Corey Graves è ormai una delle voci più riconoscibili nei programmi WWE, dopo essersi reinventato come commentatore a seguito del ritiro dal wrestling lottato, causato dalle troppe commozioni cerebrali subite. Durante una recente intervista, Graves ha affrontato vari argomenti, tra cui alcune questioni relative alla sua professione e agli aspetti più tecnici di esso.
Nel corso di un’intervista con The Sportster, Corey Graves ha parlato del suo approccio al commento dal vivo, spiegando che il riconoscere i grandi momenti non è frutto dei copioni o di frasi memorizzate. Secondo Graves, il trucco sta nell’interpretare l’energia nell’arena che lo aiuta a comprendere lo svolgimento della storia raccontata davanti a lui. Gli anni di wrestling lottato hanno giocato un ruolo importantissimo nel permettergli di capire il ritmo dei match e ciò che i wrestler cercano di ottenere in alcuni momenti chiave.
Le parole di Corey Graves nel dettaglio
“E’ tutta una questione di sensazione. Questi sono i momenti in cui essere stati sul ring attivamente per tanto tempo quanto lo sono stato io aiuta davvero – cercare di capire la grandezza del momento quando capita. Cercare di essere consapevole di quali sono le storie che i talenti raccontano, e cosa cercano di ottenere.”
Nonostante l’esperienza, si è parlato anche di come comportarsi nei confronti degli imprevisti e di come cercare di “proteggere” l’andamento del match e fare in modo che il pubblico resti coinvolto mentre l’imprevisto viene risolto: “Ci sono momenti in cui credo di poter salvare la situazione per loro. A volte capita che qualcosa vada male e per fortuna riesco ad essere svelto nel pensare a come coprirli.”
Una parte importante del lavoro da commentatore è stata poi imparare da Michael Cole. In particolare, Cole gli avrebbe insegnato che a volte la cosa più forte che un commentatore possa fare è restare in silenzio. Il pubblico e le reazioni della folla possono raccontare le storie molto meglio di quanto i commentatori possano fare:
“Secondo me il segnale più importante che mi fa capire che qualcosa di grosso sta per succedere è il pubblico. E Michael Cole, a cui va dato tutto il merito, mi ha insegnato a capire quando stare in silenzio e capire che per quanto possiamo raccontare cose e per quante frasi fighe posso pensare di dire, nulla vale quanto 10, 20 o 60.000 persone che perdono la testa.”








