Cody Rhodes non è affatto preoccupato all’idea che WWE: Unreal, la nuova docuserie targata Netflix, possa “svelare troppo” del business del wrestling. Anzi, secondo lui, si tratta di un’opportunità per espandere la narrazione in modi ancora più creativi.
Intervistato da Bill Simmons, l’American Nightmare ha voluto chiarire un concetto importante: la kayfabe non è morta, è solo cambiata.
“Credo che oggi ci sia ancora spazio per proteggere la magia del wrestling,” ha dichiarato Rhodes. “I fan più hardcore magari non lo vedono subito, ma quelli davvero geniali […] capiscono che si può fare ‘lavoro dentro al lavoro’. Quando dici ‘Ehi, guardate, è tutto vero’, allora inizia a diventare difficile distinguere cosa è reale e cosa no. Ed è lì che puoi lavorare davvero. Il kayfabe si può ancora fare. È solo diverso. Ed è questo l’esperimento divertente che possiamo fare: sollevare il velo da una parte e coprire da un’altra.”
Secondo Rhodes, l’idea che Unreal possa danneggiare il wrestling rivelandone i “segreti” è fuori luogo. Non si tratta tanto di mostrare tutto, quanto di reinventare il modo in cui certe dinamiche vengono usate nella narrazione.
“Capisco la paura di alcuni fan hardcore che dicono: ‘Oh no, adesso svelano tutto’… Ma magari stiamo solo mostrando un lato, e ce n’è un altro che non avete mai visto. Questo apre delle opzioni interessanti, più di quanto si pensi.”
Una visione che riflette perfettamente l’identità del wrestling moderno: non è più necessario aggrapparsi alle regole del passato per mantenere il mistero, basta trovare nuovi modi intelligenti per confondere realtà e finzione. E Cody Rhodes, in questo, sembra avere le idee molto chiare.








