Il nostro mondo sabato è cambiato, ancora non so se in meglio o in peggio; l’unica certezza che posso avere oggi è che Double or Nothing è stato un evento che passerà alla storia. Come il primo show della TNA o quello della ROH, certo che la sigla AEW ci accompagnerà per diversi anni.

Con queste righe vorrei cercare di trovare un punto di equilibrio tra l’entusiasmo che questo evento ha generato e le critiche che un progetto come questo inevitabilmente porta.
Io credo in questa alternativa, mi piace che abbia riportato entusiasmo in un business addormentato da tanti anni, da almeno dieci anni. Con Impact, ROH e NJPW diventate le “major delle Indy” e tutto il sistema WWE che, incapace di esprimere nuovi talenti, addormenta e monopolizza quella fetta di mercato con il brand NXT. Insomma, una fotografia veloce, di cose che sapete tutti bene.
Ma, dicevo, un progetto così “rock”, porta tanto entusiasmo e altrettanti rischi se non saputo gestire con intelligenza e lungimiranza, la ECW di Heyman insegna.
La AEW parte in questo universo, inserita in una storia lunga, quella del pro-wrestling, che non innova dalla metà degli anni Novanta; molti ripongono esagerate speranze in questa compagnia, che sì ha il potenziale per scrivere un punto di svolta nel business, ma che intelligentemente ha i piedi ben piantati a terra, conscia del fatto che troppe sperimentazioni portano all’insuccesso.

Come tutti voi ho visto Double or Nothing, che ho accolto molto positivamente, rimanendo stupito come tutti per il grande show offerto; rimango consapevole che si è trattato di un “All In 2”, ovvero di un perfetto super-mega house show con la ciliegina Jon Moxley, ben lanciato dai mesi precedenti, con in pratica poca costruzione, con pezzi di storie proveniente da altre parti, ma gradevolmente fruibile come un punto zero. Jericho vs Omega era una replica di WrestleKingdom e lo stesso Cody vs Dustin aveva un background pronto da anni e spendibile in qualsiasi momento e in qualsiasi compagnia.
Non fraintendete queste parole, è stato il metodo più rapido ed efficace per aggiungere quella psicologia necessaria a certi incontri e lo condivido in pieno. L’evento ha avuto anche qualche dettaglio da rivedere, come i commentatori totalmente incapaci di raccontare un evento così importante e bello.  Il trio Marvez, Excalibur e JR, a mio avviso totalmente da rivedere, con il solo mascherato con pochi spunti apprezzabili. In vista degli show televisivi, almeno un paio di innesti sarebbero d’obbligo.

Ci sono stati un paio di errori di produzione televisiva, ma alla prima si può concedere. Double or Nothing ci dice chiaramente che la AEW è una compagnia che vuole andare nel lungo periodo ad infastidire la WWE, non oggi, non domani, ma forse tra qualche anno. Oggi è un prodotto competitor di NXT e che non scalfirà gli introiti di NJPW, ROH e Impact. Chi ha visto Double or Nothing non è il pubblico generalista di Wrestlemania.
I match si sono attestati oggettivamente su un livello alto, con Cody vs Dustin match memorabile a mio avviso. l’evento è sicuramente da ricordare, ma vorrei lasciare qualche punto in sospeso per il futuro; noi per primi, dobbiamo fare il passaggio mentale che i top della compagnia sono dentro a qualcosa che non ha più niente a che spartire con le Indy. Niente.

La piattaforma che li ospita, quando andrà a regime, non sarà più la romantica federazione che con pochi soldi ci farà sentire alternativi e più felici di distruggere su internet i mediocri show della WWE. Quando andrà a regime la AEW sarà una multinazionale che con tanti soldi ci farà sentire alternativi e più felici di distruggere su internet i mediocri show della WWE. La sottigliezza sta nell’essere capaci, con il marketing e un prodotto ben presentato, di essere il rovescio della medaglia su cui, dall’altro lato, c’è stampata la faccia di Vince McMahon.