Cody Rhodes ha affrontato il tema del no-selling nel podcast What Do You Wanna Talk About?, spiegando che a suo avviso i fan fraintendono spesso cosa stia davvero facendo un wrestler quando sembra non accusare un colpo. Il punto, ha chiarito, non è non provare dolore, ma nascondere all’avversario quanto si stia soffrendo. È uno di quegli argomenti che da sempre spacca la community.

Cody Rhodes spiega cosa significa davvero il no-selling

Rhodes ha sottolineato che la classica rimonta del babyface vecchia scuola non consisteva nel far finta che una mossa non avesse fatto male. Al contrario, serviva a mostrare la propria tenacia rifiutando di lasciar trasparire il dolore all’avversario.

“Vorrei che più persone lo sapessero: oggi, se io e te stiamo lottando sul ring e tu mi colpisci, io decido che basta, non ne prendo più, e comincio a caricarmi. Mi muovo, tu mi colpisci di nuovo e io ‘no, non un’altra volta’. Era una cosa comunissima nelle territory, tra i babyface degli anni ’80. L’idea non è che non vendi il colpo, è che fingo di non sentire dolore. In realtà fa male eccome, ma non ti lascio percepire la cosa. Non te lo do a vedere.”

Da Hulk Hogan a Dusty Rhodes: prima che diventasse l’Hulk-Up

Cody ha riconosciuto che Hulk Hogan si è appropriato di quel concetto trasformandolo nel celebre Hulk-Up, al punto che oggi quel gesto viene identificato solo con lui. Prima di Hogan, però, apparteneva a tutti i grandi babyface dell’epoca, da Chief Jay Strongbow a suo padre Dusty Rhodes.

“Per quanto Hogan se ne sia appropriato del tutto, quando l’ha trasformato nell’Hulk-Up ormai questa cosa è diventata sinonimo di Hulk-Up, ed è fantastico, gli va riconosciuto il merito di averlo creato. Ma vorrei che la gente sapesse che un tempo lo faceva ogni grande babyface, a un certo punto del match. Pensa a Chief Jay con la sua danza di guerra. O al mio vecchio, quando faceva ‘no, abbiamo chiuso, hai avuto la tua occasione’. È un’altra cosa.”

Il malinteso sul wrestling giapponese

Rhodes ha allargato il discorso anche al wrestling giapponese, uno stile che secondo lui viene letto male allo stesso modo. I wrestler, ha precisato, non stanno ignorando il dolore: stanno vendendo l’idea di volerlo nascondere.

“Nel wrestling giapponese in tanti parlano di no-selling, ma non si rendono conto: no, stanno vendendo il fatto di non essere feriti. È quello che vendono: ‘sto bene, sto bene’, e poi scopri che non è affatto così.”

L’American Nightmare ha paragonato tutto questo a chi, ubriaco al bar, prova a sembrare sobrio:

“È come quando vai al bar e ti ubriachi: non fai finta di essere più ubriaco, cerchi di sembrare sobrio. Quello è lo stile, e gran parte di tutto questo è andata perduta, perché c’era un unico posto in cui poteva vivere.”

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