Al netto di diversi errori, Gran Slam Australia è stato per la AEW un grandissimo successo. Per il quale solo i detrattori ossessionati possono trovarci degli appigli per ridere, lamentarsi, e esprimere giudizi senza probabilmente volerci capire molto di cosa è accaduto e di come ci sono obiettivi che vadano al di là della semplice messa in scena sul ring.
Ecco perché questo articolo sarà una spiegazione semplice semplice di tutto il processo.
L’organizzazione dell’evento
La città di Brisbane con la sua amministrazione ha pagato affinché la AEW arrivasse in città e mettesse in scena uno spettacolo. Non è una cosa strana: la WWE, ad esempio, si muove soprattutto se la parte politica sovvenziona gli spettacoli. Per questo ha deciso di puntare su alcuni PLE in Europa lo scorso anno.
A differenza di Parigi o Berlino, Brisbane non è un buon posto. È una città grande, ma mal collegata col resto dell’Australia. E, evidentemente, non ha grandi promoter.
E qui è avvenuto il grande errore di Tony Khan e i suoi: era la prima volta che la AEW si affacciava nel mercato australiano. Solitamente si parte dal basso: una serie di house show, poi magari qualcosa di televisivo, fino ad arrivare al ppv. Qui invece si sono fidati di persone convinte di poter riempire uno stadio da 52 mila posti con una compagnia col vento contro e in una città poco agevole per i fan australiani.
Probabilmente a Sidney sarebbe stata un’altra cosa (tanti australiani lo hanno scritto sui social, e c’è da crederci). Ma cascare come pere cotte alle promesse di persone sconosciute è un segno di ingenuità che non dovrebbe esistere dopo 6 anni di conduzione di una azienda. È un errore grave.
Ecco dunque che si è passati da uno stadio a un palazzetto, da un ppv a un Collision settimanale (questo è stato). Una scelta che poteva affossare definitivamente la complessa figura della AEW.
Dagli errori, qualcosa di buono si può ricavare
Tutti gli avvoltoi erano pronti ad azzannare la preda dopo lo show. Peccato (per loro) che non ci sia stata l’occasione. Perché per una compagnia il business è tutto, soprattutto che le cose vadano nel verso giusto.
Circa 13 mila persone presenti, arena piena e festante. Incasso intorno al milione e mezzo di dollari, che si aggiunge ai soldi spesi dall’amministrazione di Brisbane per avere lo show. Il merch andato sold out. Esperienza positiva sia per il roster che per i fan.
Qualcuno ci ha provato: “eh ma Tony Khan è stato fischiato quando è uscito nello stage”. Nessuno in Italia ha sottolineato (ci sono i video che lo testimoniano) che il pubblico ha esultato e gridato il nome della compagnia quando lo stesso Khan ha annunciato un nuovo show in Australia per il 2026. Entrato tra i fischi, è uscito tra gli applausi.
Lo show è stato discreto, è andato meno bene delle aspettative, ma l’impronta è sembrata più da house show che da evento speciale. Il pubblico è venuto dietro agli atleti, in tanti modi. In positivo e in negativo. Ma ha avuto il finale tanto sognato: la vittoria di Toni Storm, che li ha mandati a casa contenti (la regola di Vince McMahon vale per qualunque compagnia).
Cosa dice questa esperienza
L’esperienza australiana dice che Tony Khan deve ancora imparare a fare il promoter, sul serio. Questa volta è andata bene, pochissimi hanno chiesto di essere rimborsati. Ma nessuno dei presenti accetterà di esser “preso in giro” un’altra volta. Perché la prima passa per inesperienza, ma la seconda sarebbe incompetenza. E i risultati economici possono essere meno felici di cosi.
Prima di avventurarsi in grandi show, può essere utile tornare a Brisbane nel corso di un tour, che veda il roster avventurarsi in diverse città dello Stato. Con gran finale in un luogo che possa permettere, magari, anche un ppv.








