Pochi personaggi sono riusciti a dividere così tanto in così poco tempo come Donovan Danhausen, approdato in WWE solo 2 mesi fa ad Elimination Chamber. Il wrestler di Detroit è stato subito inserito in una rivalità con The Miz, culminata a Backlash in un tag team match tra quest’ultimo e Kit Wilson e lo stesso Danhausen e un “mini” Danhausen, con tanto di tutina nera e pittura sul volto. Nonostante molti dei seguaci della WWE non lo conoscevano per i suoi trascorsi nei circuiti indipendenti e, soprattutto, per gli ultimi anni passati al servizio della AEW, i fan sono stati subito attirati dalla personalità eccentrica di questo atleta, capace di creare un connubio perfetto tra comicità e suggestione. Tuttavia, nonostante sia stato accolto dai più con entusiasmo, Donovan ha subito critiche aspre da parte di quella porzione di fan che, nonostante gli riconosce dei meriti, lo trova dozzinale e fuori luogo per il wrestling di oggi, tutto acrobazie e realismo.
Tra i principali detrattori figurano anche esponenti del settore, come Jonathan Coachman, Stevie Richards ed Eric Bischoff, oltre ad una pletora di fan che proprio non digeriscono il personaggio, imputandogli, al di là di una gimmick “forzata” e una vocina stridula e fastidiosa, una incapacità di fondo di esibirsi ai livelli richiesti dalla federazione di Stanford. Ad onor del vero, Backlash ha evidenziato i grossi limiti sul ring di questo atleta: Anche a me è sembrato fuori fase, lento e per nulla emozionante, incentrato più sul siparietto comico che sulla qualità del match. R-Truth, che rappresenta il wrestler-comico per antonomasia di questo ultimo decennio in WWE, è in grado comunque di fare un buon match. Danhausen non sembra della stessa stoffa. Tuttavia il lottatore dal viso dipinto è un ottimo personaggio in un ambiente che, sì, è imperniato sull’esibizione sportiva, ma che per sua natura, essendo un programma innanzitutto televisivo, necessita anche di quella componente di intrattenimento da cui non può prescindere senza subirne ripercussioni. Danhausen, come R-Truth, rappresenta in questo senso una pedina fondamentale nello scacchiere della WWE. Se non addirittura imprescindibile.
Io credo che la verità stia nel mezzo: Il wrestling deve emozionare, intrattenere ma anche divertire, far sorridere o quantomeno liberare la mente dai pensieri quotidiani al telespettatore che decide di sintonizzarsi su questo sport\spettacolo. Danhausen è una gimmick di cui, personalmente, sentivo la mancanza. Certo non fa ridere tutto ciò che fa, e neppure tutto ciò che dice. Come ritengo anche che può sembrare a tratti esagerato il tentativo di strappare un sorriso. Credo che sia molto limitato sul ring e, in cuor mio, spero di potermi sbagliare in futuro. Tuttavia, se gestito con la giusta misura, Danhausen rappresenterà un valore aggiunto al prodotto. Non sarà la prossima stella della Compagnia, come probabilmente non si avvicinerà mai al titolo mondiale (e forse neppure a quello intercontinentale), complice anche il contesto storico in cui si cala in cui i lottatori con cui condivide lo spogliatoio sono atleti di elevatissime capacità, molto più dei loro predecessori. Come in tutto, serve la misura; Se collocato in segmenti secondari, col giusto minutaggio e l’avversario idoneo, Danhausen può solo regalarci emozioni. Lui e i suoi mini-Danhausen.








