Gli ascolti continuano a scendere. Il cambio d’orario si può dire si sia rivelato veramente penalizzante per Impact Wrestling, che pur sortendo un po’ di effetti non riesce a fare dei sensibili passi avanti. Il lavoro live si nota, ogni sessione di tapings raduna 400/500 persone paganti come non capitava nemmeno ai bei tempi della TNA, ma televisivamente manca ancora qualcosa. Manca… il guizzo, quella cosa che ti svolta completamente lo spettacolo.

 

Non si può dire che non ci abbiano provato. In particolare con gli oVe hanno creato una serie di feud pazzeschi sia per come sono stati portati sul ring e sia per come sono stati scritti fuori dal ring. Facile con uno come Sami Callihan che macina promo e match di ogni genere da quindici anni con una maestria difficile da trovare in altri contesti. Facile sì, ma non abbastanza evidentemente. Anche perché il maggiore difetto di Impact Wrestling è che non prende un wrestler per farlo crescere e portarlo al top, ma prende dei wrestler già conosciuti per creare dei buoni show. E questo non permette, anche a livello di interpretazione dei ruoli, di ottenere il salto verso la gloria che ci si aspetterebbe.

Johnny Impact era già conosciuto, Brian Cage, Pentagon e Fenix avevano già un pregresso in Lucha Underground. E se non gli fai fare qualcosa di diverso, è difficile che il pubblico abbia voglia di seguirli ancora, se non per determinati match. Inoltre manca la storyline che tenga banco a livello social e comunicativo, anche perché la scrittura di Callis e D’Amore è stata fin qui sì lineare ma anche molto semplice, molto old school, con una attenzione a non sforare determinati limiti. I due non hanno l’intraprendenza di un Vince Russo o di un Paul Heyman, o le intuizioni di un Gabe Sapolsky. Conoscono un modo di proporre il wrestling standardizzato, con uno schema precisino e già battuto.

Manca il guizzo, dunque. E se in passato si è criticata tanto la TNA per il ricorso costante alle stable, oggi quelle stable sarebbero pane pregiato. Non che non vi siano: gli oVe sono una stable. Ma il loro lavoro non è dominare lo show, bensì mandare over gli avversari e dar loro una luce. Ci sono riusciti coi LAX, hanno legittimato i Lucha Bros, hanno dato una spinta a Brian Cage. Ma serve qualcos’altro, qualcosa che faccia presa sul pubblico e che gli faccia chiedere quale sarà la mossa successiva. Serve ribaltare un po’ gli schemi preimpostati, serve far strabuzzare gli occhi, dare modo ai siti che si parli di Impact Wrestling. Di questo passo, è davvero difficile.

Corey
Dal 2006 redattore di Zona Wrestling e autore di rubriche come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Studioso del wrestling in tutte le sue sfaccettature, col tempo ha voluto perdere la definizione di "Marco Travaglio del wrestling web".