È difficile trovare wrestler che abbiano voglia di scoprire la propria disciplina. Devi avercelo nel sangue o ti deve piacere, altrimenti passeranno la loro carriera a rincorrere giochi di potere o a crogiolarsi nella mediocrità. Una deriva che, ad esempio, uno come John Cena ha deciso di rifuggire via via, mettendosi in gioco contro colleghi comprensibilmente più preparati, più atletici e più esperti sulla base di questo sport. Era il 2015 e il bostoniano si buttò a capofitto nello sfidare ogni settimana un giovane diverso: Rusev, Sami Zayn, Neville, Cesaro, Dean Ambrose, Kevin Owens. E tra i suoi avversari anche un certo.. Stardust.

Cody ha ripreso quella esperienza una volta uscito dalla WWE. Dentro una lista di nomi, di obiettivi, di sogni. Li ha realizzati quasi tutti, manca solo quello di riprendere in toto e portare a compimento gli insegnamenti del padre Dusty, di riprendere un certo modo di fare wrestling che sarà passato pure di moda, ma la commistione col moderno sembra portargli giovamento. È un ragazzo che ha stoffa, che si è messo in gioco, che ha voluto scoprire altri lati del wrestling attuale, che ha sfidato e sta sfidando tutti gli atleti coi quali può lasciare un segno. Ogni suo match non è una dimostrazione di narcisismo, ma sembra voler dire: “guarda com’è bravo questo ragazzo che ho di fronte”.

Poi vince lui, perché è così che va il wrestling. Ma l’altro non perde il suo status, anzi lo aumenta. Perché in questi anni tra Ring Of Honor e NJPW ha potuto innalzare così tanto il suo livello mediatico da garantire la stessa luce a chi gli sta di fronte. Ne sanno qualcosa Darby Allin, Sammy Guevara, The Butcher & The Blade. E questi ragazzi dimostrano una cosa: Cody non è scarso o mediocre. Fa parte di un altro modo di intendere il wrestling, forse sorpassato, ma sempre utile. Sono gli altri che devono sembrare più bravi, non lui. È il figlio di Dusty Rhodes, è stato in WWE. Non ha bisogno di mostrare qualcosa di particolare. C’è, ha una presenza, ha una grande intelligenza. È l’uomo giusto al posto giusto.

Più che criticarlo, dobbiamo dirgli grazie. Ha passione, conoscenza, forza di volontà. Ha rivalsa verso chi non ha creduto in lui, ha buon senso, sa che la strada per far diventare grande la All Elite Wrestling è molto lunga. Lo sa e non vede l’ora di continuare a macinare chilometri, match, successi e sconfitte. Lo sa e sta regalando, in qualche modo, una nuova epoca di questo sport.