Se deste un’occhiata alle mie partite su WWE2K18 (no, il 2K19 l’ho saltato), scoprireste che adoro i titoli. Titoli ovunque, titoli per tutti, titoli a profusione. Titoli mondiali, secondari, terziari, titoli di coppia primari e secondari, titoli di ogni genere. Il motivo è che ho troppi beniamini e darei volentieri una cintura a tutti. Tuttavia, mi rendo conto che i 2K non rappresentano ciò che potrebbe funzionare nella realtà e che una sovrabbondanza di titoli potrebbe soltanto generare confusione.

Sono tanti i motivi per cui il titolo 24/7 è stato accolto così male dal pubblico; alcuni li condivido, altri meno. Il design, ad esempio, non è così brutto di per sé, è che stona totalmente con quello di tutti gli altri titoli della federazione, che mantengono una certa coerenza stilistica (tranne il Cruiserweight Championship, quella cintura viola si distingue nettamente, nel bene e nel male). Il titolo è stato recepito come un “jobber Championship”, cosa che quasi potrebbe risultare offensiva sotto molteplici punti di vista, ma ci tornerò alla fine dell’editoriale; il problema, più che i nomi che girano attorno a questa cintura verde speranza, sembrano essere le storyline (circa) proposte finora. In effetti non pare molto entusiasmante un titolo che comincia la sua storia venendo “afferrato” a mo’ di ruba bandiera da un wrestler, cambia possessore tre volte nel giro di una sera, il campione vive nel terrore e cerca di nascondersi in ogni modo possibile e poi perde e rivince nuovamente il titolo nella stessa sera.

In che modo si potrebbe dare lustro a questo nuovo titolo nato da neanche un mese? Perché la situazione, sulla carta, non sarebbe così disperata

Anzitutto, esso è la Wild card rule fatta a cintura, dal momento che può essere difeso in ogni roster. Quando è stata annunciata questa regola, mi si è scatenato il Mr Peanut Butter e mi sono immaginata epici crossover tra Raw ed NXT, tra SmackDown e NXT UK o 205 e così via. Certo, dovrebbe trattarsi di match classici e non di risse da strada, perché altrimenti di questa regola non me ne faccio nulla, se poi i “match” si riducono a gente che viene sbattuta contro portiere di limousine e schienata nel giro di pochi secondi.

Seconda punto, il titolo 24/7 è forse l’unico titolo in cui si potrebbero perdonare segmenti comedy. Vi ricordate quando, qualche anno fa, i wrestler cominciarono a rubarsi il titolo intercontinentale durante le puntate di Raw e SmackDown per giustificare il successivo Ladder match di WrestleMania? In molti non furono soddisfatti di quella gestione del titolo, ritenendola addirittura irrispettosa. Una cintura che invece “nasce” nel comedy, senza pretese, potrebbe permettersi questo e altro senza scandalizzare nessuno; d’altra parte l’abbiamo vista nascere così, perché non dovrebbe continuare? Ovviamente tutti abbiamo un senso dell’umorismo diverso ed un R-Truth che si traveste da Carmella può far ridere alcuni come inorridire altri.

Non dovrebbero, tuttavia, mancare momenti più seri e delle vere e proprie faide per la cintura. Qui, al contrario di quanto scritto prima, essere partiti con il comedy potrebbe rendere difficoltosa una faida classica di campione contro sfidante. Difficile sì, ma non impossibile. Ok, molto difficile, ma, ripeto, non impossibile.

C’è poi da fare un discorso sulla gestione del titolo e sui wrestler che lo detengono. Spesso e volentieri ci siamo lamentati che la WWE sembrasse non avere idee per le sue cinture; ricordo il caso eclatante di Dean Ambrose, Jon Moxley per gli amici, che ha avuto un lungo regno da campione degli Stati Uniti ma è stato spesso impegnato in faide con lo Shield, difendendo raramente la cintura e senza faide di particolare rilievo. Stanti così le cose, il titolo 24/7, proprio per la sua particolarità, ha una riserva di idee molto longeva, perché puoi potenzialmente farci qualsiasi cosa quando per avere un match non devi necessariamente trovarti in un ring. Si potrebbe chiudere con il classico “purché se ne parli”, dato che il titolo 24/7 è sempre stato presente negli show settimanali ed una vittoria è arrivata pure al termine di un main event di SmackDown. Le circostanze le sappiamo tutti, ma tant’è.

Come ho preannunciato, vorrei spendere due parole sui jobber.

Dalla Wikipedia italiana: i jobber sono wrestlerdi basso livello e di poca visibilità, spesso prelevati da federazioni locali della zona in cui si svolge uno show. Hanno il compito di affrontare i lottatori di più alto rango per essere facilmente sconfitti.

Un jobber viene utilizzato per aumentare la visibilità e notorietà di un wrestler emergente

Un jobber è infatti colui a cui tocca il compito più duro e meno remunerativo, ovvero quello di perdere senza mai essere lontanamente all’altezza dell’avversario.

La Wikipedia inglese invece è più sintetica: un professional wrestler che perde abitudinariamente.

Stanti queste definizioni, uno come R-Truth, che nell’ultimo anno ha vinto il torneo di Mixed Match Challenge ed è stato campione degli Stati Uniti può essere considerato jobber? Bobby Roode può essere considerato jobber? Elias spesso perde i match in PPV ma durante le puntate settimanali spesso esce vincitore dagli scontri, è dunque un jobber?

Ovviamente, so bene che la definizione che si da ai jobber ormai non è più questa. Per molti fan un jobber è un wrestler che non gode di alcuna considerazione da parte della WWE, non ha particolari capacità né sul ring né al microfono e non può sperare di ambire a titoli di alcun tipo, esclusi saltuariamente titoli secondari o di coppia quando le storyline si spostano sul comedy. Perciò ecco la soluzione: la WWE è cosciente di avere un roster saturo e per dare quel contentino ai suoi tanti “jobber” ha creato un titolo per cui tutti possono lottare, tutti, senza eccezioni. Comprendo queste critiche, ma vi ricordo due miei pensieri fondamentali che ho espresso in più e più occasioni: prima di tutto, con la storyline giusta chiunque può diventare campione; secondo, evitiamo di assegnare alla nascita elmetti o picconi come in “Zeta la formica” e assegnare ad un atleta un’etichetta incancellabile.

Posto che è ovviamente troppo presto per valutare questo nuovo titolo, in negativo o in positivo, è giusto far notare i problemi di fondo riscontrati sin dall’inizio, così come i possibili punti di forza. Io tendo più dalla parte ottimista, as always.

 

Ysmsc
Celeste "Ysmsc", gli utenti stanno ancora cercando di capire come si scrive il suo nome, lei sta ancora cercando di capire cose le succede intorno. Scrive con orgoglio i report di Raw e le sue amate FLOP 10. Le cose che ama di più sono il wrestling, il cibo giapponese e Killer Mask (non necessariamente in quest'ordine). Si sentirà realizzata quando non si useranno più i tasti "copia-incolla" per scrivere il suo nickname