Una volta erano le regine incontrastate del wrestling femminile WWE, oggi quando appaiono sullo schermo la reazione del pubblico è tiepida come una birra dimenticata sul tavolo. E no, non è un’esagerazione. Charlotte Flair, Becky Lynch, Mercedes Moné (l’ex Sasha Banks) e Bayley sembrano aver perso quella magia che le rendeva speciali. Ricordo quando si parlava di Charlotte come una delle più grandi wrestler al microfono e sul ring a tutto tondo, uomini compresi. Ma come è possibile che oggi siano così indigeste? Parliamo delle stesse donne che hanno rivoluzionato il wrestling femminile, le stesse che hanno reso possibile l’impossibile, lottando nel primo main event di WrestleMania al femminile. E invece, guardatele ora.
Non è più la stessa cosa
Pensavo questo: mentre Randy Orton può limitarsi a fare la RKO per la millesima volta e il pubblico impazzisce come se fosse la seconda venuta di Cristo, o CM Punk può fare il suo solito promo, identico da vent’anni, e tutti perdono la testa, le nostre Horsewomen sembrano condannate all’indifferenza o peggio, ai fischi, sia che rimangano loro stesse, sia che si reinventino.
È come se fossero diventate la versione wrestling di quelle band che hanno fatto un album iconico e poi non sono più riuscite a ripetersi. Solo che qui non stiamo parlando di musica, ma di quattro atlete che fino a poco tempo fa avevano il wrestling (non solo) femminile in pugno.
Charlotte Flair: La regina con troppi regni
Charlotte è l’esempio perfetto di come si può ammazzare una carriera leggendaria a suon di titoli. Sedici regni da campionessa, ma sentite l’arena quando entra… il silenzio è più assordante di una bomba! È come se la WWE avesse seguito la filosofia “se una cosa funziona, ripetila fino alla nausea”.
Mentre un Orton qualsiasi può sparire per sei mesi, tornare, fare la sua mossa caratteristica e diventare subito più hot di un peperoncino calabrese, Charlotte torna dopo una lunga assenza e la reazione è tipo: “Ah, eccola di nuovo. Quanto ci scommettiamo che vince un titolo entro due settimane?”. Prevedibilità: il killer silenzioso del wrestling.
Becky Lynch: Quando “The Man” perde autenticità
Becky “The Man” Lynch era il fenomeno più autentico dai tempi di Stone Cold. Una ribelle che si era conquistata ogni singolo applauso con sangue, sudore e tweet al veleno. Oggi? È come guardare una versione sbiadita di quella stessa superstar. Si è reinventata da heel, in modo non propriamente riuscito, poi è tornata face, ma non è più la stessa cosa. Il problema è forse che Becky continua a interpretare una versione del personaggio che ha perso la sua genuinità originale. Quella spontaneità che l’aveva resa la beniamina dei fan non c’è più, sostituita da una versione più calcolata che il pubblico percepisce come meno autentica. La forza di quella Becky era che fosse la prescelta dei fan, quella con il sangue sulla faccia ed il naso rotto che si faceva paladina dei fan contro il noioso booking di Vince McMahon e la classica impostazione delle donne come comprimarie. Questa situazione oggi non c’è più e si sente.
Mercedes Moné: La ribelle tra due mondi
Il caso di Mercedes (ex Sasha Banks) è più complesso e controverso. Da quando ha lasciato la WWE per l’AEW, è stata bersaglio di critiche feroci da entrambi i fronti. Ma qui sorge il dubbio: quanto dell’ostilità è reale e quanto è dovuto semplicemente alla sua “diserzione”?
Le accuse sono sempre le solite: si dice che non sia professionale, che abbia un ego smisurato, che si senta più importante di quanto realmente sia. Ma è difficile distinguere la realtà dalla leggenda metropolitana. Curioso come questo tipo di critiche vengano riservate con particolare veemenza alle donne, mentre wrestler uomini con problemi simili nel backstage vengano trattati con maggiore comprensione o addirittura celebrati come “ribelli carismatici”. È il classico doppio standard: l’uomo è “determinato”, la donna è “difficile”. CM Punk se ne è andato dalla WWE dopo aver saputo di non essere nel main event di WrestleMania, lei se ne è andata dopo aver saputo i piani per i titoli tag team che c’erano per lei e Naomi. Punk eroe, Sasha capricciosa e non professionale.
Sul ring ha smentito tanti critici, dimostrando di essere una delle migliori wrestler del mondo, quello che invece mi ha deluso di Mercedes da quando è in AEW è il suo parlato. La ricordavo in WWE come bravissima, dotata di un carisma naturale, eppure in AEW ha avuto prestazioni non proprio eccellenti al microfono. Magari la scrittura di Vince McMahon la aiutava in questo ambito più di quanto non si è portati a credere.
Bayley: la vera sopravvissuta
Tra le quattro, Bayley è forse quella che ha subito la trasformazione più radicale, passando dall’essere la “hugger” amata dai bambini a una heel provocatoria e sarcastica. Ed è probabilmente la meno odiata del gruppo.
Bayley eccelle in un terreno particolare: quel mix di comedy e trolling che sa essere incredibilmente efficace quando fatto bene. Non sarà mai il volto della compagnia, ma la sua affidabilità sul ring e la capacità di reinventarsi la rendono un pilastro fondamentale del roster.
Più che essere “odiata”, Bayley sembra semplicemente aver trovato una sua dimensione più matura, meno esplosiva in termini di popolarità ma più solida a lungo termine.
Sovraesposizione
In effetti, c’è stata anche una sovraesposizione pazzesca! Queste donne hanno dominato la WWE per quasi un decennio, alternandosi tra loro come campionesse in un modo che probabilmente ha pochissimi paragoni nell’emisfero maschile. Pensateci: era praticamente impossibile accendere Raw o SmackDown senza trovarne almeno una sul trono o a caccia dello stesso. È come quando al ristorante ti offrono sempre lo stesso menù fisso: anche se è stellato Michelin, alla centesima volta cominci a sognare una pizza surgelata, solo per cambiare! Il pubblico del wrestling è notoriamente viziato e dalla memoria corta come quella di un pesce rosso, ma persino il più fedele dei fan alla lunga si stanca di vedere le stesse quattro facce. Hanno saturato il mercato come le pubblicità di Poltrone & Sofà e su questo purtroppo non si può fare nulla se non prenderne atto.
La maledizione delle cinture
Il vero problema secondo me? Il booking del wrestling femminile è ancora fondamentalmente incentrato solo sulle cinture. È un ciclo infinito di “vinci titolo, perdi titolo, cerca di riconquistare titolo”, uno schema che alla lunga diventa prevedibile e noioso. Uno schema che -per altro- lega le mani agli sceneggiatori imponendo che le wrestler importanti arrivino a scambiarsi le cinture come fossero figurine Panini (fatto realmente accaduto).
Per capire quanto è grave la situazione, a WrestleMania 41, l’incontro tra Jade Cargill e Naomi sarà il primo match femminile singolo senza titolo in palio e senza stipulazione dal… 2006! Sì, sono passati quasi VENT’ANNI dall’ultima volta che due donne si sono affrontate a WrestleMania senza che ci fosse una cintura di mezzo. E l’ultima volta era stato un “Playboy pillow fight match” tra Torrie Wilson e Candice Michelle, che non era esattamente il punto più alto del wrestling. Se escludiamo questo unico match a stipulazione speciale sarà la prima volta DI SEMPRE.
Capite il punto? Per vent’anni la WWE ha praticamente detto: “Se sei una donna e non combatti per un titolo, non meriti un posto nel nostro show più importante”. È come se per le donne non esistessero storie, vendette, rivalità personali o ambizioni che non coinvolgano una cintura. Quindi, in che modo delle ragazze a cui viene dato spazio solo in virtù dei titoli, possono smarcarsi dall’essere “sempre nel giro titolato”? In che modo possono avere un ruolo se non facendo da sfidante perdente o da campionesse in una rivalità? In un panorama del genere è ovvio che Charlotte è odiata. Ovvio che Becky viene a noia. Parliamo di gente che per esistere deve essere campionessa o sfidante. Se da una parte si stanno facendo progressi come nel caso di Naomi vs Cargill, dall’altra si è deciso di ributtare dentro Charlotte nel modo più indigesto e fastidioso possibile: vittoria alla Rumble e subito match per il titolo con una delle wrestler più amate del momento. Davvero non ci si aspettava che sarebbe stata rigettata dai fan?
L’esempio da seguire è Rhea Ripley
A conferma della nostra teoria, guardate Rhea Ripley. Non si è semplicemente mantenuta rilevante – è diventata una vera e propria supernova nel firmamento WWE, raggiungendo livelli di popolarità paragonabili solo a quelli di Roman Reigns o Cody Rhodes.
E qual è stato il suo segreto? Non è stata incasellata esclusivamente nella lotta per un titolo. La sua inclusione nel Judgment Day e la faida con Dominik Mysterio e Liv Morgan le hanno permesso di mostrare sfaccettature diverse del suo personaggio. Non era solo “quella che vuole il titolo”, ma parte di una narrazione più ampia e complessa. Questo dimostra in modo lampante che quando alle wrestler vengono date le stesse opportunità creative dei loro colleghi maschi, possono non solo rimanere rilevanti ma addirittura scalare vette mai raggiunte prima.
Non sono le wrestler ad essere noiose ma le storie che gli affidano gli autori
Penso che finché il wrestling femminile sarà sempre legato solo ed esclusivamente alla rincorsa di un titolo, saremo inevitabilmente destinati a vedere personaggi che non riescono a brillare oltre la loro prima grande fiammata. È come avere un’auto potentissima e usarla solo per andare a comprare il pane.
Che senso ha buttare via Charlotte, forse una delle migliori heel di sempre, solo perché è diventata noiosa. Ma se le facessimo fare una rivalità normale, magari senza che vincere o perdere significhi vincere o perdere il titolo? Se la si inserisse in una stable? Cosa spaventa tanto le compagnie di wrestling nel dare a queste donne sotrie “normali”?
Le Four Horsewomen potrebbero ancora risorgere dalle loro ceneri, ma solo se la WWE (ma anche la AEW) smette di trattarle come fossero distributori automatici di match per titoli. Hanno rivoluzionato il wrestling femminile una volta, ora serve rivoluzionare il modo in cui si raccontano le loro storie.








