Chi meglio di lui rappresenta lo spirito del guerriero? Chi incarna, più di Lesnar, l’aggressività della bestia che vuole conquistare tutto quello che gli interessa?

T-Mobile Arena, Las Vegas, Nevada. UFC 200. Brock Lesnar torna al mondo delle MMA dopo 5 anni. L’avversario è Mark Hunt. Un rivale aggressivo, tosto, difficile da buttare giù, per di più numero 8 nei ranking di categoria. Fighter che arrivava da una vittoria roboante contro Frank Mir, un KO ottenuto al primo round. Non sono qui per dirvi che Lesnar ha disputato un Match intelligente e soprattutto solido. Quello lo lascio al nostro MarcoManiac.

Il mio obiettivo è elogiare Brock Lesnar. Non tutti avrebbero avuto il coraggio di tornare nell’ottagono così tanto tempo dopo. Ma la testa e il cuore si sono presi la rivincita sul corpo che rema contro. Perché è necessario ricordare che Lesnar si è ritirato a causa di una diverticolite. Il ritorno in WWE è stato, probabilmente, solo una conseguenza. Lo stesso lottatore non ha mai nascosto il fatto di voler guadagnare, tanto. La WWE è l’offerta migliore? La WWE si porta a casa Lesnar. Ma Brock non ha mai dimenticato il brivido di sentire la voce di Bruce Buffer, ascoltare le note di “Enter Sandman” dei Metallica (canzone ben nota anche ai fan ECW), l’adrenalina del battere un avversario. Lesnar è un conquistatore. Geneticamente strutturato per vincere. Un atleta fenomenale che non ha più nulla da dimostrare a nessuno, se non a se stesso.

Probabilmente il più grande avversario della bestia è la bestia stessa. Fino alla notte del 9 Luglio i rimpianti più grandi erano due. Non aver esordito in NFL coi Vikings ed essersi ritirato dalla UFC non alle sue condizioni. E se per la prima non c’era più modo di rimediare, beh la seconda era molto alla portata. Dopo aver vinto il campionato NCAA, il titolo WWE, il titolo IWGP e il titolo UFC, una persona normale non avrebbe più nulla da dire. Molti si sentirebbero appagati. Non Lesnar.

Tornare in forma per un Match UFC non è facile. Perché, con buona pace dei fan di wrestling, un Match di MMA si prepara in tanto tempo. Quella di Lesnar non è stata una vittoria di un pro Wrestler contro un Fighter, ma di un FIGHTER contro un FIGHTER. Brock è entrato nella gabbia con cattiveria, con un fisico e un cardio ottimo per un lottatore di 39 anni da compiere 3 giorni dopo. Non pensate a CM Punk vi prego. Lesnar ha un background incredibile. Come ha detto Alex Dandi su FoxSports, Lesnar sembrava un lottatore old school. Tatticamente eccellente, preparato fin nei minimi dettagli e con la voglia di dimostrare di essere competitivo fin da subito, retaggio anche della sua esperienza di wrestling AMATORIALE, con buona pace di alcuni fan accaniti, una disciplina che ha più che spartire con le MMA che con il pro wrestling. Il titolo NCAA e il record di 106 vittorie e 4 sconfitte parla per sè. Proprio il ground and pound, tipico del background del wrestler amatoriale, è stata l’arma decisiva per battere un avversario che non avrebbe mai potuto contrastare sul piano dello striking puro.

Quel record personale di 5-3 non rendeva l’importanza di quello che Lesnar è stato per il mondo delle MMA e della UFC. Forse solo McGregor si avvicina al livello di popolarità raggiunta dalla bestia. Giusto per farvi capire. UFC 81 col debutto di Lesnar fa 600.000 acquisti in PPV, UFC 100 ne fa un milione in più. Numeri MOSTRUOSI. E McGregor si avvicina con 1.200.000 acquisti nel Match con Aldo e 1.500.000 con Diaz. Classifiche alla mano, Lesnar ha fatto registrare 5.355.000 di acquisti in PPV contro i 3.525.000 dell’irlandese. Continuando con gli esempi, prima della bestia solo un PPV UFC aveva sfondato il muro del milione di vendite: UFC 66 “Liddell vs Ortiz” (1.050.000 acquisti in PPV). Le leggende degli albori non hanno mai sorpassato quel fatidico scoglio. Né gli Shamrock, né Couture (tranne nel Match con Lesnar, neanche a dirlo), né Rampage Jackson, né Anderson Silva. Lesnar è stato il primo vero big draw della UFC, riconosciuto come tale da ogni esperto del settore. Ad oggi non si sa se Lesnar potrà andare avanti con la carriera nelle MMA. Molto dipende da Vince McMahon, dalla WWE e dal ritorno economico che ci sarà per la federazione di Stanford. Soltanto Lesnar avrebbe potuto ottenere il permesso di andare a lottare in UFC seppur sotto contratto con la WWE. Solo Lesnar ha quello starpower necessario per smuovere e favorire il disgelo tra UFC e WWE, un rapporto incrinato, almeno pare, dal rifiuto di concedere Ronda Rousey per Wrestlemania 32.

La vittoria a UFC 200 rende ancora più imbattile Brock Lesnar, regalandogli una credibilità, se possibile, ancora più alta. Ad oggi, nessuno in WWE ha lo status per battere Brock Lesnar. Nessuno. Invece in UFC, Brock entra di diritto nella top 10 degli Heavyweight. E se ci fosse la sorpresa a UFC 203? Se Miocic perdesse il titolo contro quell’Overeem che chiuse, fino ad oggi, la carriera della Bestia di Minneapolis? Potremmo, probabilmente, assistere a quella rivincita che Lesnar sogna da 5 anni. Vendicare una sconfitta che ancora brucia potrebbe essere la chiusura del cerchio per Brock. La bestia non è mai sazia. Mai. Lesnar è il Leviatano degli sport da combattimento.

His chest is hard as rock, hard as a lower millstone.
When he rises up, the mighty are terrified; they retreat before his thrashing. The sword that reaches him has no effect, nor does the spear or the dart or the javelin.
Iron he treats like straw and bronze like rotten wood.
Arrows do not make him flee, sling stones are like chaff to him. Nothing on earth is his equal—a creature without fear.
He looks down on all that are haughty; he is king over all that are proud.

Antonio
Fan delle indy e appassionato WWE fin da Wrestlemania XX. Estimatore dei wrestler tecnici ed innamorato di Aj Styles e Shinsuke Nakamura. Editorialista e recensore per Zonawrestling.net, traduttore freelance e nerd a tempo indeterminato.