Non sono un fan delle puntate settimanali di wrestling troppo “cariche”, benché rappresentino degli anniversari o delle occasioni speciali. Ogni episodio ha la necessità di varie fasi. E, soprattutto, di “respirare”. L’ultimo Dynamite ha avuto in questo senso dei seri problemi, in particolare nella prima ora, che è quella in cui la AEW ha tentato di sparare i fuochi d’artificio. Alcuni sono implosi, altri hanno mostrato lacune narrative spaventose, altri potevano essere gestiti meglio.
Provo a spiegare passo dopo passo ciò che intendo. Contando che la puntata non è stata brutta. Ma ha avuto dei difetti? Sì, certo. Proviamo a vederli.
Andrade e El Clon: avevamo bisogno di due debutti consecutivi?
La Don Callis Family protagonista nella prima ora di Dynamite. Con due debutti in famiglia. E qui sorgono i problemi. A proposito del far “respirare”: non stupisca che il secondo, anche per la portata, non abbia funzionato. Il primo sì: per quanto non veda la necessità di Andrade nella stable, non c’è dubbio che il suo arrivo è stato d’impatto, sorprendente, ben scritto. Il pubblico è letteralmente impazzito. Che farà? Non lo sappiamo ancora. Come dicono i mark WWE: attendiamo e vediamo. Sicuramente è un ritorno di peso in un momento in cui mancano un bel po’ di atleti di peso nel roster.
El Clon invece è un debutto sfiatato. Perché parte da una serie di errori. Intanto la storyline di Hologram non era stata fin qui sviluppata. Ma in caso di accelerazione, allora l’attacco ai danni del wrestler doveva essere portato da El Clon e non da Fletcher. E potevano farlo direttamente in questo Dynamite, invece di un segmento backstage lanciato e sparito nel corso di pochi secondi. Ecco perché il pubblico non reagisce a vederlo arrivare. E non reagisce perché non accade assolutamente nulla che lo caratterizzi: dopo che Kyle batte Cassidy, si avvia con Callis all’ingresso dello stage. Lascia che arrivino tutti e via, si straccia tutto. Che cosa dovrebbe rappresentare? Qual è il focus che caratterizza il suo arrivo? Non c’è il suo avversario e non c’è il teatro ideale per dare risalto al suo arrivo: il ring. Male male.
Che vogliamo fare coi Jurassic Express?
Prima di Andrade e El Clon, a Dynamite erano ricomparsi i Jurassic Express. Con una discussione tra Perry e Omega, e un attacco agli Young Bucks piuttosto confusionario. Dal ppv sarebbe servito lavorare sul lato oscuro e profondo della reunion, sul lato adulto, sulla crescita di Jungle Boy in Jack Perry e di Luchasaurus nelle fasi di passaggio a Killswitch e ritorno. Invece, per ora, si naviga a vista in attesa del match coi Bucks.
Samoa Joe sfida Page: ma che, davero?
Comprendo che Wrestledream sia un punto di passaggio. Ma la AEW avrebbe potuto/dovuto trovare un avversario migliore al campione. In realtà c’è: Mark Briscoe ha dimostrato negli ultimi mesi di poter dare l’assalto alla cintura. Sarebbe lo sfidante ideale: una sconfitta non gli toglierebbe nulla. E ad Hangman darebbe una nuova difesa credibile nel suo percorso.
Badate bene: non che Samoa Joe non possa rappresentare tutto quanto io abbia scritto qui sopra. Ma devi darmi un motivo per avanzare una sfida così. Non alla fine di un match vinto, dove la Samoan Submission Machine ne esce come un permaloso attaccabrighe che sfida il campione con un aggancio piuttosto banale. Qui si è vista tutta la pigrizia del team booking nel provare a rendere rilevante lo sfidante di Page in vista del ppv.
Le risse non sempre servono
Kris Statlander vince nel main event. E nel post, Toni Storm interviene a sfidarla. Faccia a faccia. Tutto bene, sipario. Perché la rissa? Perché caricare ancora la puntata di situazioni e di cose da vedere? Era perfetto quello sguardo che sanciva un’aura, una potenza tra due ragazze fortissime che possono mettere su una bella pietra miliare della categoria femminile.








