Charlotte Flair è il primo nome che mi viene in mente quando si parla del Performance Center e su quanto possa essere efficace

Se, da una parte, il PC (comunisti! Complotto! Illuminati! Big Pharma!) serve ad aiutare lottatori che provengono da tutto il mondo e dalle più disparate ed eterogenee realtà del pro wrestling, ad adattare il proprio stile con quello richiesto dalla WWE, dall’altra è l’occasione per Casa Stamford di costruirsi in casa (appunto) i suoi talenti, allevandoli sin dai primi passi sul quadrato, creando così dei nuovi “made in WWE” che troppo a lungo sono stati bistrattati o ritenuti non all’altezza da chi proveniva dal mondo Indy, complice ovviamente la qualità dei talenti ingaggiati

Ecco, quando penso al Performance Center penso a Charlotte, a come è arrivata ad NXT e a dove si trova adesso. Inizialmente poteva sembrare una ragazza come tante, che dalla sua aveva una fisicità d’impatto, una forma fisica invidiabile, ma nessun vero talento; durante i suoi primi match le è stato detto di tutto, che era legnosa, che era impacciata, che non sapeva muoversi, che non aveva espressività, che era solo una bimba viziata che voleva farsi raccomandare da papino, io stessa ammetto di non aver apprezzato il match tra lei e Natalya per il vacante NXT Women’s Championship, che ho considerato il nulla condito da troppe submission. Poi i progressi sono arrivati, lentamente ma costantemente, Charlotte è migliorata ogni giorno di più, ha acquisito sicurezza, ha saputo sfruttare al meglio il suo fisico e l’idea di potenza che era in grado di trasmettere, ha anche saputo adattare il suo stile sul ring al tipo di personaggio che doveva interpretare, a seconda che fosse una semplice babyface, una heel convincente o la spaventata cocca di papà, fateci caso. Dal punto di vista prettamente tecnico, Charlotte non sarà ai livelli di Sasha Banks o Becky Lynch, qualcuno la riterrà inferiore anche a Paige, Emma e Natalya, ma possiamo dire di trovarci davanti a quella che ad oggi è una worker più che onesta, ben lontana dal “tronco di legno” che ha mosso i primi passi ad NXT

Assieme ai miglioramenti in ring è arrivata la progressiva evoluzione del suo character: ha iniziato come face, ha fatto un turn heel forse troppo precipitoso ai danni di Bayley, è lentamente tornata a interpretare il ruolo della buona proprio durante un feud contro di lei. Dal debutto a Raw abbiamo assistito alla “Divas Revolution”, in cui Charlotte ha fatto la parte della nuova arrivata che ruba le luci della ribalta alla wrestler più “anziana”, da lì in poi secondo me è stato un crescendo di scelte azzeccate: Charlotte che decide di farsi traviare dal padre, desiderando di diventare sempre più simile a lui per poi realizzare, a trasformazione avvenuta, che il padre non gli serve più, che anzi lo ha addirittura superato, che adesso è lui ad essere il padre di Charlotte e non lei ad essere la figlia di Ric Flair. La scelta secondo me è stata azzeccata per metà: è vero che i soliti interventi di Ric Flair avevano stancato e questo distaccamento dal padre è perfettamente in linea con il personaggio, ma è altrettanto vero che una Dana Brooke che aiuta sempre Charlotte a vincere rischierà di stufare tanto quanto avevano stufato i trucchetti di Flair padre.

Ultimo punto, l’abilità al microfono. Qui la situazione si fa più spinosa, dato che più volte Charlotte è parsa emozionarsi troppo quando doveva parlare davanti al pubblico, non tanto nelle interazioni con le PCB, quando nei momenti in cui la scena era in mano sua, come durante il ricordo di suo fratello (segmento di pessimo gusto a detta di alcuni, ma non è questo il punto), o come durante la celebrazione della sua vittoria a WrestleMania; le è stato detto che non sa reggere la pressione e l’emozione di trovarsi davanti a un pubblico che è pronto a giudicare ogni singola parola che dirà. Ammetto che nel promo avvenuto settimana scorsa in quel di Raw Charlotte mi è parsa migliorata anche su questo fronte, meno impacciata, voce meno tremula, meno acuti sonori tipici di chi è a tanto così dallo scoppiare a piangere e si sta sforzando di contenere le lacrime, però è ancora presto per promuoverla a pieni voti, ma giusto perché ogni tanto ha sparato delle gracchiate che Gennarrino ha lasciato di corsa il Vesuvio per unirsi al coro.

Aggiungo una postilla: Charlotte ha cuore, cuore per questa disciplina, non la conosco personalmente certo, ma quando la vedo non posso fare a meno di pensare che ami realmente il mondo del wrestling, che ci abbia messo tutta se stessa per migliorare e che in fondo sogna che un giorno possano essere ricordati due grandi “Flair” del wrestling. In definitiva, penso che abbia una qualità essenziale per qualsiasi lottatore e che troppo spesso è parsa mancare alle “Divas” che consideravano la WWE solo un’altra passerella di visibilità tra un lavoro e l’altro: la passione.

Con queste note molto sdolcinate vi lascio alle mie consuete domande: quale futuro vedete per Charlotte? Migliorerà ancora? Come si evolverà il suo personaggio? Lascerà il segno in WWE?

Stretta è la foglia, larga è la via, dite la vostra che ho detto la mia

Ysmsc.

Ysmsc
Celeste "Ysmsc", gli utenti stanno ancora cercando di capire come si scrive il suo nome, lei sta ancora cercando di capire cose le succede intorno. Scrive con orgoglio i report di Raw e le sue amate FLOP 10. Le cose che ama di più sono il wrestling, il cibo giapponese e Killer Mask (non necessariamente in quest'ordine). Si sentirà realizzata quando non si useranno più i tasti "copia-incolla" per scrivere il suo nickname