Pur essendo un fanboy di 2.0 devo riconoscere che il 2025 di NXT è stato parzialmente deludente, non un pessimo show dato che la struttura del programma consente anche alle puntate meno ispirate di raggiungere la sufficienza. Ma è innegabile che rispetto agli anni precedenti sia stato un periodo di magra, il che è anche fisiologico dopo che è stato ininterrottamente il miglior show di wrestling al mondo con ampio distacco, per storyline, personaggi e sì anche per match.
Ho pensato spesso alle ragioni dietro questo calo, le ho imputate a diverse cause che effettivamente influenzano parecchio: le mancate promozioni nel Main Roster di diversi atleti prontissimi, la cui prolungata presenza nel brand crea un tappo ad imbuto che impedisce a chi dovrebbe succedere di svilupparsi appieno; il passaggio dalla magnanima USA Network alla puntigliosa CW, emittente che non permette agli episodi di sforare neanche di un minuto e preferisce piuttosto tagliare la diretta, costringendo spesso i Main Event a durare pochi minuti(sigh USA Network lasciava a NXT anche 15 minuti in più); l’aumento del numero dei PLE, già lo spazio televisivo si è ridotto quindi si ha ancora meno tempo per costruire card decenti, un ppv al mese non è una scelta sostenibile per il territorio di sviluppo; crossover infiniti con TNA ed AAA che possono essere intriganti come visto di recente, ma hanno anche la conseguenza di generare confusione e a volte disinteresse; licenziamenti e mancati rinnovi che pesano più di quanto sembrerebbe, etc. etc.
Tuttavia nonostante questi difetti che pesano, c’è qualcos’altro che non va, c’è qualcos’altro che manca, c’è qualcuno che manca da NXT da tempo.
Ho riflettuto sull’ultima volta che mi sono realmente emozionato seguendo il wrestling quest’anno, è stato nel corso del Family Business Match con protagonisti Channing “Stacks” Lorenzo, Luca Crusifino e il vincitore Tony D’Angelo. E’ quest’ultimo che latita da ormai 2 mesi e mezzo, NXT non è NXT senza il Don. Tutto ciò che ho citato sopra sono solo tagli sui quali puoi mettere cerotti, ma non puoi privarti del cuore della tua opera, non lo puoi neanche sostituire senza rischi di rigetto. Tony D’Angelo è tutto ciò che NXT rappresenta, la personificazione della visione di Shawn Michaels del pro wrestling, forse la versione più pura.
In questi 4 anni il 30enne di Chicago è stato protagonista costantemente delle migliori storie e rivalità dell’intero panorama dell’industria, poco cambiava se si trattava di una faida macchiettistica tra mafiosi italoamericani e narcotrafficanti messicani, servizio di smaltimento rifiuti, raccontare una storia d’amicizia, fare da sfidante al campione NXT, detenere titoli secondari, interpretare il remake di Rocky 3, introdurre i nuovi arrivati o dare il via a una lotta intestina per il potere. Tony D era sempre in un modo o in un altro il fulcro di ciascun episodio e non c’è stata una singola volta che abbia deluso le alte aspettative che HBK ha sempre riposto in lui, che si trattasse di un match, di un angle, di un promo, di un segmento registrato o anche solo di un’espressione facciale al momento propizio.
L’ultimo match di D’Angelo si è tenuto il 15 luglio, appunto il Family Business Match che ha concluso la faida fratricida della Family, una storyline partita a livelli di recitazione da oscar che purtroppo sul più bello si era arenata, salvo chiudere con un combattimento memorabile. Invece l’ultima apparizione di Tony risale alla puntata del 29 luglio, l’episodio dedicato alla memoria del compianto Hulk Hogan alla fine del quale è stato inquadrato l’italoamericano nel ristorante di famiglia, ormai privo del titolo di Don per propria scelta. E’ stato avvicinato da un’ombra e poi sipario, un cliffhanger che doveva far presagire un cambio di gimmick o l’avvio di un’ultima scalata al titolo NXT, l’unico che gli manca. Invece tutto tace da mesi e mi convinco sempre più che era l’ombra del licenziamento imminente. Sarebbe uno dei più grandi errori che la federazione abbia mai commesso, Tony D’Angelo non è solo un ottimo lottatore, è tutto ciò che il wrestling è e che grottescamente sta cercando di dimenticare e ripudiare in una crisi d’identità. Inoltre anche se avessero intenzione di licenziarlo il giorno stesso che metterà piede nel Main Roster, non possono non permettergli di completare la sua storia a NXT, non c’è nessun wrestler che si sia guadagnato più di lui il titolo principale del brand, glielo devono, se lo è meritato in un ambiente dove non si va avanti per meritocrazia, perché lui è NXT.
Quindi la prossima volta che ci sarà un’ondata di licenziamenti spero davvero di non leggere il suo nome nella lista, come spero di non leggere quelli di Luca Crusifino, Adriana Rizzo, Channing Lorenzo, Thea Hail, Wendy Choo, Brooks Jensen e tanti altri che sono in bilico.
Si augura il meglio a Tony D’Angelo e a tutti questi giovani ragazzi, anche se sembra non ci sia più posto per loro.








