Ci sono due cose in questo momento delle quali non mi interessa assolutamente nulla. La prima sono i momenti iconici della carriera di Hulk Hogan. Non mi interessa dei suoi titoli WWE, dei suoi titoli WCW, del New World Order, dei suoi ritorni e delle sue uscite. La seconda sono i difetti, più o meno gravi, della vita di Terry Bollea. Non mi interessa che avesse apertamente dimostrato di essere un razzista, non mi interessa delle sue due facce, non mi interessa delle sue clausole e non mi interessa dei suoi mancati job.
In questo momento c’è soltanto una cosa che mi interessa e che mi riempie la testa, e questa cosa si chiama vuoto.
Già, perché ero soltanto un bambino, quando nel 1989, vidi per la prima volta un Ring alla televisione. É uno di quei ricordi puntuali, con un immenso bianco prima e dopo. Solo un punto, un’oasi in un deserto di mille altre cose dimenticate. Non c’era Hogan sullo schermo, ma c’era qualcosa che con Hogan aveva molto a che fare. Il Professional Wrestling.
I ricordi del passato, nel corso degli anni, si sono mischiati con il presente, e giorno dopo giorno, anno dopo anno, in tutto questo Wrestling e in tutta questa mia vita parallela, c’è sempre stata soltanto una costante: Hulk Hogan. E’ vero, che poi è arrivato John Cena. E’ vero, che qualcuno ha sentito parlare anche di Undertaker. E’ vero, che addirittura, dopo il grande ritorno della disciplina nelle televisioni italiane nei primi del 2000, qualcuno ha anche imparato ad apprezzare e conoscere Eddie Guerrero, Rey Mysterio. Ma chi non c’era all’epoca e chi non segue il Wrestling, non sa chi siano davvero.
L’unica costante che ho, e che hanno i fan di Wrestling come me, della mia età, che si sono appassionati a questo disastro di morti premature e droghe sintetiche, si chiama Hulk Hogan, e si chiama Hulk Hogan nel bene e nel male.
Potete scriverlo sui muri. Potete insultarmi e credere che voglia difendere un uomo che, a dirla tutta, non era tanto diverso da quei poliziotti razzisti o da quei signorotti classisti che spesso e volentieri baratterebbero la loro madre pur di avere una finta sicurezza, sostenendo chiunque abbia l’intenzione di attaccare un paese con le bombe. Perché questo era, bisogna dirlo per rendere le parole che riempiono questa pagina vere, altrimenti sembra che si stia facendo il solito revisionismo storico del post morte. Bisogna dire che spesso non si è comportato bene con i suoi colleghi e che il suo ego è sempre stato ingombrante e irritante. Fuck you, gli ha ribadito più volte il buon Iron Sheik per questo e altri motivi. Terry Bollea, chiaro e tondo detto, non era la migliore delle persone che potesse camminare su questo pianeta. Aveva le sue idee strampalate ed era vittima, anche questo bisogna dirlo, di una generazione che non aveva e non ha ancora capito che un colore o una religione sono tanto importanti per stare bene con se stessi quanto dettagli al momento di dover rispettare il prossimo.
Ma con la stessa forza, la stessa con la quale lui faceva valere le sue clausole sul controllo creativo che probabilmente hanno contribuito e renderlo ciò che è stato, voglio ribadire che è stato una linea retta nelle vite dei fan, ma soprattutto, dei non fan. E’ probabilmente l’unico lottatore di Wrestling che tutti conoscevano ancora prima che si spostasse al cinema, almeno a quello che conta un minimo. E’ stato l’unico lottatore di Wrestling in grado di ribaltare uno stadio pronto ed armato a favore di The Rock. E’ stato l’unico, e probabilmente lo sarà per sempre, a far fare un salto alto kilometri a una disciplina che, altrimenti, avrebbe tardato non meno di due decenni a venir fuori, ammesso e non concesso che lo avrebbe fatto.
Non ho le lacrime agli occhi stavolta. Forse perché Hulk Hogan ha avuto tutto e forse perché non l’ho mai visto come “uno di noi”. Non se n’è andato spremuto dal tentativo di farcela. Però sono triste, e lo sono perché con Hogan se ne va un pezzo di Catch, un pezzo di domeniche mattine, sabati sera, domeniche notte. Se ne va qualcosa che è stato un tuo compagno e che adesso, volenti o nolenti, non sarà più un punto di riferimento. Non diremo più “a Wrestlemania si farà vivo Hogan”, non diremo più “Hogan è proprio uno stronzo”. La costante si è esaurita, non è più tale. Ora saremo orfani di una stella scomparsa, spenta, della quale ci rimarranno i ricordi, quelli belli e quelli brutti. Ci rimarranno le sue Catch Phrase, le sue “medicine”, le sue magliette strappate. E lui, lui beh, lo avrà già detto più e più volte, a quell’uomo bassottino, calvo e con un microfono in mano, che lo stava aspettando proprio li, dietro al grande cancello, per chiedergli come fosse andato il viaggio:
..“let me tell you something, Mean Gene”..








