Non mi ha mai interessato troppo capire chi fosse l’uomo mascherato (prima di esserne svelata l’identità), tutte le svariate volte che è stato messo in scena negli ultimi anni. Ho sempre lasciato alla WWE l’onere di stupirmi, magari rivelando che il tizio incappucciato di turno fosse qualcuno che proprio non mi aspettavo, o magari qualcuno che avevo immaginato, e che speravo, accontentandomi in toto. Perlomeno questo accadeva le primissime volte che questo tipo di storia veniva messa in scena; Ora, purtroppo, non mi solletica neppure più l’interesse. Troppe volte abbiamo visto questo cliché, e troppo poco tempo è passato dall’ultima volta che si è scelti lo stesso segmento. Partendo dal presupposto che in televisione una volta è poco, due son troppe, rivedere per la quarta (o forse quinta) volta la stessa tipologia di racconto, quando non stanca, addirittura irrita.

Alle volte si imputa al team creativo la scarsa originalità. Ci si domanda perché di talune scelte, e perché la Compagnia non si inventi qualcosa di nuovo per portare avanti le storie dei personaggi. Va precisato che, loro, ragionano con una proiezione di 18 mesi in avanti, e che se talvolta una loro opzione può sembrare deleteria, si rivela nel lungo periodo la più azzeccata o l’unica inevitabile. Questa volta è diverso: Negli ultimi 3 anni abbiamo visto mascherarsi chiunque; Da Jimmy Uso ad R-Truth, da Theory a Seth Rollins, da Roman Reigns a quest’ultimo, ancora ignoto, apparso nell’ultima puntata di Raw. Ora, la scelta di introdurre in una storyline un uomo dal volto coperto è vecchia quanto il cucco ma ha sempre riscosso successo. Tuttavia, pur essendo stata adottata diverse volte nel corso degli ultimi 30 anni, tra una riproposizione ed un altra trascorreva abbastanza tempo da renderla sempre originale. Negli ultimi anni, appunto, questa tecnica ha raggiunto picchi di inflazione da crisi americana del’29, finendo per non interessare più i fan, diventando quasi una macchietta comica e a tratti fastidiosa.

Questo accade soprattutto se calati in un contesto social come il nostro, ove viene sezionato fino al maniacale ogni frammento di immagine, ogni angolazione da parte dei fan riuscendo a divulgare l’identità dell’uomo mascherato prima ancora che questa venga rivelata dalla stessa WWE. Crea ancora più confusione il fatto che il lottatore vestito di nero, il quale nelle scorse puntate aveva aggredito i nemici della Vision, ha deciso di rivoltarsi contro il gruppo guidato da Paul Heyman. È abbastanza chiaro come la WWE voglia sparigliare le carte, illudendoci che sotto quelle spoglie ci sia la stessa persona, quando in realtà non sarà così. Ma qui urge valutare non la storia nella sua qualità, ma gli espedienti narrativi usati che, già nell’arco di un paio di anni, risultano ridondanti e pure noiosi. Se si volesse parafrasare il periodo dell’Era Triple H si potrebbe addurre ad emblema proprio l’uso sovente dell’uomo mascherato a cui si può accostare, se possibile, l’abuso di una security che interviene sul ring e che, puntualmente, finisce KO. Due tecnicismi narrativi che, se ben dosati, aggiungono pathos ma che, se triti e ritriti, risultano pesanti e controproducenti.

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